Cinque bandiere fiamminghe sventolano orgogliosamente davanti al municipio di Lennik. Su un balcone è appeso uno stendardo con la scritta “Divisez Bhv " [Bruxelles-Hal-Vilvoorde]. Il sindaco della città fiamminga di Lennik, Willy De Waele, ci illustra volentieri la situazione. "É semplice: l’esistenza della Bhv è in totale contraddizione con la spartizione del Belgio”. In effetti, il paese è diviso in tre regioni distinte: le Fiandre, la Vallonia e la capitale.

La circoscrizione Bhv è l’unica ubicata a cavallo di una zona frontaliera: comprende Bruxelles-Capitale (con i suoi 19 comuni), che è bilingue, e 35 comuni fiamminghi, tra cui Lennik. Di conseguenza i partiti politici francofoni possono ottenere voti da elettori residenti nelle Fiandre. Ma gli elettori fiamminghi residenti in Vallonia non possono votare le liste fiamminghe a Bruxelles, il che è visto dai fiamminghi come una grossa ingiustizia. Ma non è solo questo che irrita i fiamminghi. De Waele sintetizza: "Ci sono due principi di diritto che si contraddicono: il diritto del suolo e i diritti dell’individuo. I francofoni che abitano qui nelle Fiandre esigono i loro diritti. Si stabiliscono qui, ma non accettano la nostra lingua e la nostra cultura".

Leggi contro la francesizzazione

Lennik, un comune rurale, è situato ad appena dieci chilometri da Bruxelles e sempre più francofoni vi si trasferiscono dalla capitale. "Lennik è una città fiamminga e verde e noi vogliamo che resti tale", afferma il sindaco. Di conseguenza il municipio esige che coloro che vogliono acquistare un appezzamento di terreno per costruirvi una casa parlino olandese oppure siano pronti a impararlo. "E lo si deve registrare con un atto notarile", aggiunge De Waele. Malgrado ciò, la temuta francesizzazione prosegue.

De Waele parla francese alla perfezione: "Per quanto mi riguarda adoro questa lingua e mi piace parlare in francese, per esempio con il mio amico Damien". Damien Thiéry, sindaco francofono di Linkebeek, conferma: "Ho ottimi rapporti con Willy". Come Lennik, anche Linkebeek è una città fiamminga interna alla Bhv, ma è più vicina a Bruxelles. I francofoni costituiscono la maggioranza e beneficiano di alcune “facilitazioni” linguistiche e amministrative: per esempio hanno il diritto di esprimersi in francese con l’amministrazione locale e di ottenere i documenti nella lingua che preferiscono. Ma Thiéry non è mai stato nominato ufficialmente sindaco, in quanto il governo fiammingo ritiene che egli non abbia applicato alla lettera le normative linguistiche. I francofoni sperano di ottenere la sua nomina in cambio della spartizione della Bhv.

Sempre peggio

"Secondo me la democrazia implica il rispetto della legge", dice Thiéry in un olandese comprensibile. "Ma la regione fiamminga riduce sistematicamente le facilitazioni [per i francofoni]. Per esempio, non abbiamo più il diritto di parlare francese nelle riunioni in municipio. Io amo molto la cultura fiamminga e la sua popolazione, ma trovo deprecabile che alcuni estremisti fiamminghi aspirino all’indipendenza". Thiéry non capisce in particolare l’angoscia fiamminga per il processo di “francesizzazione”. "Perché? Di che cosa hanno paura? Tutto è regolamentato con precisione dalla legge". In ogni caso, egli comprende questa maggiore sensibilità nei confronti della cultura francese che ha dominato in Belgio per lunghi anni, e commenta: "I fiamminghi fanno di ogni cosa un dramma".

Su una sola cosa i due sindaci sembrano essere d’accordo: una soluzione appare impossibile. "Io penso che tra dieci anni il Belgio non esisterà più, e credo che sarebbe un vero peccato", afferma Thiéry. Quanto a De Waele, non verserebbe neanche una lacrima: "Questo paese di scimmie, mi si passi il termine, non funziona più da anni. Non si può mettere insieme l’acqua col fuoco, è un dato di fatto". De Waele osserva anche una radicalizzazione tra la popolazione: "Dieci anni fa la gente era piuttosto indifferente, mentre oggi la sento gridarmi dietro: 'Forza Willy, continua così, non dargliela vinta!'". (ab)