Pesca: Aiuto, si spopola il mare!

Il peschereccio "Franche-Terre" al largo di Concarneau (Francia), nel giugno del 2009 (Afp)
Il peschereccio "Franche-Terre" al largo di Concarneau (Francia), nel giugno del 2009 (Afp)
4 agosto 2009 – El País (Madrid)

L'Onu ha lanciato l’allarme: a causa della pesca eccessiva, le riserve di pesce si stanno esaurendo. Lo stesso monito è stato lanciato dalla Commissione europea, mentre alcune ong parlano addirittura di un "esaurimento" completo dei mari. Gli armatori dei pescherecci invece sdrammatizzano e assicurano di rispettare le normative. In attesa che le riserve si ricostituiscano, una soluzione provvisoria ed efficace può essere l’itticoltura.

"Benché la situazione sia relativamente stabile da 10-15 anni a questa parte" si legge nel rapporto mondiale della Fao riguardante la pesca, pubblicato nel marzo scorso, "il 19 per cento delle risorse ittiche è sfruttato in modo eccessivo e l’8 per cento è impoverito". Secondo i dati in possesso della Fao, il 27 per cento delle riserve ittiche mondiali sarebbe eccessivamente sfruttato; il 20 per cento di esse sarebbe soggetto a uno sfruttamento contenuto, mentre l’1 per cento di queste riserve sarebbe in corso di ripopolamento dopo essere stato del tutto esaurito. E il 52 per cento del pescato si avvicina al tetto del massimo rendimento. L’Unione europea assicura che la produttività delle riserve ittiche “è minacciata a causa di una ridotta capacità riproduttiva. La pesca è ormai talmente intensiva nell’80 per cento delle nostre riserve, che il suo rendimento risulta sempre più ridotto”.

Che ne pensano gli esperti indipendenti? "Abbiamo raggiunto la massima capacità di sfruttamento dei mari, ma le risorse ittiche non si esauriranno mai" sostiene Fernando de la Gándara, ricercatore presso l’Istituto oceanografico spagnolo e coordinatore di un team di ricercatori che ha studiato la riproduzione del tonno rosso in cattività. Le Ong però non vanno tanto per il sottile. Secondo Oceana, un’organizzazione che si batte per la difesa degli oceani, "l’eccesso di pesca ha svuotato i mari d’Europa, al punto che oltre l’80 per cento delle nostre riserve ittiche è eccessivamente sfruttato e che tra queste il 60 per cento rischia di estinguersi". Raúl García, incaricato del Wwf per le questioni attinenti la pesca, ritiene che vi siano “diversi tipi di problemi. Per esempio per il tonno rosso nell’Atlantico settentrionale, per le riserve di merluzzo bianco nel Baltico, per il merluzzo del golfo di Guascogna e delle coste atlantiche”. Greenpeace ha redatto un elenco di quindici specie sottoposte a pesca eccessiva: tra esse compaiono la rana pescatrice, l’aragosta, le varie specie di tonno, l’ippoglosso dell’Atlantico e la sogliola.

Raggiunto il livello di pesca ottimale?

Gli armatori respingono le accuse degli ecologisti: Javier Garat, presidente della Confederazione spagnola della pesca (Cepesca) afferma che “gli ambientalisti interpretano in modo sbagliato le dichiarazioni della Fao secondo le quali la metà delle specie di pesci è soggetta a pesca eccessiva. Queste specie sono al loro livello ottimale di utilizzo. Noi siamo i primi ad avere a cuore la tutela dei mari, perché vogliamo poter continuare a pescare. In Spagna e nell’Unione Europea le leggi sulla pesca sono molto restrittive, ben più che altrove. Certo, ci potranno anche essere alcune irregolarità, e non posso negare che alcuni pescherecci peschino illegalmente in acque internazionali, ma noi non lo facciamo”.

Per non esaurire le riserve ittiche è necessario limitare le quantità di pescato? In linea generale no, dato che la quantità di pescato non è aumentata rispetto al passato. Nelle principali aree del mondo, secondo la Fao, nel 2006 si sono pescati 92 milioni di tonnellate tra pesci, crostacei e molluschi: la quantità più bassa di tutto il decennio dopo quella registrata nel 2003 (90,5 milioni di tonnellate). Inoltre, il numero dei pescherecci europei – in particolare spagnoli – è calato drasticamente. Con i suoi 17 milioni di tonnellate di pesci e una produzione ittica che con i prodotti di allevamento arriva anche a sfiorare i 51 milioni di tonnellate, la Cina è oggi il paese che pesca di più al mondo. La Spagna in Europa si colloca al primo posto per la pesca, e al ventiduesimo nella classifica mondiale con 950.000 tonnellate pescate nel 2006 – secondo i dati Fao – e 778.000 tonnellate secondo le cifre dell’Ue.

Tuttavia, il 50 per cento della produzione ittica è già ora assicurato dall’itticoltura: al ristorante e nelle trattorie, sempre più di frequente si consumano orate e rombi d’allevamento. Se l’itticoltura da un certo punto di vista è maggiormente rispettosa nei confronti dell’ambiente, dall’altro lato secondo gli ecologisti rappresenta anch’essa una forma di sfruttamento delle creature marine: "Il settore dell’itticoltura necessita di quantità considerevoli di pesci per alimentare i propri allevamenti", sottolinea infatti Greenpeace.

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