Porta la nonna in Slovacchia

A causa degli alti costi dell’assistenza in Germania, sempre più famiglie tedesche affidano gli anziani a strutture dell’Europa orientale. Con l’invecchiamento della popolazione il fenomeno è destinato a crescere.

Pubblicato su 31 Ottobre 2012 alle 12:57

Si trova in Slovacchia, ma Frau Ludl non ne ha idea a causa della sua demenza senile, o per meglio dire, in questo caso, grazie a essa. È trascorso un mese da quando suo figlio e sua nuora hanno fatto salire l’anziana signora a bordo di un camper e l’anno portata fino a qui, a Zlatná na Ostrove, non lontano dalla frontiera con l’Ungheria. Ormai settecento chilometri separano Frau Ludl dalla sua casa in Baviera, e ci vuole una giornata intera per percorrerli. In Germania il ricovero sarebbe costato troppo, afferma in ogni caso il figlio, che in Germania dirige un negozio di giocattoli.

L’“ultimo viaggio” sempre più spesso porta gli anziani cittadini tedeschi verso una casa di cura situata all’estero. In paesi come Slovacchia, Repubblica Ceca o Ungheria, ma anche Spagna o Thailandia, il numero delle strutture specializzate nell’assistenza a clienti in arrivo dall’Europa dell’ovest è in forte aumento; in qualche caso sono gestite proprio da tedeschi. In comune hanno il fatto di proporre rette mensili più abbordabili delle strutture tedesche. In Germania, infatti, le rette di queste case di riposo sono sempre più care: il livello 3 (quello massimo, corrispondente a un’assistenza 24 ore su 24) costa ormai 2.900 euro al mese.

Di questi tempi, oltretutto, le pensioni sono congelate e il numero di persone che ne dipendono sta salendo. Da alcuni dati del Statistisches Bundesamt (l’istituto di statistica nazionale) non ancora pubblicati risulta che il numero dei cittadini tedeschi che hanno ottenuto una forma di copertura sociale delle spese per l’assistenza sanitaria nel 2010 è passato da 392mila a 411mila, un aumento del 5 per cento circa. Ma a incidere sulla situazione è anche un’altra cosa: lo stato può rivalersi facendo pagare le cure ai bambini, così che siano loro a sostenere una parte dei costi sostenuti. Di conseguenza sempre più bambini vanno a farsi curare nell’Europa dell’est.

A voler essere cattivi, si potrebbe dire che un numero in forte aumento di tedeschi spedisce i loro parenti all’estero per ragioni pecuniarie, e li dimentica lì. Tuttavia, quando si chiedono le motivazioni di tale scelta, molti rispondono con le stesse parole del figlio di Frau Ludl: “Mia madre non starà peggio lì di quanto starebbe in Germania”.

La struttura specializzata nella quale vive oggi l’anziana signora è stata inaugurata soltanto pochi mesi fa. L’edificio moderno crea uno stridente contrasto con il povero comune rurale nel quale è sorto: è circondato da prati verdi meticolosamente curati, e all’interno ha acquari pieni di pesci colorati e ascensori hi-tech. Nella camera di Frau Ludl regna la nostalgia. Sulla parete il figlio ha appeso alcune foto in bianco e nero incorniciate. In una si vede una giovane donna, in compagnia di qualche parente scomparso ormai da tempo. Al centro spicca la foto della cartoleria che la signora ha gestito per parecchi decenni. Guardando fuori dalla finestra, in preda alla malinconia, la signora dice: “Il mio negozio c’è ancora, da qualche parte, ma io non posso andarci più”.

Prima di partire per Zlatná na Ostrove, l’anziana signora era già stata ricoverata per sei anni, prima in una casa bavarese per anziani dove l’avevano imbottita di psicofarmaci. Ben presto non è più stata in grado di riconoscere suo figlio, e neppure di alzarsi e camminare, il tutto per una spesa di 3.100 euro al mese. In seguito è stata sua nuora a occuparsi di lei, ma quando ha iniziato a perdere la ragione, la nuora ha minacciato il marito di fare i bagagli e andarsene. A quel punto la coppia si è messa alla ricerca di una soluzione e su internet ha trovato un intermediario tedesco. Si chiama Arthur Frank e si occupa di persone non autosufficienti di origine tedesca e austriaca. Le strutture verso le quali le indirizza corrispondono “in Germania a un livello di qualità molto alto” assicura.

Uno su quindici

Frank non è l’unico a pensare che i tedeschi possano essere curati all’estero a cifre inferiori rispetto a quelle chieste in Germania. Alle Canarie, in Polonia e nella penisola iberica si possono trovare varie strutture specializzate nell’accogliere gli anziani tedeschi, e spesso tali strutture sono gestite da tedeschi. Tenuto conto dell’alto tasso di disoccupazione, la Spagna è il paese ideale per gli anziani tedeschi non autosufficienti, sostiene Günter Danner, lobbista dell’assistenza sociale tedesca a Bruxelles.

In realtà per la famiglia Ludl questa soluzione è più che vantaggiosa: anche se l’assicurazione sanitaria versa soltanto la metà di quello che dovrebbe pagare per una casa di riposo tedesca – la struttura di Zlatná na Ostrove costa, pasti inclusi, 1.100 euro al mese, tenendo conto che l’assegno per l’assistenza dell’anziana non autosufficiente ammonta a 700 euro, restano da coprire soltanto 400 euro di differenza. E per questo basta la pensione della signora Ludl. Ai servizi sociali tedeschi converrebbe firmare contratti con le strutture all’estero, in quanto in altri paesi i costi salariali del personale che si occupa di assistere gli anziani sono decisamente più bassi. Ma salari più bassi significa costi più bassi delle persone attive, il cui numero va sempre più assottigliandosi: si calcola che nel 2050 un tedesco ogni 15 si ritroverà a essere non autosufficiente.

Parecchi direttori di strutture medicalizzate per anziani temono questa concorrenza internazionale: a dar retta al figlio di Frau Ludl, che elogia il clima mediterraneo della Slovacchia e la cortesia del personale, si direbbe che questi timori siano fondati. Il signor Ludl dice di avere intenzione di andare a far visita alla madre insieme alla moglie ogni due o tre mesi in futuro, e non ha l’impressione di essersi sbarazzato di lei: “Le persone colpite dalla demenza senile non hanno il nostro stesso concetto di tempo. Ai suoi occhi non fa differenza se la vediamo ogni tre giorni o ogni tre mesi. “Anzi”, aggiunge, “quando andrò a trovarla l’accoglienza sarà ancora più calorosa”.

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