Barroso ci riprova

Subito dopo il suo insediamento, la nuova Commissione europea ha rilanciato il dibattito sull'introduzione degli organismi geneticamente modificati. Un argomento sul quale gli stati, le lobby e Bruxelles si scontrano da tempo. 

Pubblicato il 15 Febbraio 2010 alle 15:26
Thinkstock Images

Dopo l’ufficializzazione della sua nomina a presidente dalla Commissione europea [il 9 febbraio], José Manuel Barroso si è pronunciato in favore delle coltivazioni transgeniche nell'Unione. Ma la sua intenzione di ottenere l'autorizzazione degli "alimenti mutanti" suscita numerose discussioni sulla stampa e reazioni negative fra i governi.

Introdotti sul mercato nel 1996 come un "prodotto miracoloso" più resistente alle sostanze nocive, i transgenici hanno raccolto consensi tra i consumatori americani, ma non tra quelli europei. Nonostante le reticenze di questi ultimi non siano affatto diminuite, Barroso vuole ottenere l'autorizzazione su vasta scala delle coltivazioni di mais e di patate transgeniche. Sotto la pressione degli Stati Uniti e della Germania, sarebbe deciso a chiedere l'autorizzazione di almeno due varietà, il mais Mon810 prodotto dalla statunitense Monsanto e accettato solo dalla Spagna, e la patata Amflora, "sponsorizzata" dalla società tedesca Basf e coltivata sperimentalmente solo in Germania. Ovviamente sono in ballo grandi interessi finanziari: la Basf ha stimato che l'Amflora le frutterebbe tra 30 e 40 milioni di euro all'anno.

Da questo punto di vista la Reuters crede che la sostituzione di Stavros Dimas, ex commissario incaricato dell'ambiente e avversario dichiarato delle coltivazioni transgeniche, con il meno influente Janez Potočnik faciliterà il compito di Barroso. Il nuovo commissario dovrà tuttavia tenere conto delle reticenze dei governi nazionali. L'anno scorso Barroso ha già subito una cocente sconfitta politica, quando 22 stati membri su 27 hanno votato contro la sua richiesta di autorizzare gli ogm. Una riunione di un comitato scientifico europeo, convocato il 10 febbraio per discutere dell'opportunità di approvare il mais transgenico, si è risolta in un fallimento. Anche 13 stati sono favorevoli all'introduzione dei transgenici, 11 rimangono contrar. In ultima analisi la decisione di introdurre o meno gli ogm potrebbe essere lasciata alla discrezione dei vari stati membri.

La porta di servizio dell'Ue

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Nel 2007, al suo ingresso nell’Unione europea, la Romania è stata costretta a rinunciare alle coltivazioni di soia transgenica. I paesi europei non producono (a eccezione della Spagna e della Germania) e non comprano ogm. Questo spiega il conflitto diplomatico latente con gli Stati Uniti, il più grande produttore e consumatore di ogm (il 72 per cento della produzione mondiale). Nel 2004 la Commissione ha imposto una moratoria su alcuni prodotti transgenici, con l'obbligo di etichettarli in modo corretto.

Gli organismi geneticamente modificati contengono materiale genetico non risalente a un incrocio naturale. Il primo prodotto "mutante" è stato il pomodoro, lanciato sul mercato nel 1994 sotto forma di concentrato. La soia e il mais sono stati introdotti nel 1996, poi sono venuti la patata, la colza, il grano e il riso. Le imprese statunitensi hanno approfittato dell'assenza di legislazione in questo settore e nel 1997 hanno introdotto in Romania una serie di ibridi geneticamente modificati del mais, della soia, della barbabietola e della patata. Per ragioni economiche i romeni hanno accettato questi prodotti senza preoccuparsi dei rischi. Ma mentre i profitti erano distribuiti nell'ambito di un gruppo ristretto di persone, la popolazione ha consumato questi prodotti senza esserne stata informata, e la Romania è stata accusata di fare il gioco degli Stati Uniti e di introdurre gli ogm in Europa dalla porta di servizio.

Il 10 febbraio i bulgari hanno discusso in parlamento sulla possibilità di introdurre legalmente delle coltivazioni transgeniche. Il primo ministro Boiko Borissov ha garantito che "non ci sarebbero stati ogm in Bulgaria", ma ha sottolineato che il suo paese applicherà il diritto comunitario, qualunque esso sia. (adr)

Alimentazione

Ogm di seconda mano

La legislazione europea impone di indicare la presenza di ggm negli alimenti. Ma la soglia al di là della quale questa indicazione è obbligatoria (lo 0,9 per cento) è tale che la maggior parte degli alimenti non ne fa menzione, spiega l'Espresso. Del resto, aggiunge il settimanale italiano, i cereali transgenici (soprattutto soia e mais) fanno parte da molto tempo dell'alimentazione degli animali d'allevamento e si ritrovano così anche in alcuni prodotti Dop, "dal Parmigiano al Grana, fino al prosciutto di San Daniele". Una scelta necessaria, secondo i sindacati degli allevatori, perché permette di soddisfare la richiesta degli allevamenti "con un risparmio fra il 20 e il 30 per cento". Questi stessi sindacati denunciano il "paradosso" in base al quale l'importazione di mais e di soia transgenica e il suo uso nella filiera sono autorizzati, ma non la loro coltivazione. Così, "nel potenziale paniere transgenico c'è un po' di tutto: l'amido di mais, presente nelle farine e nella pasta, le bevande di soia, i budini, le creme salate, i fiocchi di cereali, gli integratori dietetici. Perfino pane, latte, impasti per dolci e snack salati. Fino ai prodotti bio come il tofu, che spadroneggia nelle bioteche".

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