Attualità Appello ai dirigenti europei

Salvate il paziente Europa (prima che sia troppo tardi)!

In questa lettera aperta ai presidenti del Parlamento, della Commissione e del Consiglio europei e "a tutti i politici di buona volontà" che ha già raccolto l’adesione di oltre 240 personalità europee, un gruppo di intellettuali, di ricercatori e di militanti polacchi chiede che vengano prese misure forti per aiutare l’Europa a riprendersi dalla crisi del Covid-19.

Pubblicato su 17 Aprile 2020 alle 12:29

La portata della crisi causata dal COVID-19 fa sì che le soluzioni adottate in questa occasione siano decisive per il futuro della democrazia liberale, dell’economia e dell’integrazione europea.
Perciò vi invitiamo ad assumervi la responsabilità politica e di prendere l’iniziativa. E’ ciò che è mancato nel 2008, durante l’ultima crisi economica. Tutt’ora ne subiamo le conseguenze.

Vi esortiamo a dedicare risorse finanziarie che garantiranno:

  1. ai dipendenti di provvedere al proprio sostentamento economico durante la quarantena e la crisi,

  2. alle aziende di sopravvivere alla crisi economica,

  3. aiuti finanziari ai servizi pubblici, in particolare al settore sanitario,

  4. una ricerca efficace sui farmaci per trattare i pazienti affetti da COVID-19 e sul vaccino contro il virus SARS-CoV-2.

Oggigiorno dobbiamo salvare non soltanto i migliaia di pazienti europei positivi al coronavirus. A morire sono anche i valori europei; quali il valore della vita umana, la democrazia, la solidarietà, la comunità, la dignità del lavoro e del lavoratore. Questi valori devono concretizzarsi nella loro dimensione pratica, nelle decisioni che ora stiamo affrontando.

L’Europa deve dimostrare che:

  • La vita di ogni persona, inclusi gli anziani, è un valore assoluto e non un peso per il budget degli stati o per l’economia. Considerare la morte di una buona parte della società in termini di un costo esterno, il consapevole sacrificio delle vite umane per una veloce ripresa del Pil è un atto barbarico, ed economicamente inefficace.

  • Uno dei successi della civiltà europea è stata l’introduzione dei sistemi pensionistici per tutti – un atto pubblico di solidarietà agli anziani da parte dell’intera società. Non lasciamo sole le persone che per tutta la loro vita hanno lavorato per il benessere di tutti noi. Essi si meritano la nostra gratitudine e hanno il diritto all’assistenza e affinché le loro vite siano tutelate.

  • Il mercato libero non esiste senza la libertà dei propri partecipanti. Questa libertà però diventa illusoria quando ci troviamo in una situazione di estremo squilibrio. Ciò succede quando i lavoratori diventano ostaggi, costretti a mettere a rischio la propria salute e la propria vita per poter provvedere al proprio mantenimento. In una situazione del genere, il sistema di libero movimento di beni e servizi si trasforma in uno uno spietato regime economico.

Perciò vi esortiamo ad approvare quanto segue:

1. Sostegno incondizionato per tutti
Un reddito di base incondizionato dovrebbe essere corrisposto per un periodo minimo di tre mesi a tutti, sia a quelli che adesso lavorano, sia a quelli disoccupati, direttamente sui loro conti correnti. Ricordiamo che la burocrazia è nemica dei deboli. Se l’ottenimento di un aiuto finanziario sarà condizionato da lunghe e complicate procedure, gli ultimi a beneficiarne saranno le categorie esposte all’indebitamento e alla povertà. Non abbiamo tempo per le verifiche dei redditi, anche se questa sarebbe stata una procedura standard in una politica di mercato del lavoro, ma nei tempi di pace e non di guerra.

Un’adeguata verifica degli introiti aggiuntivi sui conti correnti delle persone benestanti, assoggettata all’imposta, dovrebbe avvenire alla fine dell’anno fiscale.

L’economia non è in condizioni di poter aspettare l’impulso della richiesta e il sostegno da parte dei consumatori. Intanto, dobbiamo acquistare il tempo necessario per mantenere il dovuto distanziamento sociale. Non possiamo attendere affinché’ il denaro passato ai protagonisti di mercato sotto forma di bail out cominci a “gocciolare” verso il basso, verso i consumatori e i cittadini. Questa teoria non è stata plausibile nei tempi di pace, lo sarà ancor di meno nei tempi di emergenza o di guerra. Non possiamo forzare irresponsabilmente i dipendenti, privati della loro stabilità economica, a lasciare la quarantena obbligatoria. Ecco perché abbiamo bisogno da parte dell’Unione Europea di un trasferimento di risorse immediato, diretto e universale, ai suoi cittadini, finanziato direttamente dal budget della Comunità, e dell’emissione di denaro da parte della Banca Centrale Europea.

