Quasi un secolo dopo la divisione della città fra Polonia e Cecoslovacchia, un giovane animatore sociale polacco e il suo collega ceco sognano di riunificarla. Si tratta di un reportage "freestyle". Da leggere attraverso dei fili bianchi e neri che tracciano alcuni momenti della vita di persone che hanno abbandonato la loro carriera per creare insieme dei progetti unici: un'università per barboni, un centro di cambiamento di mentalità, un ponte polacco-ceco di volontari.

Azione, azione, azione. E ce ne vuole, credetemi, per seguire Michał Paluch, animatore sociale e leader "freestyle" dei ragazzi di Cieszyn, molto motivato per riunire giovani e meno giovani, cechi e polacchi, protestanti e cattolici, ma anche studenti, insegnanti e funzionari in una comunità ecumenica e multiculturale.

La protagonista di questo articolo è Cieszyn, una città binazionale in piena trasformazione. Andiamo a vedere!

Azione: il questionario

Dicembre 2012. "E allora diamoci da fare!", afferma Michał. "Facciamo shadowing, cerca di essere la mia ombra, facciamo conoscenza nell'azione".

I 2.400 liceali di Cieszyn si apprestano a riempire un questionario per indicare nel loro gruppo di amici i leader, le giovani personalità fuori dal comune capaci di gestire dei progetti transfrontalieri. Michał spera di selezionare un centinaio di persone e di creare un parlamento di giovani polacco-cechi.

Dopo le due piccole città di 30mila abitanti formeranno un'unica entità di 60mila persone al centro di un'Europa unita, una città universitaria, multiconfessionale, multiculturale, con un bel passato e un futuro promettente. Le due rive dell'Olza saranno unite da un bel tram rosso, tanto sognato dagli abitanti di Cieszyn. Rinascerà il mito della "Piccola Vienna", così come ritorneranno i calessi e il personaggio dell'imperatore Francesco Giuseppe a spasso nella piazza principale. A completare il quadro arriveranno un liceo transfrontaliero e una festa della gioventù in occasione dell'anniversario dell'entrata nello spazio di Schengen.

Perché si tratta di una storia che è cominciata il 20 dicembre 2007, quando i due municipi riuniti hanno tolto la sbarra che delimitava la frontiera. Ma la sbarra rimane nelle nostre teste. I polacchi non parlano il ceco e viceversa.

Filo nero: la solitudine di un leader

Michał ha 31 anni. La scuola è un brutto ricordo. Il postcomunismo. Il giornalismo era la sua libertà: una bicicletta, una macchina fotografia e un registratore. A 17 anni ha intervistato il consigliere del presidente americano Richard Pipes, nato a Cieszyn, e l'attore polacco Jerzy Stuhr, che si esibiva per la prima volta sulla scena locale. Il giorno del suo diploma, Michał ha vinto un prestigioso concorso di giornalismo […], poi è andato all'università estiva per la società civile fondata da Zbigniew Pełczyński, filosofo e professore emerito a Oxford. "Per la prima volta qualcuno mi chiedeva chi ero e che cosa volessi fare. Chi era? Il professore di Bill Clinton in persona!" Questo mi ha permesso di andare dappertutto, nello studio del primo ministro e del presidente, nei ministeri. La formazione si è conclusa con un convegno sulla corruzione.

Filo bianco: uniti in un sogno

Nella sede del Centro transfrontalierio del volontariato, in una sala si proietta il film girato in occasione del festival Freestyle City, che tre anni fa ha segnato l'inizio di tutto. "Dopo gli studi sono tornato nella mia città e ho avuto questa idea", ricorda Michał. La città medievale accoglierà 310 adepti di sport estremi. Sulla piazza della città, sopra la testa di San Floriano, voleranno le motociclette. I ciclisti scenderanno a tutta velocità per le strette strade del centro. Decine di eventi nel corso di quattro giorni. Tutto questo per unire la gente. Una sorta di antidoto contro la noia e i problemi sociali. Così, attraverso le edizioni del festival del 2010 e 2011 è stata creata una rete di 120 ragazzi che si è occupata degli eventi. Michał chiude il suo quaderno: "Che dovevo fare con loro? Sono andato a vedere il vicesindaco e gli ho detto: 'pensiamo a un progetto europeo, creiamo il Centro transfrontaliero del volontariato (Transgraniczne Centrum Wolontariatu – Tcw)'".

