“La Brexit e il Covid-19 mi hanno imprigionata su quest’isola”

Madeleina Kay, meglio conosciuta come EU-Supergirl, è attivista pro-Europa e un’artista britannica: in questa cronaca racconta la “sua” Brexit e il sentimento di orrore e preoccupazione per la gestione, da parte del governo britannico, della pandemia di Covid-19 e dei negoziati sulla Brexit. Kay ha portato avanti per mesi una campagna contro il voto della Brexit, scelta che ritiene profondamente dannosa per il Regno Unito: oggi è preoccupata per il futuro del suo Paese e per le conseguenze sul lungo periodo dell’uscita dall’Ue.

Pubblicato il 9 Dicembre 2020
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Dopo tre anni e mezzo di stallo politico, complicazioni, se non addirittura caos, la Brexit è è diventata una realtà il 31 gennaio 2020. Boris Johnson ha ottenuto “solo” il 43,6 per cento dei consensi ma, in base al sistema elettorale britannico, questi sono sufficienti per concedergli la maggioranza necessaria per poter approvare il suo progetto sulla Brexit, il "Get Brexit Done". 

Questo fastidioso slogan, elaborato dagli astuti consiglieri politici di Johnson, lo ha aiutato a ottenere i voti dei britannici ormai stanchi e frustrati dal dramma senza fine della Brexit. Ma la più grande truffa dietro a questa promessa elettorale è che un anno dopo, la Brexit è lungi dall’essere completata e il vero impatto di questa scelta comincerà a essere avvertito solo dopo il 31 dicembre 2020, quando terminerà il periodo di transizione. Molte delle persone che hanno votato senza consapevolezza per la Brexit non comprenderanno realmente le conseguenze dell’uscita dall’Ue finché non sperimenteranno personalmente le inutili complicazioni burocratiche e i costi finanziari che questa comporta.

In quanto  giovane cittadina britannica che ha votato Remain —come l’80 per cento di quelli nella mia fascia d'età — non sono preoccupata semplicemente per i costi finanziari, sociali, politici e ambientali dell'uscita dall'Unione europea, ma anche per le opportunità perdute. 

Finanziamenti e libertà che sono stati concessi ai cittadini britannici che, hanno invece votato per togliere proprio questi diritti e privilegi alle generazioni più giovani. ERASMUS+ è il programma più popolare dell’Ue: l’ho notato personalmente, condividendo il mio poster “24 motivi per rimanere”. Il motivo che attrae il maggior numero di “like” è ERASMUS+, e molti dei miei follower commentano condividendo storie personali, esperienze di vita possibili solo grazie ai finanziamenti comunitari. 

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In quanto figlia di due docenti universitari, sono consapevole dell’impatto che la Brexit avrà sulle istituzioni educative britanniche leader a livello globale; la ricerca accademica, dopotutto, dipende dallo scambio di conoscenze attraverso i confini. Ora invece i finanziamenti verranno ritirati, le collaborazioni transnazionali interrotte, il personale Ue abbandona l’isola e le richieste d’iscrizione degli studenti Ue sono in caduta libera. Sono anche preoccupata per la perdita dei fondi in ambito artistico e delle opportunità di collaborazione culturale internazionale; recentemente, ho vissuto l’esperienza piuttosto ironica, devo dire, di informarmi per svolgere un tirocinio artistico a Berlino sul tema “Voci della Migrazione”: mi è stato detto che possono fare domanda solo gli artisti provenienti dai paesi dell’Ue e dello Spazio economico europeo.

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Perché gli eco-investitori si ritrovano a finanziare le “Big Oil”? A quali stratagemmi ricorre la finanza per raggiungere questo obiettivo? Come possono proteggersi i cittadini? Quale ruolo può svolgere la stampa? Ne abbiamo discusso con i nostri esperti Stefano Valentino e Giorgio Michalopoulos, che per Voxeurop analizzano i retroscena della finanza verde.

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