Analisi Movimento democratico in Bielorussia

Rinascita di una nazione europea

Le proteste contro il regime di Aleksandr Lukašenko hanno visto una nazione addormentata svegliarsi e dimostrare in massa la sua opposizione all'”ultimo dittatore d’Europa”. Come dovrebbero reagire i paesi europei? L’analisi di Wojciech Przybylski.

Pubblicato il 2 Settembre 2020 alle 15:42

Gli eventi che hanno scosso la Bielorussia nelle ultime settimane sono stati una sorpresa agrodolce per molti osservatori. Una nazione addormentata si è svegliata e sta dimostrando in massa la sua opposizione all'”ultimo dittatore d’Europa” con manifestazioni pacifiche. Il regime, invece, ha mostrato il suo volto peggiore, al punto che non è esagerato paragonarlo con le torture documentate – e ampiamente condannate – che avvengono nelle carceri siriane.

Come dovrebbe rispondere il resto d’Europa? Dovrebbe tener conto dei particolari della situazione bielorussa e, allo stesso tempo, il suo eventuale piano dovrebbe essere preparato e attuato rapidamente. Il momento cruciale del cambiamento potrebbe presentarsi solo tra una settimana o due; gli effetti a seconda di come verrebbe attuato potrebbero avere conseguenze per la Bielorussia e per l’intera regione per molti anni.

Vecchie, pessime abitudini

I passi compiuti dall’autoritario presidente Aleksandr Lukašenko e dalla sua amministrazione sono i soliti. Le accuse di aver fatto uccidere gli oppositori politici all’inizio del suo regno, i referendum falsificati che prolungano il suo regime e i metodi assassini per esercitare il controllo sociale, comprese le crudeli condanne a morte, non erano un segreto. Tuttavia, l’Occidente ha chiuso un occhio senza avere un chiaro interlocutore in seno alla società bielorussa – essa stessa era in letargo.

L’ideologia ufficiale – nella piena continuità con le menzogne dell’URSS e dell’integrazione politica formale con la Russia – sembrava aver definito la traiettoria politica di Minsk sul lungo periodo. Anche i recenti flirt verso l’Occidente, che hanno portato a incontri ad alto livello e a progetti di diversificazione energetica con l’aiuto di Stati Uniti e Polonia, sono stati a malapena una foglia di fico nella tendenza a sottomettere ulteriormente il paese alla volontà del Cremlino.

In questo contesto, tutti sono d’accordo per dire che l’Unione Europea può fare poco e continuare ad aspettare tempi migliori – e l’implosione dei sistemi politici o economici, sulla quale non c’è alcuna certezza. Anche se un tempo poteva sembrare una strategia ragionevole, i recenti sviluppi dimostrano quanto questo approccio sia stato sbagliato.

Oltre l’oppressione

Le dimensioni e il livello di auto-organizzazione della protesta devono ormai cambiare radicalmente la percezione che si ha dei bielorussi come società e come nazione, e vale quindi la pena cambiare approcio politico nei confronti del loro paese. Negli ultimi giorni, il classico paradosso di questa regione d’Europa è diventato evidente.

La coscienza sociale e nazionale di una moltitudine di persone si è risvegliata; nonostante il rischio per la loro incolumità personale, hanno cominciato con organizzare la sorveglianza delle elezioni in tutto il paese, documentando le irregolarità, hanno poi affrontato i manganelli del regime e infine hanno scioperi di massa nelle principali istituzioni statali; questa è la prova inconfutabile che abbiamo a che fare con una società civile che difende i diritti umani e civili sulla base dei valori europei – quelli dell’Occidente.

Nel frattempo il potere bizantino che domina questa società, le cui caratteristiche sono state descritte da Milan Kundera nel suo famoso saggio per la New York Review of Books, proviene da un ordine diverso – un ordine che l’Europa rifiuta.

Lukašenko non è e non sarà mai un garante della sovranità bielorussa. Da fuorilegge è a capo di una giunta illegittima che sfrutta questo paese. La sua avidità e le prebende distribuite ai suoi più stretti alleati sulle spalle di un’enconomia in perdita di velocità sono contrari all’interesse nazionale della Bielorussia e, molto probabilmente, alla volontà espressa dal popolo col voto.

