Dati alla mano Riscaldamento globale

Per quanto tempo ancora potremo andare al mare?

I dati sul riscaldamento globale indicano che in futuro i turisti potrebbero non trovare più spiagge in diversi luoghi di vacanze balneari nell’Europa atlantica e mediterranea a causa dell’erosione della sabbia dovuta all’innalzamento del mare e all’intervento umano.

Pubblicato il 20 Luglio 2020 alle 17:36

Quest’estate, l’accesso alle spiagge europee è più complicato degli anni scorsi a causa delle misure di prevenzione e di distanziamento sociale per limitare la diffusione dell’epidemia Covid-19. Entro fine secolo andare al mare potrebbe essere ancora più difficoltoso a causa delle conseguenze del cambiamento climatico.

Popolari luoghi di vacanza estivi lungo le coste del Mar Mediterraneo e dell’Oceano Atlantico rischiano di perdere la loro attrattiva man mano che l’innalzamento del livello del mare, provocato dall’aumento delle temperature, si sommerà al degrado dovuto all’uomo, accelerando l’erosione dei litorali sabbiosi.

In pericolo ci sono, tra l’altro, spiagge famose come quelle di San Teodoro in Sardegna e di Lignano Sabbiadoro nella Laguna di Venezia, quelle delle isole greche di Lefkada e Lesbo rispettivamente nell’Arcipelago Ionico e nel Mare Egeo nord-orientale, quelle di Saint-Tropez in Costa Azzurra e Biarritz nei Paesi Baschi francesi, quelle di Marbella nella costa meridionale spagnola e Santa Cruz nell’Isola di Tenerife (Canarie) e quelle delle isole di San Jorge e San Miguel nell’Arcipelago portoghese delle Azzorre.

Abbiamo analizzato i dati dello studio condotto dal Joint Research Centreer della Commissione europea, spiegato in un precedente articolo. In particolare, abbiamo calcolato il livello medio di erosione delle spiagge appartenenti a ciascuna municipalità nei cinque stati membri dell’Unione europea con la costa più estesa e col più intenso turismo balneare in Europa, appunto Francia, Spagna, Grecia, Italia e Portogallo.

Dalle nostre elaborazioni emerge che nella Top 100 delle municipalità con le spiagge più a rischio, 60 sono situate in Francia (oltre due terzi nelle regioni di Poitou-Charentes, della Bassa Normandia e dell’Aquitania), 17 in Spagna (quasi tutte in Galizia, nelle isole Baleari e nelle Canarie), 9 in Grecia (due terzi nella parte occidentale e in Macedonia), 5 in Italia (quasi la metà in Sardegna) e 4 in Portogallo (la metà nell’arcipelago delle Azzorre).

Francia

Lungo le coste francesi l’erosione potrebbe distruggere completamente le spiagge di 387 municipalità su 687 (56%), comprese quelle dei domini d’oltremare. Nel restante 28% delle municipalità l’assottigliamento della fascia di sabbia andrà da pochi centimetri fino a un livello critico, mentre solo il 16% conoscerà un’espansione dell’arenile sabbioso soprattutto grazie a operazioni di riempimento da parte dell’uomo, soprattutto nelle aree più turistiche. Nella famosa zona di Saint-Malo in Bretagna, le spiagge arretreranno mediamente di 85 metri, ma in alcuni punti potrebbero sparire del tutto. È Interessante osservare la distribuzione su scala regionale: le municipalità della Francia metropolitana dove le spiagge andranno quasi sicuramente perse sono 33 su 49 in Aquitania (67%), 42 su 57 nel Poitou-Charentes (90%), 86 su 108 in Bassa Normandia (80%),  7 su 19 in Alta Normandia (32%), 90 su 183 in Bretagna (55%), 26 su 34 nel Nord-Pas de Calais (76%), 36 su 49 nel Pays de la Loire (73%), 7 su 10 in Picardie (70%), 8 su 5, 9 in Corsica (14%), 15 su 33 in Languedoc-Roussillon (45%) e 8 su 51 in Provence-Alpes-Côte d’Azur (16%).

Spagna

Lungo le coste spagnole, l’erosione potrebbe distruggere completamente le spiagge di 101 municipalità su 412 (20%), inclusi gli enclavi Ceuta e Melilla in Africa del Nord . Nel restante 46% delle municipalità l’assottigliamento della fascia di sabbia andrà da pochi centimetri fino a un livello critico, mentre almeno il 30% conoscerà un’espansione dell’arenile sabbioso. Nella famosa zona di Alicante sulla Costa Bianca, le spiagge arretreranno mediamente di 38 metri, ma in alcuni punti potrebbero sparire del tutto.

A livello regionale, sul Mediterraneo le municipalità dove le spiagge andranno quasi sicuramente perse sono 18 su 62 (29%) in Andalusia, 9 su 71 (13%) in Catalogna, 8 su 62 (13%) nella Comunità valenciana  5 su 9 (50%) nella regione di Mursia, 12 su 31 (39%) nelle isole Baleari, mentre le municipalità minacciate sull’Atlantico sono 27 su 61 (44%) in Galizia, 6 su 18 (33%) in Cantabria e 12 su 64 (19%) nelle Isole Canarie. Nel Principato delle Asturie, invece, 5 delle 11 municipalità beneficeranno di un’espansione, mentre le restanti  6 subiranno un’erosione critica delle loro spiagge, senza tuttavia perderle completamente. 

