Analisi Gli europei e il Covid-19 | Ucraina

Coronavirus in Ucraina: il confine (sottile) tra populismo e democrazia

Quest'anno ill Covid-19 si portato via le vite di molti più ucraini del conflitto russo-ucraino scoppiato nel 2014. Pur in difficoltà per il picco della pandemia, il paese non osa imporre un rigido lockdown perché nel dibattito pubblico predominano le discussioni economiche e i conflitti tra avversari politici. Il paradosso? Più la popolazione si ammala e meno è disposta a obbedire a misure relativamente blande, racconta la giornalista e scrittrice ucraina Nataliya Gumenyuk.

Pubblicato il 29 Dicembre 2020 alle 16:19

“Se indosso la mascherina, prenderò la tubercolosi”, ha detto un commerciante in una bottega alimentare in un paese dell’Ucraina centrale, litigando con un poliziotto. Quest’ultimo stava controllando che i protocolli fossero rispettati: aveva il diritto di imporre una sanzione di 500 euro, cifra enorme nella campagna ucraina. Poiché non c’erano casi di Covid-19 in zona (come ha confermato il medico locale), il giovane agente ha deciso che un avvertimento bastava.

Portare la mascherina al chiuso e a bordo dei mezzi pubblici è obbligatorio in Ucraina da marzo. Alla fine dell’estate stavo finendo di girare un documentario su come i lavoratori ucraini stessero vivendo la pandemia, e il poliziotto era uno dei protagonisti. L’atmosfera era molto diversa dai primi giorni della quarantena di primavera, quando gli abitanti del paesino erano terrorizzati da una “malattia straniera” e preferivano restare chiusi in casa.

Eppure, più durava la pandemia, più in Ucraina si registravano casi di contagio, e più persone erano a passeggio nelle strade della capitale. Sembrava quasi che la popolazione fosse in overdose di informazioni sul Covid e avesse deciso di ignorarle. A essere sinceri, io stessa ho silenziato i canali Telegram dedicati al coronavirus gestiti dal Ministero della Sanità, estremamente popolari quando sono stati aperti. Poiché collaboro con l’emittente pubblica ucraina, ho raccontato come i colleghi facessero fatica a riportare l’ennesima “storia sul Covid”. La quarantena è diventata la nuova normalità, e i suoi effetti, sempre più pesanti sulla popolazione, hanno smesso di fare notizia.

Eppure, l’operatrice della gru che avevo filmato è stata licenziata. La donna protestava contro il suo datore di lavoro, un’azienda che ha il monopolio nel settore edilizio in una cittadina di provincia perché durante la quarantena aveva iniziato a pagarla meno. Il suo unico figlio non riusciva a guadagnare abbastanza perché non poteva più recarsi in Polonia per lavorare come stagionale. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari, a causa  del Covid-19 l’Ucraina potrebbe dover affrontare la peggiore recessione da decenni, lasciando circa 9 milioni di persone in povertà.

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Il Covid-19 nel 2020 si è portato via le vite di quasi 15.700 ucraini e ucraine, molti di più dei 13mila morti del conflitto ruso-ucraino scoppiato nel 2014.

Secondo la ricerca fatta dal mio gruppo dall’inizio della crisi, possiamo sostenere che gli ucraini trattano la pandemia come una delle tante crisi alle quali sono sopravvissuti nel corso degli anni. Tra le preoccupazioni principali di molte persone, vi sono i problemi economici connessi al lockdown e la perdita del posto di lavoro. Le questioni economiche hanno decisamente preso il sopravvento nel dibattito politico.

Populismo o vera democrazia?

Una delle caratteristiche che definiscono il governo ucraino, e uno dei suoi punti deboli, è la suscettibilità alla critiche. Prima delle elezioni, Volodymyr Zelens'kyj, Presidente ed ex attore comico, era il personaggio più popolare del Paese. Il sostegno dell’opinione pubblica si è tradotto nella conquista della maggioranza parlamentare da parte del suo partito “Servitore del popolo”. La sua popolarità è anche la leva più importante, se non l’unica, di un outsider della politica che ha promesso di affrontare i grossi gruppi finanziari che controllano l’economia, ma ha finito con il rimanere incastrato in un panorama mediatico ostile, controllato da quegli stessi gruppi finanziari. Eppure, Zelensky è ancora oggi il politico più popolare nel Paese, e distanza gli avversari con un ampio margine.

La strategia comunicativa del governo consiste nel mostrarsi ben disposti ad ascoltare la popolazione, facendo quello che i sondaggi chiedono: alcuni lo definiscono populismo, altri “vera democrazia”, in una una società post-autoritaria. Se nei primi due mesi della quarantena avevano dato prova di forza e controllo, con il passare dei mesi le autorità ucraine hanno allentato le restrizioni o, quanto meno, hanno smesso di esigerne il rispetto. Il vero picco della pandemia è iniziato a metà autunno, quando anche la stanchezza da Covid-19 ha raggiunto il suo picco.

