Sul cavallo di Troia: “A Bruxelles”
Una luce in fondo al tunnel? In Bulgaria, la neonata coalizione “Bulgaria progressista” (Bp), guidata dall'ex presidente Rumen Radev, ha vinto le elezioni legislative del 19 aprile. Con il 44,72 per dei voti (131 seggi su 240), ha superato di gran lunga la formazione conservatrice Gerb-Sds dell'ex primo ministro Bojko Borisov (13,38 per cento dei voti, 39 seggi) e la coalizione liberale Pp-Db (12,80 per cento dei voti, 39 seggi). Una vittoria storica: ottenendo la maggioranza assoluta, Radev potrebbe formare il primo governo stabile del paese da cinque anni.
Dal 2021, la Bulgaria è infatti sprofondata in una crisi istituzionale provocata sull’onda della corruzione e del rifiuto delle élite. Da allora si sono susseguite ben otto elezioni legislative dove ogni partito uscito vincitore che prometteva di rimediare agli errori dei predecessori e di rimettere il paese sui binari. Nel giro di poche settimane Radev è riuscito a conquistare un elettorato demotivato dalla situazione promettendo anche lui di porre fine allo stallo politico e alla corruzione.
Radev svolgerà un ruolo chiave anche a livello internazionale: identificato come filorusso, difende i vantaggi di un ritorno al “pragmatismo”, in particolare economico, per l’Unione europea. Dopo la storica sconfitta di Viktor Orbán alle ultime elezioni in Ungheria, si levano già alcune critiche: Radev riprenderà il ruolo dell’ex primo ministro ungherese bloccando le misure dell’Ue, in particolare riguardanti la guerra in Ucraina? L’incertezza permane: nonostante le sue dichiarazioni passate, Radev ha promesso di non utilizzare il diritto di veto della Bulgaria per bloccare le decisioni europee, desideroso di portare avanti l’integrazione del suo paese all’interno dei Ventisette.
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