Opinione La Polonia e l'Europa

La “Polexit” non è dietro l’angolo

Decretando la superiorità del diritto nazionale su quello dell’Ue, la Corte costituzionale polacca ha sollevato lo spettro dell’uscita della Polonia dall’Unione. Ma la maggior parte dei polacchi vuole rimanere in Europa, spiega da Varsavia Wojciech Przybylski.

Pubblicato il 14 Ottobre 2021 alle 16:16

La Polonia, uno dei paesi europei più filoeuropeisti, rischia di uscire dal club? Il ritorno dell’ex presidente del Consiglio europeo Donald Tusk sulla scena nazionale non fa altro che rafforzare le divisioni, che ora si focalizzeranno sul rischio di una “Polexit”.

In termini legali, l’uscita della Polonia dall’Ue non necessita un referendum, a differenza della Brexit. Una decisione del governo basterebbe per avviare un divorzio formale. 

Dopo diverse dichiarazioni alla fine dell’estate da parte dei dirigenti del PiS (Diritto e Giustizia, nazional-conservatore), al governo, che hanno messo sullo stesso piano la lotta della Polonia contro nazismo e comunismo e la sua contrapposizione all’Ue, ogni allusione a un’uscita dall’Unione è stata rapidamente smentita dai vertici del partito. La posta in gioco è diventata di nuovo alta quando lo scorso 7 ottobre la Corte costituzionale – formata in gran parte da giudici nominati dal PiS – ha stabilità che la legge nazionale prevale sul diritto europeo.

Il paese è ora invischiato in una guerra di parole sul suo futuro nell’Ue. Donald Tusk ha colto l’occasione per portare centinaia di migliaia di manifestanti nelle strade di oltre 100 paesi e città in tutta la Polonia. Nel frattempo il governo del PiS sta disperatamente cercando di aggrapparsi al potere flirtando con l’ala radicale destra della sua coalizione. La sua posizione è complicata da una serie di scandali e di problemi politici: casi di nepotismo e di corruzione nel settore pubblica, la perdita di un partner di coalizione di minoranza e i problemi legati ai profughi che si ammassano al confine con la Bielorussia. 

Svoltando bruscamente a destra, Jarosław Kaczyński, il leader del PiS, spera di riprendere il controllo sull’intero e dell’ala più conservatrice della politica polacca. Allo stesso tempo, probabilmente, spera che il primo ministro, Mateusz Morawiecki, riesca a metter mano ai conti pubblici per consentire al PiS di continuare a governare, anche se il rilascio dei 57 miliardi di euro del piano di rilancio dell’Ue rimane congelato da Bruxelles.

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In ogni caso questa è l'ultima mossa che Jarosław Kaczyński può tentare. Sa che perdere le elezioni sarebbe la rovina politica del suo partito e per questo sta facendo tutto il possibile per allontanare il momento del voto. Il suo arcinemico, Donald Tusk, potrebbe aver valutato bene il momento del proprio ritorno, dopo diversi anni di assenza dalla scena politica polacca e fa dei punti deboli di Kaczyński il fulcro della sua strategia. 

I polacchi vogliono un governo efficace che possa continuare a garantire sicurezza e prosperità. Ecco perché la prospettiva della "Polexit" non volerà in alto in nessun segmento della società, salvo un gruppo relativamente piccolo della destra libertaria. L’opinione pubblica si aspetta, inoltre, anche di vedere i tanto agognati fondi Ue sborsati con un qualche anticipo. Ma l’Europa esige che prima Varsavia modifichi la sua controversa riforma del settore giudiziario e risolva lo status di quei giudici nominati in circostanze poco chiare. Tutte cose che richiederano tempo, e Tusk lo sa. 

Per l’ex presidente del consiglio europeo la sentenza del 7 ottobre è l’ennesimo atto della guerra che Kaczyński sta combattendo contro l’Europa. Questa volta il leader del PiS si è servito di Julia Przyłębska, la presidente della Corte costituzionale – la prima istituzione indipendente ad essere caduta sotto la scure del governo quando il PiS è salito al potere, nel 2015. In precedenza, la corte si era espressa sul rapporto tra legge nazionale e diritto comunitario: nel 2005 aveva dichiarato la superiorità della costituzione polacca, sottolineando però che il paese avrebbe dovuto onorare tutti gli obblighi previsti dal trattato di Lisbona. 


I polacchi vogliono un governo efficace che possa continuare a garantire sicurezza e prosperità. Ecco perché la prospettiva della "Polexit" non volerà in alto in nessun segmento della società.


In questa occasione il voto della corte non è stato unanime. Il giudice Piotr Pszczółkowski, un candidato del PiS, ha messo in dubbio il diritto della corte di riesaminare il caso. Pszczółkowski ha sottolineato che il tribunale si era già pronunciato su questo argomento e che il vero scopo del caso era quello di evitare al governo di dover modificare la legge, come richiesto dalla Corte di giustizia dell’Unione europea (Cgue). All’inizio di quest’anno, la Cgue aveva espresso le sue riserve surlla cosiddetta “camera disciplinare” della Corte costituzionale polacca, che era stata istituita dal PiS in violazione degli standard polacchi ed europei. 

In effetti, la decisione della Corte costituzionale non ha alcun impatto sul diritto europeo, ma costituisce  l’ennesimo tentativo da parte del governo di subordinare i giudici dei tribunali, spingendoli a non usare le leggi dell’Unione europea come fonte normativa in singoli casi. 

A questo punto saranno i magistrati di tutto il paese a decidere, in base alla loro coscienza civile e al loro coraggio, se ignorare la decisione della corte costituzionale e schierarsi dalla parte della giustizia. Per la commissione europea, invece, la questione è piuttosto chiara: il voto della corte costituzionale polacca non ha fondamento e va ignorato.

Intanto in Polonia il dibattito pubblico è monopolizzato da due schieramenti: quello di Kaczyński e quello di Tusk. Per le altre forze d’opposizione non c’è molto spazio. In questo scenario il partito di Tusk, Piattaforma civica, potrebbe superare la soglia del 30 per cento nel gradimento degli elettori. Il Pis, invece, dovrebbe rimanere stabile, poco sotto il 40 per cento. Ma se i fondi europei non saranno sbloccati presto e se gli effetti dell’aumento dell’inflazione cominceranno a farsi sentire, questo sostegno potrebbe rapidamente diminuire.

Donald Tusk e i cittadini infuriati che sono scesi in piazza il 10 ottobre hanno finalmente un obiettivo chiaro. Facendo promesse che non poteva mantenere e diffondendo nel paese un senso di insicurezza, il Pis ha offerto una grande opportunità all’opposizione. I prossimi mesi diranno se la Polonia sta imboccando una strada diversa o se siamo semplicemente di fronte al tramonto di un governo.


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