Stalin in persona aveva ordinato l'annessione all'Unione Sovietica di una parte dell'ex Prussia orientale e della sua capitale, una città che può essere chiamata in molti modi diversi: Królewiec, Karaliaučius, Königsberg o Kaliningrad.

Si tratta di un'enclave, cioè di una zona isolata dal territorio principale dello stato: in questo caso la Lituania e la Bielorussia la separano dalla Russia. Fino al 1991, l'oblast di Kaliningrad è stato – come si diceva all'epoca – una sorta di portaerei inaffondabile, con i circa 200mila uomini della sua guarnigione militare. Oggi, quasi un milione di abitanti preferisce parlare di "finestra sull'Europa", o più precisamente sull'Unione europea.

Con le manifestazioni contro il governo all'inizio del 2010, Kaliningrad, anche se isolata dal resto del paese, è diventata l'epicentro di un terremoto politico che interessa la Russia. Infatti circa 20mila manifestanti hanno chiesto il diritto di eleggere il loro governo fra i candidati locali, le sole persone che conoscono bene le loro esigenze, e hanno gridato la loro rabbia contro i funzionari inviati da Mosca.

I manifestanti chiedevano soprattutto a Mosca perché la "finestra sull'Europa", ricca di petrolio e ambra e potenzialmente interessante da un punto di vista turistico, sia destinata a rimanere una delle regioni più povere del paese. E perché all'estero il nome di Kaliningrad continui a essere associato alle armi nucleari, all'Aids e alla criminalità.

Alla fine il Cremlino ha nominato come nuovo governatore della città, Nikolaj Tsukanov, membro locale del partito di maggioranza Russia unita. Ma la nomina non ha messo fine alle critiche sugli effetti disastrosi della centralizzazione e del controllo verticistico delle regioni.

Da venti anni il Cremlino cerca di trasformare l'enclave in una zona economica speciale, senza però riuscire ad attirare gli investimenti stranieri. Anche il progetto di creare qui una delle quattro zone dove il gioco di azzardo è legale si è rivelato un insuccesso a causa della mancanza di infrastrutture.

A sua volta Mosca continua a strumentalizzare la particolarità geografica e geopolitica di Kaliningrad in campo internazionale, e se ne è servita nei negoziati con Bruxelles sulle condizioni per l'instaurazione di un regime di circolazione senza visti per gli abitanti della regione. Mentre l'Unione europea era disposta a un compromesso, la Russia riteneva che qualunque misura applicabile alla popolazione dell'enclave dovesse essere generalizzata su scala nazionale.

Inoltre le armi nucleari tattiche – che si ritengono ancora presenti a Kaliningrad, anche se il Cremlino non conferma né smentisce – influenzano in modo ricorrente le relazioni tra la Russia e la Nato.

Il politologo Andrej Sukhanov afferma che il 90 per cento degli abitanti della città si ritiene più russo dei russi. La popolazione locale non hanno alcuna intenzione di rinnegare la sua appartenenza nazionale, vuole solo che la sua piccola patria diventi un terreno di cooperazione fra la Russia e l'Unione europea.

Questa analisi non è condivisa da Sergej Pasko, fondatore del Partito repubblicano baltico. Pasko, difensore dell'autonomia dell'enclave, ha addirittura redatto una costituzione della Repubblica baltica di Kaliningrad che mira all'adesione all'Unione europea e alla Nato, e al tempo stesso al mantenimento del legame con la Federazione russa.

Un’altra cortina di ferro

Una voglia di ribellione che diventa evidente nella popolazione locale, soprattutto fra i giovani, quando si fa riferimento alla qualità di vita dei vicini polacchi o lituani. "Il diritto a una vita non peggiore di quella vissuta nel resto dell'Unione europea", è uno degli slogan più diffusi a Kaliningrad. Ma come immaginare questo diritto senza un vero avvicinamento all'Ue?

Una delegazione di Kaliningrad ha di recente organizzato una manifestazione davanti alla sede della Commissione europea a Bruxelles per chiedere la soppressione della "cortina di ferro" rappresentata dal visto. Per i giovani russi questa cortina è tanto insopportabile quanto lo era il Partito comunista per i loro genitori.

Bisogna valutare positivamente l'interesse dell'Ue per Kaliningrad e la sua disponibilità a trovare un nuovo terreno di intesa con la Russia. Quest'ultima sa benissimo che non potrà modernizzarsi senza l'Europa e che Kaliningrad rappresenta un ottimo spunto per saggiare i suoi rapporti con l'Unione.

Ma per arrivare a questo bisognerà prima di tutto convincere i paesi dell'Ue ad abolire i visti di transito alla frontiera. Finora l'Ue autorizza una libera circolazione in un perimetro di 30 chilometri, ma nessuna città importante si trova in questa zona.

La Polonia e la Russia hanno elaborato un progetto di nuovo accordo, riguardante una zona di frontiera allargata (50 chilometri dai due lati della frontiera), o l'intero territorio dell'enclave e da parte polacca la città di Gdansk [situata a 170 chilometri da Kaliningrad].

Tuttavia il consenso degli altri paesi dello spazio Schengen rimane una condizione necessaria per la realizzazione di questo progetto, che implica delle modifiche della legislazione comunitaria. (traduzione di Andrea De Ritis)