Idee Referendum sulla Brexit

Cari compatrioti inglesi, l’Europa è anche vostra

Uscire dall’Ue sarebbe un terribile sbaglio sia per i britannici che vivono sul Continente sia per la reputazione del Regno Unito, sostiene il giornalista e autore europeo nato in Inghilterra Alex Taylor.

Pubblicato il 20 Giugno 2016 alle 19:59

Venerdì scorso ero a Bruxelles e avevo qualche ora libera. A un tratto mi sono ritrovato diretto al parlamento europeo per fare qualcosa che non avrei mai immaginato di fare prima. Sono andato in un negozio di souvenir, ho comprato una bandiera europea e ho condiviso su Twitter un selfie con la bandiera di fronte a un edificio dentro il quale ho fatto innumerevoli programmi televisivi.
“You don’t know what you got till it’s gone” – non sai quello che perdi finché non lo hai più – dice la canzone di Joni Mitchell. Fra tre giorni, è altamente probabile che il mio paese voti per auto-espellersi dal più grande mercato unico del mondo e da un’unione politica e culturale. Ha i suoi difetti come ogni istituzione, ma ha garantito la pace nel nostro continente per più di settant’anni (dare un’occhiata a un qualsiasi libro di storia sarebbe un bel successo per rinfrescare la memoria ai distratti).
In questo contesto, il fatto di essere “europeo” mi è parso improvvisamente molto prezioso ed estremamente fragile. Se il Regno Unito voterà per uscire (gli ultimi sondaggi parlano di un testa a testa serratissimo), non solo i miei connazionali in patria ma anche i due milioni di britannici che vivono e lavorano in altri paesi dell’Unione non saranno più cittadini dell’Ue.
Personalmente tutto ciò mi sta preoccupando moltissimo. In quanto “expats” (ovvero espatriati, un termine generalmente utilizzato per immigrati che per caso sono europei!) potremmo perdere il diritto alla residenza, all’assistenza sanitaria, al lavoro e alla pensione. Per girare il coltello nella piaga, coloro i quali hanno lasciato il Regno Unito più di 15 anni fa non hanno nemmeno il diritto di votare per un referendum in cui abbiamo soprattutto da perdere.
La nostra triste situazione è stata completamente ignorata in terra britannica durante il dibattito sempre più isterico a proposito dell’Ue e dell’immigrazione, argomento principale della campagna pro-Brexit (sufficientemente forte per porli in testa nei sondaggi la scorsa settimana). “Libertà di movimento” è costantemente reiterato sui media inglesi come se avvenisse solo a senso unico – verso la Gran Bretagna. Nessuno ha mai menzionato il fatto che circa lo stesso numero di cittadini britannici ha beneficiato di questa libertà in questi anni, per attraversare la Manica e allontanarsi dalle bianche scogliere di Dover.
Si stima ad esempio che ci siano 800mila pensionati inglesi che vivono in Spagna. Vogliamo davvero scambiare tante bravissime (ed economiche!) infermiere polacche e romene che pagano le tasse e si prendono cura dei nostri malati e dei nostri anziani nel Regno Unito con orde di espatriati spesso anziani che non sarebbero più i benvenuti dove ora risiedono?
Questo argomento non è mai stato affrontato durante la campagna, ma costituirà un problema importante se la Brexit diventerà realtà. Si sentono già voci severe a questo proposito. Mariano Rajoy, il primo ministro spagnolo solo la scorsa settimana ha affermato che gli inglesi che vivono in Spagna non possono aspettarsi di continuare a godere degli stessi diritti se il Regno Unito dovesse abbandonare l’Unione. Lo stesso avverrebbe in Francia. Perché i cittadini di un paese che ha volontariamente lasciato l’Ue dovrebbero continuare a godere dei benefici di quel club? Se lasci una palestra non puoi aspettarti di poterne ancora sfruttare i servizi.
A un livello più profondo, il dibattito è preoccupante perché per mesi la stampa in grande maggioranza euroscettica (con 13 milioni di giornali venduti in un giorno in Gran Bretagna hanno un peso notevole!) hanno diffuso l’idea che il Regno Unito sia vittima di un’invasione e soffra per la “libertà di movimento”. Giovedì scorso il leader dell’Ukip Nigel Farage si è servito di un cartellone francamente disgustoso raffigurante centinaia di rifugiati siriani (il Regno Unito ne ha accettati solo duemila rispetto al milione accolti in Germania), assecondando le paure e il tono xenofobo della campagna referendaria.
Se dovessimo abbandonare l’Ue, negheremmo anche questo diritto alle future generazioni di giovani britannici. Non sarebbero più in grado di fare ciò che io ho potuto fortunatamente fare trent’anni fa – vivere la mia vita da vero cittadino europeo in un altro paese dell’Unione ed essere trattato esattamente come ogni altro cittadino.
Sono sempre stato orgoglioso del mio paese dell’immenso contributo dato alla storia europea e mondiale. Se i miei connazionali voteranno per lasciare l’Unione, venerdì farò domanda per ottenere il passaporto francese, senza alcuna garanzia di ottenerlo né per me né per le altre centinaia di migliaia di britannici. Mi vergognerò inoltre per il fatto che il mio paese potrebbe dare inizio alla disintegrazione dell’Unione europea, ovvero qualcosa che consideravamo sicuro e di cui dovremmo essere molto più fieri.

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