Voxeurop community Movimento democratico in Bielorussia

Il percorso verso la libertà e la democrazia in Bielorussia

In occasione della Giornata mondiale delle Ong lo scorso 27 febbraio, Veronica Mora e Roger Casale raccontano il ruolo delle organizzazioni della società civile in Bielorussia: uno spazio fondamentale per aprire le porte alla democrazia.

Pubblicato il 1 Marzo 2021 alle 16:49

Il 7 febbraio, Svetlana Tikhanovskaya e il movimento democratico bielorusso che guida dall'esilio hanno invitato la comunità internazionale a celebrare una giornata di solidarietà con la Bielorussia.

Solo un mese prima, il mondo aveva assistito a una folla impazzita che si è fatta strada nel palazzo del Campidoglio a Washington per contrastare la volontà democratica del popolo americano.

La democrazia è fragile, non solo in Europa orientale. Ovunque, nel mondo, dobbiamo  chiederci: come possiamo rendere le nostre democrazie più forti?

Un modo chiave per raggiungere questo obiettivo è costruire una società civile forte e indipendente. Come Civilizáció, la coalizione ungherese delle organizzazioni della società civile (Cso, Civil society organisations) ha detto nella sua dichiarazione di fondazione: "Le Cso fanno un lavoro diverso e insostituibile per il bene pubblico e la democrazia... ci difendiamo da soli e l'uno dall'altro".

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Ma come si fa a costruire la resilienza quando si vive in uno stato come la Bielorussia dove la democrazia non c'è, e lo spazio per la società civile di fatto non esiste? 

Olga Kostukevich di New Europeans Minsk ci ha detto: "Ci sono tanti bielorussi qui e all'estero, che sanno come costruire una società democratica. Ma finché dei criminali sono al potere, le forze che si oppongono al regime non potranno prevalere".

Tre sfide

Le sfide per il movimento democratico in Bielorussia sono tre: continuare a lavorare per diffondere la campagna, mantenere la Bielorussia in cima all'agenda internazionale e trasformare le proteste in un movimento politico che possa far cadere il regime di Aleksandr Lukašenko.

Per affrontare tutte e tre queste sfide, i bielorussi hanno bisogno di aiuto dall’estero.

Sulla prima questione – costruire e diffondere la campagna – i bielorussi possono trarre ispirazione dall'esperienza di Civilizáció in Ungheria e da altri movimenti simili in Europa centrale e orientale.

La coalizione Civilizáció non è un'entità formale. È un'alleanza le cui attività sono gestite attraverso gruppi di lavoro che si concentrano su  questioni diverse. Ma nel suo lavoro in pubblico, la coalizione è d'accordo su un appello generale all'azione e parla con una voce unita.

Costruire una rete decentralizzata senza un capo, senza un volto pubblico, è un ottimo modo per costruire una campagna in un ambiente così ostile.

Nel frattempo, la creazione e la difesa di uno spazio in cui campagne di ampio respiro potevano riunirsi per costruire alleanze, ha dato potere alla coalizione nel suo complesso.

Dietro la maschera di un’autoritaria ex repubblica sovietica, un moderno stato nazionale sta aspettando di emergere.

La dichiarazione di fondazione è stata firmata da circa 330 organizzazioni della società civile in Ungheria. Al loro appello alla solidarietà internazionale hanno aderito anche 500 organizzazioni di tutta Europa.

Le reti danno visibilità alle campagne, fanno crescere la solidarietà e aiutano a costruire lo spazio per la società civile. In Bielorussia, potrebbero persino creare questo spazio, laddove non esiste. 

Vediamo gruppi di attivisti che cominciano a coalizzarsi a livello locale e in un modo che potrebbe portare al lancio di un movimento come Civilizáció. È uno sviluppo positivo, e purtroppo sottovalutato: bisogna fare di tutto per incoraggiare questa tendenza.

In secondo luogo, mantenere l'attenzione sui crimini del regime di Lukašenko richiede la mobilitazione di reti al di fuori della Bielorussia che possano premere per l'azione della comunità internazionale.

Abbiamo visto il movimento democratico bielorusso ricevere riconoscimenti, come il premio Sakharov ad esempio, e che porta la questione sotto i riflettori. Ma tutte le storie hanno una scadenza. C'è il rischio che la questione bielorussa si confonda con il rumore di fondo della crisi della democrazia più generale. 

Gli europei stanno assistendo all'erosione dello spazio della società civile in diversi paesi ma non c'è nulla che sia paragonabile alle violazioni dei diritti umani, all'annullamento della democrazia e alla brutalità del regime in Bielorussia. 