2. Finanziamenti per le aziende per poter mantenere posti di lavoro e socializzazione dei profitti
È necessario garantire che le società europee, in particolare le piccole e medie imprese (PMI), mantengano il loro potenziale di produzione e un ambiente economico, fornendo loro fluidità economica e posticipando il pagamento dei doveri fiscali e contributari. Le politiche monetarie e fiscali devono andare di pari passo, la durata e l’intensità della crisi passata erano dovute alla paura dei governi di ammettere che l’espansione quantitativa si traducesse direttamente in crescita economica. Perciò chiediamo un sostegno ai finanziamenti delle azioni anti-crisi da parte dei governi statali attraverso la Banca Europea per gli Investimenti e la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo. Il vantaggio dell’Europa, al contrasto con i sistemi autoritari deve provenire dalla forza delle sue istituzioni e dalla loro capacità di reagire alle situazioni di crisi.

Allo stesso tempo, bisogna rivedere e cambiare la struttura delle proprietà chiavi delle aziende beneficiarie del sostegno. Le risorse finanziarie dedicate a salvare i posti di lavoro devono essere adoperate dai dipendenti e non dai consigli d’amministrazione delle aziende o dai mercati finanziari. La conseguenza di questa crisi non può essere un’ulteriore crescita di disuguaglianze né un’ondata di privatizzazione dei servizi pubblici. L’Europa dovrebbe impegnarsi a salvaguardare i posti di lavoro e non i profitti dei consigli d’amministrazione e dei mercati finanziari.
Pertanto il sostegno alle aziende dovrebbe tradursi nell’assunzione di responsabilità per i cittadini europei e la loro tutela.

Chiediamo affinché’ l’aiuto pubblico alle multinazionali venga garantito sotto forma di ricapitalizzazione e che la Banca Centrale Europea entri in possesso delle quote di partecipazione delle aziende sostenute.
Queste soluzioni che, conosciamo tra l’altro già dall’esperienza della crisi del 2008, potranno garantire sia il controllo degli stipendi e dei dividendi che una partecipazione solidale delle società europee nei profitti futuri delle multinazionali.

3. Cofinanziamento dei servizi pubblici mediante un’opportuna forma di obbligazioni europee applicabili in tutta l’Unione
La crisi che stiamo affrontando riguarda la sanità pubblica e dimostra che tanto è sicura e sana una società quanto lo sono i suoi membri più deboli. Ecco perché le comunità e le economie non possono permettersi di non garantire l’accesso ai servizi sanitari universali di altissimo livello. Questa è stata una reazione erronea alla crisi economica del 2008 e ha portato al degrado dei servizi pubblici nel nome di una presunta razionalizzazione economica, il ché oggi sta causando ulteriori spese e rende più difficile la guerra contro la pandemia.

Oggi l’Unione Europea, disponendo, attraverso un tipo di obbligazioni europee, dei fondi supplementari, dedicati agli Stati nazionali per un radicale potenziamento dei finanziamenti dei servizi sanitari, particolarmente nei Paesi più colpiti dalla pandemia, dimostrerebbe che la salute e la vita dei cittadini europei è la priorità assoluta e darebbe un segno agli Stati nazionali che la solidarietà europea non sia un fantasma, ma esiste davvero. Questo permetterebbe anche di mobilitare in maniera controllata le risorse produttive dell’Europa con un unico scopo comunitario, il quale è la sanità pubblica.

4. Ricerca europea sui farmaci e sul vaccino
Riteniamo necessario il finanziamento dai fondi pubblici europei della ricerca sui farmaci per il COVID-19 e sul vaccino contro il virus SARS-CoV-2. Gli eventuali medicinali o vaccini scoperti grazie a questi fondi dovrebbero essere liberi da brevetti, secondo il principio di solidarietà umana.

L’Europa unita è nata in risposta alla devastazione materiale e spirituale causata dalla II Guerra Mondiale, la quale risale a sua volta alla crisi e alla disoccupazione degli anni 30’. Una crisi è sempre un momento di scelta che può portare allo smembramento dell’Unione Europea e alla fluttuazione tra caos e autoritarismo. Può però diventare un’ occasione per rinnovare il consenso sociale che unisce l’Europa e i suoi cittadini, un’ occasione per cambiare il modello di gestione e di farlo diventare più sostenibile e più solidale.

La convinzione che gli Stati europei in condizioni più gravi ce la faranno da soli è illusoria. Volendo combattere la pandemia ma anche allontanare il fantasma di una crisi enorme che si sta avvicinando, volendo proteggere l’Europa dal cadere in un caos che durerebbe per molti decenni, dobbiamo agire secondo il principio: United we stand, divided we fall.

La nostra lettera è indirizzata ai capi delle Istituzioni dell’Unione Europea: il Presidente del Consiglio Europeo, la Presidente della Commissione Europea, il Presidente del Parlamento Europeo e a tutti i suoi deputati provenienti da tutte le frazioni politiche del Parlamento Europeo. Anche noi rappresentiamo vari ambienti e varie idee. Siamo convinti che oggi i liberali che riconoscono il valore di ogni singola persona, i conservatori che credono nella solidarietà delle generazioni e quelli di sinistra che chiamano al rispetto della dignità del lavoro devono agire insieme.