Il 26 ottobre si è svolto il primo turno delle elezioni amministrative per scegliere i sindaci e gli amministratori delle comunità. Volodymyr Zelensky ha vinto le elezioni per la presidenza con un ampio margine di voti nell’aprile del 2019 e tre mesi dopo, a luglio, “Servitore del popolo”, appena costituito, ha ottenuto la maggioranza assoluta.

Le elezioni amministrative sono state una sorta di verifica del sostegno di cui Zelensky gode presso l’opinione pubblica. Zelensky non aveva alleati in nessuno dei capoluoghi di regione. I sindaci hanno deciso di ribellarsi giocando la carta dell’opposizione al lockdown. Uno dopo l’altro, i sindaci in carica in tutto il Paese hanno iniziato a scavalcare i decreti del governo centrale dichiarando incostituzionale il lockdown, cosa che in parte è vera. L’opposizione ha usato la “mediocre gestione della pandemia” come slogan elettorale.

La strategia comunicativa del governo consiste nel mostrarsi ben disposti ad ascoltare la popolazione, facendo quello che i sondaggi chiedono: alcuni lo definiscono populismo, altri “vera democrazia”, in una una società post-autoritaria.

Le critiche sono più che legittime: il tempo che l’Ucraina avrebbe potuto impiegare per rafforzare il suo sistema sanitario nei mesi del confinamento obbligatorio è stato sprecato. Il materiale di base oggi c’è, per esempio mascherine e test, ma gli ospedali ucraini mancano di postazioni per ossigeno e ventilatori, le linee guida relative sono contraddittorie e a fine autunno gli ospedali avevano esaurito quasi tutti i posti letto. Gli aiuti economici alle piccole imprese sono stati insufficienti (270 euro), benché superiori al salario minimo in Ucraina (150 euro al mese).

“Come l’Italia”

“Come l’Italia”, “Caos”, “Catastrofe”: sono questi i titoli ricorrenti sulla stampa ucraina, al punto che ci siamo abituati a sentirli. Eppure, se ci si trova dentro la bolla mediatica ucraina, la situazione appare peggiore rispetto a qualsiasi altro posto al mondo. Sottolineare con autocompatimento “quanto sia diviso il Paese, oltre che per ciò che concerne il Covid-19”, mette d’accordo gli opinionisti di tutto lo spettro politico. Se invece si osservano le cose da una prospettiva internazionale, e soprattutto se si guarda al divario esistente a seconda dei partiti, la situazione appare diversa.

“Qui negli Stati Uniti indossare la mascherina è diventata una questione politica”, mi ha detto il direttore della più importante rivista americana al mio arrivo negli Usa a ottobre come corrispondente per le elezioni. A differenza della capitale ucraina, a Washington DC – che ha votato in massa per Biden – la maggior parte delle persone indossa la mascherina anche all’aperto, i ristoranti erano molto rigorosi nell’assegnazione dei posti e molti negozi erano chiusi. Quando volevo un contatto con gli avversari di Trump, dovevo prestare molta attenzione chiedendo un incontro di persona, dato che stavo girando un video. Un celebre giornalista mi ha detto senza mezzi termini che perfino chiedere una cosa del genere era immorale.

A pochi chilometri di distanza da Washington DC, nel Wisconsin rurale e repubblicano, ho assistito a una scena del tutto diversa: “Non ha bisogno della mascherina qui, se la tolga”, mi ha detto il proprietario di un negozio di articoli sportivi che sugli scaffali esponeva anche pistole. Si è lamentava delle “stupide restrizioni socialiste” che soffocano l’economia. Una signora anziana mi ha accolto, da perfetta sconosciuta, nella sua casa, alla porta della quale era appeso un cartello a favore di Trump. All’interno, il marito su una sedia a rotelle era evidentemente malato: per loro il coronavirus non è altro che una semplice influenza.

A colpirmi più di qualsiasi altra cosa sono stati i raduni politici di Donald Trump e di suo figlio Donald Trump Jr. in Florida. Al primo hanno preso parte circa 30mila persone, la maggior parte delle quali senza mascherina. Tra i tanti commenti ho sentito: “Se il Covid-19 esistesse davvero, la metà dei messicani o degli indiani sarebbe morta, perché lì la gente vive nelle baraccopoli”. Ma la tesi più popolare e più energica contro l’adozione delle misure di sicurezza è che le mascherine e le restrizioni sono segni di oppressione e la “gente che vive nel Paese della libertà” non può essere schiavizzata dal suo governo.

Ritornata a casa dopo quasi un mese negli Usa, mi è sembrato che il Covid avesse travolto l’Ucraina, e che tutti conoscessero qualcuno che si è ammalato o è morto. Prima non mi era successo.