Portogallo

Lungo le coste portoghesi, l’erosione potrebbe distruggere completamente le spiagge di 69 municipalità su 188 (37%). Nel restante 43% delle municipalità l’assottigliamento della fascia di sabbia andrà da pochi centimetri fino a un livello critico, mentre il 21% conoscerà un’espansione dell’arenile sabbioso. Nella famosa zona di Faro nell’estremo sud del paese, le spiagge arretreranno mediamente di 37 metri, ma in alcuni punti potrebbero sparire del tutto. A livello regionale, le municipalità sul litorale atlantico dove le spiagge andranno quasi sicuramente perse sono 3 su 8 (38%) nell’Alentejo, 11 su 38 (29%) nell’Algarve, 7 su 25 (28%) nell’area metropolitana di di Lisbona, 20 su 40 (50%) nel Centro, 18 su 35 (51%) nel Nord e 10 su 32 (31%) nelle Azzorre. Al contrario, tutte le municipalità della Regione autonoma di Madeira vedranno le loro spiagge espandersi.

Grecia

Lungo le coste greche, l’erosione potrebbe distruggere completamente le spiagge di 188 municipalità su 1005 (19%). Nel restante 74% delle municipalità l’assottigliamento della fascia di sabbia andrà da pochi centimetri fino a un livello critico, mentre solo il 7% conoscerà un’espansione dell’arenile sabbioso. Nelle famose isole di Mykonis, Ios, Paros e Naxos nell’arcipelago delle Cicladi, le spiagge arretreranno mediamente di 70 metri, ma in alcuni punti potrebbero sparire del tutto. A livello regionale, le municipalità dove le spiagge andranno quasi sicuramente perse sono 19 su 69 (28%) nell’Attica, 5 su 21 (24%) nell’Epiro, 24 su 96 (25%) nell’Egeo settentrionale, 8 su 147 (5%) nell’Egeo meridionale, 14 su 83 (17%) nella Grecia centrale, 27 su 75 (36%) nella Grecia occidentale, 20 su 90 (22%) nelle Isole Ioniche , 22 su 73 (30%) in Macedonia centrale, 18 su 48 (38%) in Macedonia orientale e Tracia, 12 su 119 (10%) nel Peloponneso, 5 su 32 (16%) in Tessaglia, 20 su 90 (22%) nelle Isole ioniche e 14 su 152 (9%) nell’Isola di Creta. 

Italia

Lungo le coste italiane, l’erosione potrebbe distruggere completamente le spiagge di 109 municipalità su 584 (11%). Nel restante 74% delle municipalità l’assottigliamento della fascia di sabbia andrà da pochi centimetri fino a un livello critico, mentre solo il 7% conoscerà un’espansione dell’arenile sabbioso. Nella famosa zona di Rimini, le spiagge arretreranno mediamente di 40 metri, ma in alcuni punti potrebbero sparire del tutto. A livello regionale, le municipalità sul litorale adriatico dove le spiagge andranno quasi sicuramente perse sono 3 su 7 (43%) in Friuli-Venezia Giulia, 5 su 12 (42%) in Veneto, 7 su 13 (54%) in Emilia Romagna,  4 su 25 (16%) nelle Marche, 5 su 16 (31%) in Abruzzo, 2 su 4 (50%) in Molise, 6 su 67 (9%) in Puglia, le municipalità minacciate sul litorale ionico sono 3 su 8 (38%) in Basilicata insieme a una parte delle 12 su 114 (11%) della Calabria, mentre quelle sul litorale tirrenico sono, oltre a quelle calabre, 4 su 42 (10%) in Campania, 6 su 23 (26%) nel Lazio, 5 su 33 (15%) in Toscana e 3 su 47 (6%) in Liguria. In Sicilia e Sardegna, le municipalità con spiagge destinate a svanire nel nulla sono rispettivamente 20 su 111 (18%) e 24 su 62 (19%). 


Metodologia

Lo studio del Joint Research Centre quantifica l’erosione netta delle spiagge combinando tre fattori: oltre all’innalzamento del livello del mare dovuto al cambiamento climatico, si tiene conto anche dell’intensificazione delle tempeste e degli sbarramenti eretti dall’uomo lungo i litorali (come edifici, strade, dighe) che hanno drasticamente ridotto il naturale apporto di materiali di reintegro delle spiagge sabbiose. Lo studio prende in considerazione anche l’apporto di detriti lungo i fiumi dovuto ad attività umane o cause naturali che, insieme all’innalzamento del terreno, possono in alcuni casi compensano l’avanzata delle acque, comportando un’espansione delle spiagge anziché una loro ritirata. I ricercatori hanno tracciato previsioni diverse a seconda degli scenari climatici (alto e basso livello di emissioni di gas a effetto serra) e dei periodi temporali (2050 e 2100). Maggiore è la quantità di gas serra emessi dalle economie globali, maggiore sarà il loro contributo al riscaldamento globale e quindi l’innalzamento dei mari (attraverso l’espansione termica e lo scioglimento dei ghiacci).

I dati generati dai ricercatori quantificano la retrocessione teorica del litorale sabbioso che si verificherebbe qualora nell’entroterra non ci fossero barriere fisiche capaci di arrestare il mare. Pertanto, alcune misure risultano eccessive. Per permettere una lettura più realistica dei dati, nella tabella e nelle mappe abbiamo preferito raggruppare le spiagge in tre diverse categorie, corrispondenti ad altrettanti indici di rischio: erosione tra zero e livello critico (fino a 100 metri di erosione), spiaggia molto probabilmente persa (oltre i 100 metri di erosione), espansione costiera (sopra i 0 metri). Sia la tabella che le mappe si riferiscono allo scenario climatico più pessimistico, con il maggior innalzamento del livello del mare, nel periodo fino al 2100.

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