Azione! I volontari!

La sede del Tcw è un moderno centro di formazione creato con i fondi europei. Un progetto multimediale, una telecamera, un palco verde molto "freestyle" (con uno specchio e un campanello da bicicletta) per abituarsi a prendere la parola in pubblico, dei computer portatili e degli stand.

I ragazzi arrivano tranquillamente. Gettano le loro borse in un angolo e si siedono sui puf. Przemek Lose, 16 anni, organizzatore di una conferenza polacco-ceca, ha l'aria serena, tutto è già pronto dal giorno prima. "Quello che succede nel centro è semplicemente incredibile", dice il ragazzo. "Non è una scuola, non è un centro culturale, non è un'organizzazione di scout, non è un rifugio, è qualcosa di completamente diverso! Qui si cambia la città!"

Filo bianco: Petr Kantor

Petr ricorda il giovane Vaclav Havel. Piccolo, magro, concentrato. Siamo seduti in una sala da tè ceca di Cieszyn. Petr ha 35 anni, ha studiato drammaturgia ed economia in Giappone, insegna a Ostrava. Grazie a lui i volontari polacchi hanno fatto irruzione l'anno scorso nei licei cechi attraverso la musica, i film, i corsi e invitando tutti a partecipare agli incontri. Poi hanno preso delle lezioni di ceco.

Ma la costruzione di una comunità progredisce lentamente. "I cechi sono diversi", dice Petr. "Lavorano in piccoli gruppi, nel loro ambiente, di preferenza a scuola". In ogni modo Kantor distribuisce questionari nelle scuole alla ricerca di giovani animatori per creare il parlamento trasfrontaliero, tappa fondamentale del grande cambiamento. È ottimista perché le cose stanno cambiando, il vicino comune ceco di Karviná ha fondato un centro transfrontaliero del volontariato sul modello del centro di Cieszyn.

Filo nero: intrecciare rapporti

Dopo la guerra non vi era alcun rapporto fra le due città. Negli anni Sessanta, in occasione del 1.150° anniversario della città, si sono aperte per poco tempo le frontiere. Si faceva lo stesso in occasione delle feste comuniste, in particolare quella del 1° maggio. Dalle due parti l'evento era sistematicamente accompagnato da battute dei doganieri e da scherzi nazionalisti.

Poi c'è stato il tragico 1968. Nel cimitero, sull'altra riva dell'Olza si trova la tomba di Łada Krumniklowa, una giornalista polacca di Český Těšín che nel 1968 trasmetteva il suo appello ai soldati polacchi: "Non sparate sul popolo, da noi non c'è alcuna controrivoluzione. È una bugia, una terribile occupazione di un paese sovrano". La giornalista è stata arresta e costretta a lavorare come commessa per uno stipendio da fame. La sua tomba è diventata un luogo importante per creare dei legami.

All'inizio degli anni novanta si intrecciavano rapporti in modo informale attraverso l'associazione polacco-ceca "Solidarietà" o attraverso il festival teatrale Na Granicy (“Alla frontiera”), che esiste ancora oggi. In seguito, con gli aiuti europei per l'adesione e poi con i fondi Ue, l'organizzazione di questi legami si è fatta più concreta con la costruzione di strade e infrastrutture.

Oggi si organizza un certo numero di eventi in comune, come maratone e tornei di pallacanestro. La biblioteca polacca Ksieznica cieszynska organizza incontri con i testimoni della storia passata, mentre la Městská knihovna, la biblioteca comunale ceca, discute delle relazioni fra i polacchi e i cechi. La città si avvicina. Lentamente, ancora troppo lentamente per i giovani.