Addio all’acciaio indiano

Pubblicato il 14 Ottobre 2011

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Dopo aver annunciato il 12 ottobre la chiusura di due altiforni a Liegi, la compagnia indiana ArcelorMittal, leader mondiale dell'acciaio, è diventata "il detonatore del malcontento sociale", titola Le Soir. La chiusura colpirà seicento dei tremila impiegati della ArcelorMittal nella città di Liegi, uno dei principali centri della siderurgia europea. I sindacati belgi si sono mobilitati per denunciare "i metodi criminali" della compagnia, i cui profitti per il 2011 dovrebbero ammontare a 3 miliardi di euro.

Insieme all'affare Dexia, la chiusura degli impianti di Liegi rappresenta "un duro ritorno alla realtà", sottolinea l'editoriale di Le Soir: "il Belgio, tagliato fuori dal mondo, continuava a vivere come se l'unico problema fosse la scissione della circoscrizione elettorale Bhv e il modo di far convivere fiamminghi e francofoni. (…) Con Dexia siamo stati vittime di un capitalismo finanziario traviato, che dopo aver vissuto di bolle e menzogne ha improvvisamente smarrito la strada. Con Ancelor, invece, siamo stati colpiti dalle oscillazioni dei poli di crescita mondiali: un gruppo indiano, fautore del capitalismo 'all'occidentale', ha deciso di cancellare il Belgio dalla mappa dei suoi impianti. Un paese in pieno boom ne abbandona uno in decadenza".

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