Cambio di strategia

In una situazione di aperta opposizione, la cui portata nessuno – compreso il governo di Minsk – si aspettava, il re si è rivelato nudo, e il mantenimento di Lukašenko al potere è determinato solo da quanto è pronto a intimidire e a essere intimidito.

La posizione di Europa e Stati Uniti è stata finora che Lukašenko è un interlocutore e che l’attuale assetto politico in Bielorussia può anche fungere da utile pnte per il dialogo con la Russia nell’ambito degli “accordi di Minsk” sull’Ucraina.

Se l’opposizione non riuscirà a portare cambiamenti in tempi brevi, la situazione non farà che peggiorare. Ricordiamo il recente esempio del Venezuela, dove il regime di Nicolás Maduro ha perso la sua legittimità a governare, e anche dopo migliaia di proteste e notevoli pressioni internazionali, la situazione non è cambiata.

Certo, la Bielorussia non è il Venezuela, ma questo paragone va oltre un semplice parallelo. Negli anni 2000 e 2010 Hugo Chávez era regolarmente in contatto con Lukašenko, che lo consigliava su come truccare il suo referendum costituzionale, e in cambio Chávez sosteneva Minsk nei negoziati con Mosca. I tiranni e i nazionalisti sono beneficiari sovversivi della globalizzazione.

La posizione ambigua di Mosca in materia di relazioni internazionali indica che non ha ancora un piano per la Bielorussia, ma non illudiamoci: appena pronto, il piano sarà stabilito e attuato rapidamente.

Nei suoi tentativi di integrazione finora la Russia non ha mostrato alcuna attenzione per lo sviluppo economico della Bielorussia. Al massimo, alcuni oligarchi potrebbero ambire di appropriarsi dei resti dei beni statali del loro vicino.

Per parte sua, Lukašenko sapeva come gonfiare la sua posizione e la sua importanza di fronte a Putin quando, per esempio, ha recentemente invitato i rappresentanti della NATO a delle esercitazioni militari.

La situazione attuale, che vede i bielorussi affermarsi come società autonoma si è rivelato un vero rompicapo in Russia. Proprio come sotto Putin in Russia, una classe media globalizzata è finalmente emersa.

Tendenze sociali ed economiche

Come abbiamo scritto nel rapporto di Visegrad Insight sulle tendenze nei paesi del Partenariato orientale, le dinamiche sociali e la volontà di rafforzare il potere della società  si fa sentire in tutta la regione. In Bielorussia in particolare è guidata dal progresso tecnologico e dalla cultura urbana.

Progetti digitali di punta come Viber o World of Tanks sono in prima linea nella crescente esportazione di servizi digitali e sono cresciuti in modo dinamico (nel 2017 hanno superato il 4% dell’insieme del commercio estero). Il tenore di vita di un piccolo gruppo di giovani intorno a Minsk ha cominciato a essere una fonte di ispirazione per i loro coetanei di tutto il paese. Basti pensare che la cultura digitale in Bielorussia e la penetrazione di internet nel paese, anche ai tempi della rivoluzione democratica Euromaidan a Kiev, era maggiore che in Ucraina.

Concentrandosi sullo sviluppo di questo ramo dell’economia nelle condizioni di relativa autonomia (richieste dal settore digitale), Lukašenko si è in qualche modo dato la zappa sui piedi.

Eroi improbabili

La pandemia Covic-19 è diventata in modo inaspettato un catalizzatore per la società civile. Come sempre la consapevolezza dell’opinione pubblica occidentale è rafforzata dal senso di sicurezza personale e collettiva dei servizi pubblici. Quando il virus ha raggiunto la Bielorussia l’amministrazione ha commesso errori vergognosi ignorando la minaccia e lasciando che i cittadini se la sbrogliassero da soli. Di conseguenza, utilizzando i canali di informazione disponibili (internet), la società civile ha rapidamente posto le basi dell’autoorganizzazione e della solidarietà sociale che hanno infuso spirito alla rivoluzione nazionale che si sta svolgendo oggi sotto i nostri occhi.