Le sanzioni non sono sempre così efficaci come vorremmo che fossero. I leader autocratici preferiscono rimanere al potere con le sanzioni piuttosto che perdere del tutto il potere. Ma il dibattito sulle sanzioni mantiene la Bielorussia sotto i riflettori. Questo è importante, perché dà energia ai movimenti di contestazione e aiuta a costruire solidarietà all'estero.

La terza sfida, la costruzione di un movimento politico, richiederà la costruzione di competenze e forze all'interno della Bielorussia, insieme a un bisogno di aiuto che arrivi dall’estero. 

Quello che già sappiamo è che le donne stanno guidando il movimento per un'apertura democratica in Bielorussia. Questo è vero a livello internazionale, e potrebbe anche essere il modo in cui il movimento si svilupperà a livello locale e nazionale nella stessa Bielorussia.

Altamente patriarcale

Questo sviluppo non era previsto in Bielorussia, che è stata tradizionalmente vista come una società altamente patriarcale. Lukashenko non solo non è in armonia con il suo popolo, ma è fuori dal tempo. Il cambiamento del ruolo delle donne ne è un indicatore chiave.

Una giovane generazione sta  cambiando la società bielorussa. Una nuova generazione è più capace di accedere ai media internazionali attraverso internet, più consapevole dei suoi diritti, più consapevole di sé stessa come attore politico e più determinata a modellare il proprio futuro.

Infine, il settore privato, che impiega più del 44 per cento dei bielorussi, giocherà un ruolo nella transizione della Bielorussia verso un regime democratico. Il modo in cui gli imprenditori i si comportano avrà un impatto critico nel determinare ciò che accadrà in seguito. 

"Se ci fosse un’occasione per mettere insieme uno sciopero nazionale…”, sospira Olga Kostukevich ancora da New Europeans Minsk.

Dietro la maschera di un'autoritaria ex repubblica sovietica, un moderno stato nazionale sta aspettando di emergere. Speriamo che quando arriverà la primavera, e la neve si scioglierà, il percorso verso la libertà e la democrazia sarà più chiaro.


Appello per la fine delle persecuzioni in Bielorussia e in Crimea

Nella Giornata Mondiale delle Ong e nella Giornata della resistenza della Crimea all'occupazione russa, chiediamo la fine della persecuzione dei giornalisti e degli attivisti delle Ong in Bielorussia e in Crimea.

Chiediamo solidarietà ai giornalisti e agli attivisti per i diritti umani in Bielorussia e in Crimea che sono perseguitati dalle autorità bielorusse e russe.

Condanniamo l'uso della forza e la repressione contro chi lavora nei media e nella società civile in Bielorussia e in particolare contro l'Associazione bielorussa dei giornalisti.

Esprimiamo il nostro sostegno a Kateryna Andreeva e Daria Chultsova di BelsatTV, che sono state condannate a due anni di prigione, semplicemente per aver svolto il loro lavoro. .

Esigiamo l'immediato rilascio dalla prigione di tutti i giornalisti e attivisti della società civile in Bielorussia chedetenuti illegalmente.

Chiediamo solidarietà ai giornalisti cittadini tartari di Crimea e agli attivisti del movimento Crimea Solidale.

La persecuzione penale di giornalisti e attivisti indipendenti da parte delle forze di sicurezza russe, delle autorità e dei tribunali russi e dell'"amministrazione" filorussa è una violazione diretta della libertà di parola, della libertà di pensiero e della libertà di riunione pacifica.

Chiediamo l'immediato rilascio dei giornalisti tartari di Crimea imprigionati: Server Mustafayev, Timur Ibragimov, Marlen Asanov, Seyran Saliyev, Remzi Bekirov, Ruslan Suleimanov, Osman Arifmemetov, Rustem Sheikhaliyev, e il rilascio di Amet Suleimanov dagli arresti domiciliari.

Chiediamo alle istituzioni internazionali e alle organizzazioni per i diritti umani di aumentare la pressione sulle autorità della Bielorussia e della Federazione Russa per ripristinare i diritti umani in Bielorussia e in Crimea (Ucraina).

Per firmare l’appello, vai qui

I primi firmatari

OLGA KOSTUKEVIC, New Europeans Minsk

TETYANA PECHONCHYK, Ong che si occupa di diritti umani Centre Zmina

LINA KUSHCH, Segretaria dell'Unione nazionale dei giornalisti ucraini

OLIVIER VÉDRINE, New Europeans Kiev

ANNA ZAFESOVA, La Stampa

EKATERINA ZIUZIUK, Associazione Bielorussi in Italia Supolka


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