Rassegna Guardando a Est

Non ti piace la Russia? Puoi andartene

La rassegna stampa dall'Europa orientale e dei Paesi baltici, in collaborazione con Display Europe e Krytyka Polityczna. Paulina Siegien ci racconta la morte di un esule bielorusso in Polonia, il riavvicinamento della Georgia all'Ue, la repressione degli oppositori in Russia e i preparativi per la guerra in inverno.

Pubblicato il 22 Novembre 2023 alle 09:17

Kiryl Kieturka, rifugiato bielorusso ritrovato morto in una prigione polacca

Kiryl Kieturka aveva 16 anni nel 2020, quando partecipò alle manifestazioni post-elettorali in Bielorussia e aveva 18 anni nel 2022, quando le autorità bussarono alla sua porta. Dopo aver trascorso tre mesi in detenzione a Hrodna (al confine tra Bielorussia, Polonia e Lituania), il giovane è stato condannato a due anni e mezzo di arresti domiciliari sotto stretta sorveglianza, compresa quella dei suoi dispositivi elettronici.

Dopo un anno, quando doveva essere mandato in prigione, Kiryl è fuggito in Polonia. Nella primavera del 2023, ha raccontato al media bielorussi Most - specializzato in migrazioni - la sua partecipazione alle proteste, l’esperienza in carcere e la fuga. A ottobre, Kiryl è stato dato per disperso per poi venir ritrovato impiccato in una prigione della capitale.

La morte di Kiryl ha profondamente toccato la diaspora bielorussa che vive in Polonia, e sollevato diversi sospetti.  Si ritiene che Kiryl sia stato arrestato per aver preso parte a una frode telefonica finalizzata all'ottenimento di dati bancari ma non esistono informazioni sul suo presunto coinvolgimento. In seguito alle numerose reazioni dei bielorussi che vivono in Polonia, la magistratura ha deciso di aprire un'indagine

Questa storia ci fa riflettere sulla difficile situazione di rifugiati i migranti in Polonia. La mancanza di una politica migratoria in Polonia sta diventando un problema sempre più pressante, ma il nuovo governo non sembra intenzionato a farne una priorità. L'accordo di coalizione - che non nomina la questione - ne è la prova.

Georgia: governo filorusso, società eurofila

La società georgiana è oggi pervasa da un sentimento europeista. Il paese avrebbe potuto trovarsi nella stessa situazione in cui si trovano oggi l'Ucraina e la Moldova (la cui domanda di adesione all'Unione europea è stata validata, ndr), se il suo governo non fosse guidato da Sogno Georgiano, partito dalle marcate sfumature filo-russe, fondato dall'oligarca Bidzina Ivanichvili, vicino al Cremlino.

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha sottolineato che il Paese deve ancora completare una serie di riforme necessarie per l'integrazione europea. I georgiani si rallegrano, ma come sottolinea il media georgiano Sova, la decisione della Commissione europea è soprattutto geopolitica, e si basa su un calcolo di profitti e perdite.


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Se la Georgia non avesse ottenuto lo status di Paese candidato, sarebbe rimasta indietro rispetto all'Ucraina e alla Moldavia non di una, ma di due tappe nel processo di adesione. È quindi meglio incoraggiare il paese piuttosto che metterlo da parte. Altrimenti, la società georgiana ne uscirà crudelmente disillusa e la Georgia sarà spinta ancora di più nelle braccia di Putin.

Moldova: sfuggire alla Russia

La Moldova ha compiuto un'impresa titanica nel riformare il paese e nel ripulire il sistema politico dall'influenza russa, incarnata dall'oligarca Ilan Shor, e dall'ex presidente, Igor Dodon.

Quest'ultimo ha espresso scetticismo sulla decisione della Commissione europea, sostenendo che finora la Moldova non ha visto alcun beneficio dall'avvicinamento all'Ue. Fortunatamente, la determinazione della parte pro-europea della società moldava e delle autorità moldave – rappresentate sulla scena internazionale dalla Presidente Maia Sandu – fa sperare che il paese non si lascerà sfuggire questa opportunità. Sandu ha annunciato che la Moldavia diventerà membro dell'Ue entro il 2030.