La vera divisione di oggi non è tra i liberali, la sinistra, e i conservatori. La linea di demarcazione è visibile tra quelli che sono legati alle idee di profitti a breve termine e sono pronti a sacrificare i loro cittadini nel nome di una presunta protezione del PIL e quelli che non accettano una logica di questo genere.

Gli Autori:

Mateusz Piotrowski, attivista sociale, ecologista
Maciej Grodzicki, economista
Marta Olesik, filosofa
Aleksander Temkin, filosofo, attivista sociale
Zofia Sajdek, redattrice, attivista sociale
Filip Konopczyński, legale
Jan Zygmuntowski, economista
Adam Ostolski, sociologo

I primi firmatari:

Olga Tokarczuk, Polish writer, Nobel Prize Winner in Literature for 2019; Luigino Bruni, economist, Scientific Director of Economy of Francesco Papal Program; Aleksander Kwaśniewski, former President of Poland; Jan Zielonka, political scientist, Professor of Oxford University; Agnieszka Holland, director and screenwriter; Ladislau Dowbor, chief economic advisor to former President of Brasil, Luiz Inácio Lula da Silva; Carlo Ginzburg, Italian historian; Ulrike Guerot, German political thinker and founder and director of the European Democracy Lab; Alessandra Smerilli, State Councilor of Vatican City; Fernando Savater, Spanish philosopher, essayist; Mieke Bal, Dutch artist, cultural theorist; Rocco Buttiglione, Italian Union of Christian and Centre Democrats politician and an academic; Dorota Gardias, president of Forum Związków Zawodowych, one of three major Polish trade unions; Aleksander Smolar, Polish political adviser, president of the Stefan Batory Foundation; Stefano Zamagni, president of Pontifical Academy of Social Sciences; Vera Zamagni, professor of economic history, University of Bologna; Agnieszka Dziemianowicz-Bąk, Polish politician and MP; Krzysztof Pomian, Polish philosopher, historian and essayist; John Milbank, English Anglican theologian; Alenka Zupančič, Slovenian psychoanalytic theorist and philosopher; Reinhard Bütikofer, one of the Co-Chairs of EGP, and MEP for the German Green party Bündnis 90 / Die Grünen. Chair of the European Parliament Delegation for Relations with China; Małgorzata Omilanowska, former Minister of Culture and National Heritage in Polish government; Michał Boni, Polish politician, former Minister of Digitalisation; Michał Kołodziejczak, Polish agrarian activist, president of Agrounia movement; Robert Biedroń, Polish politician, group of the Progressive Alliance of Socialists and Democrats in the European Parliament; Claus Offe, German political sociologist, Political Sociology at the Hertie School of Governance in Berlin; Stefano Quintarelli, member of the: Leadership Council of the Sustainable Development Solutions Network for the United Nations and High-Level Expert Group on Artificial Intelligence of the European Commission; Mladen Dolar, Slovene philosopher, psychoanalyst, cultural theorist and film critic Tomaso Montanari, art historian and opinion maker, professor of University of Siena; Claus Leggewie, German professor of Political Science and director of the Kulturwissenschaftliches Institut (KWI) in Essen; Kira Peter-Hansen, Danish politician, Socialist People’s Party Member of the European Parliament; Gianfranco Poggi, Emeritus Professor of Sociology, University of Virginia and European University Institute; ; Michael Schudrich, historian, chief rabbi of Poland; Lluís Torrens Mèlich, Director of Social Innovacion of Barcelona City Council, member of Basic Income Network / Red Renta Básica; Andrzej Leder, Polish philosopher, professor in Polish Academy od Sciences; Sergi Raventós, sociologist and social worker, member of Basic Income Network / Red Renta Básica; Andrzej Nowak, Polish historian; Jayati Ghosh, economist, Jawaharlal Nehru Univeristy; Adrian Zandberg, Polish politician an MP, member of the Board of the Razem party; Jan Śpiewak, Polish social activist and politician; Tomasz Terlikowski, Polish journalist; Bogdan Zdrojewski, Polish politician, the Mayor of Wrocław, former Minister of Culture and National Heritage; Paweł Szypulski, Program Director of Greenpeace Poland; Gérard Rabinovitch, French philosopher and sociologist. Researcher at the Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS), member of the Center for Research on Sense, Ethic, Society (CERSES); Dominik Zgódka, Program Director of Greenpeace Poland; Jutta Paulus, German pharmacist and politician, MEP for Alliance 90/The Greens; Monika Vana, Austrian politician of The Greens-The Green Alternative, part of the European Green Party, MEP; Benoît Biteau, French politician, Member of the European Parliament, Group of the Greens, European Free Alliance; Katarzyna Batko-Tołuć, Vice President and Program Director of the Civic Network Watchdog Poland; Marta Petrusewicz, Professor of Economic History, City University of New York, teaches modern history on Università della Calabria […]

Consulta l’elenco completo dei firmatari e la petizione qui.

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