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La società civile – un tempo considerata debole e sparuta – è diventata la depositaria della volontà nazionale, ed è difficile immagine come una simile presa di coscienza possa improvvisamente sparire.

I sindacati hanno ritrovato il loro vigore dopo 30 anni di letargo e sono ora elementi chiave di resistenza contro le menzogne e i metodi terroristici degli apparati di sicurezza. Questo, naturalmente, mentre si palesa la minaccia un disastro economico e mentre il mondo intero subisce una pandemia. Forse è per questo che i bielorussi dicono che quando è troppo è troppo. A questo punto va detto che i bielorussi stanno combattendo grazie alla sovranità dell’informazione che hanno ottenuto – e il cui primo e ultimo baluardo è l’applicazione di messaggistica Telegram. Non a caso la popolarità del marito dell’oppositrice Svetlana Tikhanovskaya si è costruita attraverso i social, poiché era uno dei vlogger più popolari su YouTube e sui social, al di fuori dei canali di distribuzione ufficiali dell’informazione.

Il sostegno richiesto

ITutto ciò evidenzia il potere di chi potere non ne ha, che consiste generalmente nella disobbedienza civile contro una menzogna autoritaria, e che Václav Havel ha definito “momento rivoluzionario”. Come hanno spiegato i nostri esperti bielorussi durante un recente incontro sul loro paese, le ultime settimane hanno creato una finestra di opportunità perché la Bielorussia cambi radicalmente rotta. È esattamente questo il momento in cui i bielorussi hanno bisogno di un sostegno ponderato e, soprattutto, rapido in diversi settori.

Prima di tutto, la società ha bisogno di conoscenze giuridiche e tecniche, nonché di strategie per denunciare tutti i casi di crimini, atti di terrore e tortura. I crimini contro la nazione bielorussa non devono essere dimenticati. Gli autori dei reati devono già sapere non solo che verranno trascinati dinanzi a un giudice, ma anche quali pene incorrono.

In secondo luogo è necessario un sostegno immediato per gli scioperanti che attualmente vengono intimiditi dal regime, che minaccia sanzioni penali. Le organizzazioni sindacali internazionali, così come le quelle nazionali, hanno le risorse per sapere come scioperare e come difendersi dalla repressione, e possono fornire un sostegno concreto andando incontro agli scioperanti e alle loro famiglie senza sollevare queste azioni a livello di governo. In altre parole, organizzazioni come il sindacato polacco Solidarnosć hanno un enorme debito nei confronti della solidarietà ricevuta dai sindacati stranieri trent’anni fa. È ora tempo di restituire il favore.

In terzo luogo il governo della Polonia e l’Ue non devono sperare di far pressione per il dialogo o tentare di comunicare alle spalle dei bielorussi.

Nazione rinata

Nessuno, tranne la società civile del paese, ha il diritto di decidere del suo futuro. Anche se ci viene chiesto di farlo, dovremmo evitare una formula nel quale diventeremmo il debole garante e l’ostaggio permanente di un processo politico farlocco.

Allo stato attuale delle cose, nuove elezioni non possono essere prese in considerazione, ed è difficile negoziare con i leader della giunta al potere. Secondo la legge, in caso di vacanza della presidenza, il primo ministro diventa capo dello stato. Sebbene sia una figura moralmente dubbia e strettamente legata a Lukašenko, non ci si può permettere di discutere con l’attuale presidente sotto al naso della Russia.

Ma cosa succede se a un certo punto tutti gli sforzi vengono finalmente ricompensati? Ricordiamoci che dopo gli eventi delle ultime settimane niente sarà più come prima in Bielorussia. La sua bandiera è tornata a essere il vessillo bianco e rosso della prima indipendenza dall’URSS e anche se la trasformazione del paese richiederà ancora molto tempo, la Polonia e l’Europa devono riconoscere la nazione bielorussa come il legittimo sovrano, e non devono dimostrare nessuna acquiescenza nei confronti del suo tiranno ormai scaduto.

L’articolo originale su Visegrad Insight.

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