La Russia reprime l’opposizione

Nella primavera del 2022, l'artista russa di San Pietroburgo, Sasha Skotchilenko, ha voluto tentare di raccontare ai russi la verità sulla guerra in Ucraina. O almeno, ci ha provato.

In un negozio della catena di supermercati Perekrestok Skotchilenko ha sostituito i prezzi dei prodotti con etichette che raccontavano la  situazione in Ucraina: "L'esercito russo ha bombardato una scuola d'arte a Marioupol. Circa 400 persone si erano rifugiate lì per sfuggire ai bombardamenti", per esempio.

Una pensionata ha notato i "nuovi prezzi" e ha contattato la polizia. Le autorità hanno preso provvedimenti in base alla legge contro la divulgazione di "false informazioni" sull'esercito russo; l'artista è stata trovata e arrestata. Skotchilenko è in carcere dall'11 aprile 2022. Il pubblico ministero ha chiesto otto anni di reclusione per l'artista e il 16 novembre scorso il tribunale ha annunciato una sentenza di sette anni.

Nelle sue ultime dichiarazioni - probabilmente l'unico discorso non censurato nella Russia di oggi - Skotchilenko ha affermato che, nonostante le pressioni subite nell'ultimo anno, non riconosce la sua colpevolezza.

Il media indipendente russo Bumaga ha parlato con la donna di 76 anni che ha denunciato Skotchilenko, che dice di essere orgogliosa della sua reazione al reato. "Non ti piace la Russia? Puoi andartene”, consiglia ai critici del regime e della guerra. 

Le prossime elezioni di Putin si terranno all'inizio della primavera e la sua campagna elettorale - che non è ancora ufficialmente iniziata - probabilmente prenderà le distanze dalla questioni legate alla guerra.

Un nuovo inverno di guerra per l’Ucraina, insieme all’Ungheria 

Questo inverno la Russia prenderà di mira le centrali elettriche e termiche ucraine, per privare la popolazione del riscaldamento e dell'elettricità. Allo stesso tempo, stanno emergendo tensioni politiche tra l'ufficio del presidente Zelensky e il comando militare: si devono tenere le elezioni in tempo di guerra? 

Altro motivo di preoccupazione: la possibilità che l'Ungheria blocchi l'adesione dell'Ucraina all'Unione europea, spiega Serhii Sydorenko su European Pravda. 

Prima del vertice del Consiglio europeo - che dovrebbe tenersi a metà dicembre e dare il via libera all'avvio dei negoziati di adesione - il premier ungherese Viktor Orbán vorrebbe organizzare nuove "consultazioni nazionali" sull'ingresso dell'Ucraina nell'Ue.

Orbán vorrebbe presentare i risultati di queste consultazioni al vertice. Secondo alcune indiscrezioni, la domanda posta alla popolazione potrebbe essere formulata in modo da suggerire che l'adesione dell'Ucraina all'Ue porterebbe a un'estensione della guerra… fino alle case degli ungheresi.

La vera domanda da porsi riguarda le reali intenzioni di Orbán. Vuole forse ricattare gli altri membri dell'Ue e negoziare qualcosa? Fa parte della sua campagna elettorale in vista delle prossime elezioni del Parlamento europeo? O forse Orbán non ha altra scelta che perseguire - per riconoscenza - gli interessi del Cremlino?

In collaborazione con Display Europe, cofinanziato dall'Unione europea. I punti di vista e le opinioni espressi sono esclusivamente quelli dell'autore o degli autori e non riflettono necessariamente quelli dell'Ue o della Direzione Generale per le Reti di Comunicazione, i Contenuti e la Tecnologia. Né l'Unione europea né l'autorità che ha concesso il finanziamento possono essere ritenute responsabili.
ECF, Display Europe, European Union

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