Tutta colpa di Catherine Ashton

Dopo José Manuel Barroso e Herman Van Rompuy, il nuovo politico europeo da odiare è Catherine Asthon. Sulla graticola dopo pochi mesi alla guida della diplomazia europea, riuscirà a reggere il peso delle accuse? La stampa vede un'Europa alla deriva.  

Pubblicato il 26 Febbraio 2010 alle 13:44
Presseurop

Sono passati solo tre mesi dall'insediamento di Catherine Ashton come Alta rappresentante dell'Unione europea e già si vocifera che la sua carriera volga al termine. Il "crescente malcontento" riguardo il suo operato si è rapidamente trasformato in "aperta e completa ostilità", scrive il Times. Secondo il quotidiano londinese "il fuoco incrociato" su Ashton – iniziato dalla Francia che pretendeva una figura più forte e credibile – sta diventando pratica comune in tutto il continente.

Sembra che i vertici della Ue siano rimasti molto delusi dall'assenza di Catherine Ashton all'incontro tra i ministri della difesa europei e il segretario generale della Nato tenutosi a Maiorca il 25 Febbraio (la Ashton era alla cerimonia di insediamento del presidente ucraino Janukovich). Il ministro francese della difesa Hervé Morin ha dato il via alle critiche: "non è straordinario che stamattina, al momento di mostrare l'alleanza tra l'Europa e la Nato nel primo incontro dall'entrata in vigore del trattato di Lisbona, sia presente il segretario generale della Nato ma non un'alta carica europea?" Il suo omologo olandese non ha tardato ad accodarsi, facendo notare attraverso Twitter che "Madame Ashton si è notata per la sua assenza", mentre la spagnola Carme Chacón si è detta "rammaricata per l'assenza di Catherine Ashton".

Conflitti tra cariche

Secondo il Times è il risultato dell'attrito tra Ashton e le altre due principali cariche politiche dell'Europa unita, i presidenti di Consiglio d'Europa e Commissione europea Van Rompuy e Barroso. Ognuno dei tre avrebbe infatti "potuto rappresentare l'Europa in Ucraina". Il trattato di Lisbona, pensato per semplificare la gerarchia nella Ue, ha in realtà creato una struttura confusa con "tre vertici in competizione tra loro nell'esercizio del potere."

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Tre mesi dopo l'inizio del mandato di Ashton, i complimenti sono sempre più rari. L'europarlamentare Zbigniew Ziobro ha dichiarato a Rzeczposplita: "La creazione di una terza divisione politica all'interno dell'Alta rappresentanza dell'Unione europea testimonia il desiderio delle grandi potenze economiche di mantenere una posizione dominante nella politica del continente. Berlino, Parigi, Roma e Londra non intendono modificare la loro agenda interna." Piotr Kaczyński, membro del Centro studi di politica europea, ha rilasciato al quotidiano Życie Warszawy dichiarazioni mordaci sul comportamento tenuto ad oggi da Ashton: "È una figura passiva. I membri dell'Unione hanno dovuto fare pressione perché si occupasse di più delle questioni di Haiti (terremoto) e Bielorussia (persecuzione della minoranza polacca)". El País ricorda il recente "gioco di prestigio" di Barroso nel piazzare il suo ex capo di gabinetto João Vale de Almeida come ambasciatore europeo a Washington. La manovra è stata interpretata a Bruxelles come "una prova di forza di Barroso a scapito di Ashton, nonostante questa neghi risolutamente".

Chi vuole la politica estera europea?

Riguardo l'equivoca posizione di Ashotn sulla questione Haiti, l'unica voce fuori dal coro è quella di De Volksrant, convinto che siano state le Nazioni Unite a dissuadere Ashton dall'idea di recarsi sull'isola. Sulla nomina di Almeida, invece, il giornale sostiene che "in mancanza di nuove disposizioni sulle nomine e dato che la posizione era vacante da novembre, è stato necessario agire rapidamente." De Volksrant cita una fonte diplomatica ottimista riguardo la possibilità che Ashton riesca a creare una reale "diplomazia europea", la sfida per eccellenza del suo mandato. "Le critiche nei suoi confronti svaniranno quando riuscirà a comprenderne le reali motivazioni".

Dall'altro lato dell'Atlantico, Time critica il meccanismo generato dal trattato di Lisbona, che sembra essere "una caricatura di tutto quello che non va nella Ue: burocratico e complicato, costruito seguendo le peggiori opzioni possibili e destinato ad scatenare faide intestine anziché incoraggiare azioni propositive"

"Chiedete a Catherine Ashton di definire gli ideali dell'Europa," prosegue Time, "e noterete che le sue aspirazioni sono modeste: 'democrazia, diritti umani, sicurezza e stabilità degli stati membri per un dialogo proficuo e solide relazioni economiche'. L'Europa dovrebbe invece pensare in grande, per il bene proprio e degli altri paesi. Il resto del mondo aspetta con ansia che l'Ue si faccia sentire la sua voce. Purtroppo, perché l'Europa realizzi i sogni suoi e degli altri è necessario che cambi il suo modo di affrontare i problemi. Agire come un vero blocco unico porterebbe ad una maggiore influenza internazionale. Una fonte diplomatica asiatica racconta con esasperazione che in ogni summit mondiale i leader europei perdono tempo a discutere tra loro all'infinito. 'Si comportano come fossero un club privato', sostiene. E non è certo un complimento. "In definitiva", conclude il Times, "i leader europei non possono più evitare di affrontare l'annosa questione: una politica estera comune (con le conseguenze che comporterà per i singoli stati) è veramente quello che vogliono i membri dell'Unione?"

Polemiche

Anche Van Rompuy nel mirino

Se Catherine Ashton è criticata dai suoi pari, Herman Van Rompuy è stato insultato da un eurodeputato: Nigel Farage, euroscettico britannico, gli ha dato dello “straccio bagnato”. Il Times prende le difese di Van Rompuy: “Eh no, signor Farage, lei non parla a nome della maggioranza del popolo britannico, che non si sognerebbe mai di essere così pateticamente sgarbato”. Tuttavia, scrive Michael White sul Guardian, Nigel Farage non ha tutti i torti: sottolineando che “mai nessuno aveva sentito parlare di Van Rompuy”, l’eurodeputato ricorda che “la scelta di Van Ramplanplan è stato un grave errore strategico, come dimostra la decisione di Barack Obama di non prendere parte al prossimo summit Ue-Usa”. Al tempo stesso, aggiunge White, questa debolezza “rammenta ancora una volta che la visione di un super-stato federalista che tanto preoccupa Farage è ben lontana dalla realtà”.

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