Un boomerang made in UE

Pubblicato il 9 Marzo 2012

Non possiamo certo rimproverare all'Unione europea di risparmiarsi quando si tratta di comunicare le proprie iniziative. Questa settimana la Commissione ha lanciato The more, the stronger, uno spot destinato a promuovere i benefici dell'allargamento dell'Ue previsto per giugno.

Nel filmato una giovane donna bianca che ricorda Uma Thurman in Kill Bill affronta tre aggressori - un cinese, un indiano e un brasiliano - e si moltiplica per accerchiarli e placarli. Poi la donna e i suoi 11 cloni si trasformano nelle stelle della bandiera europea. Il video si conclude con lo slogan "The more we are, the stronger we are" ("Più siamo numerosi e più siamo forti").

Il problema è che su internet non è possibile scegliere il pubblico a cui rivolgersi, e nel giro di poche ore lo spot è stato bersagliato da pesanti critiche da parte degli internauti e della stampa. Accusato di essere razzista e sessista, è stato ritirato dalla Direzione generale allargamento, che ha riconosciuto di aver commesso un errore e si è scusata.

Si dice che un errore ammesso sia già perdonato a metà. In ogni caso la vicenda offre diversi spunti di riflessione, sia sulla forma che sul concetto di fondo.

La forma dimostra chiaramente i problemi dell'Ue nel rivolgersi agli europei. Il compito è arduo, perché si tratta di farsi capire da mezzo miliardo di persone che non parlano la stesa lingua (in senso stretto e figurato) e che spesso sono poco entusiaste delle istituzioni europee — secondo l'ultimo eurobarometro il 31 per cento degli europei ha un'immagine positiva dell'Ue, mentre il 26 per cento che la valuta negativamente.

Per quanto riguarda i concetti, come sottolinea Annika Ström Melin dalle pagine di Dagens Nyheter, il video conferma la tendenza dei leader europei ad attribuire le cause della crisi economica a nemici esterni. "Compattare una comunità scaricando ad altri la respondabilità dei problemi è una tecnica classica e pericolosa […] L'Europa è esposta alla concorrenza mondiale, Cina in testa, e l'Unione avrebbe tutto l'interesse a restare unita, approfittando del mercato unico e parlando con una sola voce".

Ma è precisamente questo che l'Ue continua a non fare. L'ostilità dei governi nei confronti dell'adesione di nuovi stati all'Ue e le divisioni nell'affrontare la crisi fanno pensare che il messaggio di unità e apertura dovrebbe essere indirizzato a loro.

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