La quarantena del fine settimana

Malgrado ciò, in Ucraina in alcune località era ancora in corso il secondo turno delle elezioni amministrative. Vale la pena ricordare che alla fine i candidati del partito del presidente non hanno vinto in nessuna grande città o capoluogo di regione, ma hanno conquistato la maggioranza nelle giunte municipali. Il governo ucraino ha imposto la cosiddetta “quarantena del fine settimana”: in pratica, ristoranti, centri commerciali e cinema restano chiusi al sabato e alla domenica. Dopo una sola “quarantena del fine settimana”, però, sotto la pressione dell’opinione pubblica le autorità hanno abolito questa restrizione.

Temendo disordini mentre prendeva in considerazione che cosa fare durante le vacanze di fine anno, il primo ministro non ha osato introdurre rigide regolamentazioni prima del Natale ortodosso, il 7 gennaio.

Il candidato a sindaco di Leopoli, una delle città più grandi e centro turistico importante, ha emesso un’ordinanza per la quale “sabato e domenica saranno considerati giorni feriali”. Alcuni negozi nella capitale ne hanno approfittato subito, decidendo di chiamare il sabato “il venerdì lungo”. 

A incuriosirmi è stato il sostegno a queste proposte: arriva da molti  cosiddetti esperti democratici ucraini, attivisti anti-corruzione, difensori dei diritti umani, famosi giornalisti indipendenti… tutti uniti da un vero e proprio disprezzo nei confronti del presidente in virtù di un punto importante: il governo non ha il diritto di opprimere gli ucraini e le loro libere opinioni, mentre ne soffocano gli affari.

A incuriosirmi è stato il sostegno a queste proposte: arriva da molti cosiddetti esperti democratici ucraini, attivisti anti-corruzione, difensori dei diritti umani, famosi giornalisti indipendenti… tutti uniti da un vero e proprio disprezzo nei confronti del presidente in virtù di un punto: il governo non ha il diritto di opprimere gli ucraini e le loro libere opinioni, mentre ne soffocano gli affari.

A differenza degli Usa, e per fortuna dell’Ucraina, esiste una chiara linea di partito secondo la quale è possibile definire i negazionisti del Covid. Naturalmente, questi ultimi sono qualcosa di diverso dalle persone che contestano le restrizioni che danneggiano gli affari.

Il movimento no-vax è la nuova minaccia

Ci sono altri motivi per i quali la polarizzazione provocata dal coronavirus potrebbe diventare ancora più grave. Secondo l’Oms, l’Ucraina ha il più basso indice di vaccinazioni in Europa e nel mondo.  Oltre al dilagare delle idee cospirazioniste, Facebook è diventata una fonte importante di informazione, in un Paese in cui la fiducia nel Governo è da sempre ai minimi. Al tempo stesso, l’unica chiara strategia di governo è quella di contenere il Covid finché non sarà messo a punto un vaccino. Il Governo si consulta con le maggiori società farmaceutiche, ma non essendo tra i Paesi più ricchi – anzi, è tra i più poveri in Europa – l’Ucraina potrebbe dover attendere il vaccino per almeno altri tre mesi. La mancanza di una chiara politica di comunicazione da parte dello stato sui vaccini fa sì che le autorità sembrani dare per scontato il fatto che la popolazione si adeguerà. Secondo un  sondaggio, il 40 per cento degli ucraini non è disposto a farsi vaccinare, anche se la vaccinazione fosse gratuita. Purtroppo, dallo studio non emergono dettagli sulle motivazioni.

Oltre a combattere le teorie del complotto (qui sono imperniate su Bill Gates, George Soros e compagnia), l’Ucraina potrebbe correre il rischio unico di diventare un campo di battaglia per la corsa globale al vaccino tra Occidente e Russia. Già ora la televisione federale russa sta combattendo una battaglia aggressiva per promuovere lo Sputnik V e respingere i vaccini preparati nel Regno Unito o negli Stati Uniti. Negli ultimi mesi è stata questa la versione prevalente fatta passare dai talk show sui canali televisivi e i media controllati da politici filorussi in Ucraina. Mentre la vicina Russia ha iniziato le vaccinazioni ed è pronta a consegnarli ai suoi alleati come la Serbia, i vaccini di Pfizer/BioNTech sono ancora disponibili.

L’Ucraina rischia di trovarsi in una posizione impossibile, quella di un Paese che si difende dalla Russia in una guerra vera e propria sul campo, e che non è capace di trovare un accordo politico per risolvere la spinosa questione di non poter ricevere il vaccino russo. In Crimea, annessa alla Russia, e nel Donbass controllato da quest’ultima vivono fino a cinque milioni di ucraini.

Le forze filo-Cremlino qui possono facilmente accusare le autorità ucraine del loro “momento Chernobyl” le cure per motivi politici. Questa potrebbe diventare una nuova sfida politica, oltre che etica.

L’Ucraina ha perso oltre 15.590 vite, un numero superiore alle vittime di sei anni di conflitto con la Russia. Rispetto alla guerra, il coronavirus non è la questione più polarizzante al momento, ma inevitabilmente il conflitto potrebbe diventare un nuovo elemento di discordia in un Paese costretto a combattere troppe battaglie allo stesso momento.


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