Reportage Migrazione e demografia
L'ingresso del borgo di Stețcani, ottobre 2023. | Foto: ©Théodore Donguy L'ingresso del borgo di Stețcani, ottobre 2023

Il lento e inesorabile spopolamento della Moldova

Quasi un milione di cittadini all’estero, su un paese che ne conta poco più di 2.5 milioni: il peggior calo demografico d’Europa, dovuto ad instabilità politica, bassa qualità della vita e minaccia russa. Reportage.

Pubblicato il 23 Novembre 2023 alle 09:31
L'ingresso del borgo di Stețcani, ottobre 2023 L'ingresso del borgo di Stețcani, ottobre 2023. | Foto: ©Théodore Donguy
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Costea Haiducu è un viticoltore di 67 anni che vive a Stețcani, un paesino a nord della capitale moldava, Chișinău. Oggi gli abitanti non superano il centinaio, ma non è sempre stato così: “Gli unici rimasti sono i vecchi di sessant’anni, come me. La gente sta scappando e la cosa mi addolora molto. Ormai è la normalità nei paesini qui”, si rammarica Haiducu. Appena ne hanno la possibilità, gli abitanti di Stețcani lasciano la loro casa nella speranza di trovare una vita migliore nella capitale o all’estero. E a causa di questo esodo di massa, non restano che villaggi deserti.

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Stețcani, ottobre 2023: Costea Haiducu parla della situazione del suo villaggio. | Foto: ©Théodore Donguy

“I giovani non sono gli unici a lasciare il paese”, spiega l’uomo. La maggior parte cerca di andare a Chișinău, ma chi se lo può permettere prende direttamente il cammino per l’Europa occidentale. Costea è una vittima diretta di questo esodo: “Mia moglie è partita per andare a lavorare in Italia dieci anni fa. Mi manca molto”. Con le lacrime agli occhi, l’anziano torna a casa, lasciandosi alle spalle l’unica strada asfaltata di Stețcani.

Sin dalla sua indipendenza, dichiarata nel 1991 a seguito del crollo dell’Urss il paese, incastrato tra Romania e Ucraina, è uno dei più poveri d’Europa. Grande quanto il Belgio e con una popolazione di 2,6 milioni di abitanti – dei quali un terzo vive e lavora all’estero – la Moldova si è spesso trovata in bilico tra autoritarismo e democrazia.

Sono i centri abitati più piccoli ad aver pagato il prezzo di questa instabilità: mancanza di investimenti nelle infrastrutture pubbliche, scomparsa dei servizi medici e trasporti pubblici inesistenti. Altri 150 villaggi potrebbero scomparire dal prossimo censimento della popolazione, spiega il demografo moldavo Valeriu Sainsus.

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A Miclești, villaggio vicino a Stețcani, una contadina si occupa delle sue capre vicino a una casa in costruzione mai terminata. | Foto: ©Théodore Donguy

Nelle campagne moldave il numero dei cani randagi a volte supera quello degli esseri umani: è quello che resta delle case abbandonate, talvolta ancora in costruzione, un rifugio per cani. 


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I sentieri ben battuti dell’esilio

Le strade dell'esilio, percorse negli ultimi trent'anni, sono ormai consolidate: non mancano i modi per lasciare il paese. Ogni mercoledì e venerdì, alla stazione degli autobus di Chișinău si ripete la stessa scena: alle 10:15, un autobus EuropaTur parte per Parigi. Colea, un moldavo di trent'anni, lascia ancora una volta la sua compagna per tornare a lavorare in Francia. Impiegherà più di 20 ore per raggiungere la capitale francese.

Nel 2023, quasi un milione di moldavi è all'estero. La maggior parte della diaspora vive oggi in Romania o in Ucraina, ma migliaia di immigrati lavorano anche in Italia o in Spagna. Su questi autobus, si trova la forza lavoro qualificata del paese. La Moldova dipende economicamente da questa diaspora, che invia parte dei suoi salari alle famiglie in patria.


Altri 150 villaggi potrebbero scomparire dal prossimo censimento della popolazione


Stessa cosa alla stazione. Alle 17.20, a Gara Centru, l'ultimo treno sovietico in Europa, che fornisce un servizio giornaliero per Bucarest, si prepara a partire. I passeggeri, a volte carichi di bagagli che tradiscono una partenza definitiva, scoprono le rustiche cuccette che dovranno sopportare fino alle sette del mattino successivo.

Mentre per alcuni si tratta di un viaggio di sola andata, altri sono abituati a fare i “pendolari”. Come Edgar, un professore trentenne del Politecnico di Bucarest. Stabilitosi in Romania, dove si è sposato, fa parte di quella generazione che non credeva nel proprio futuro in Moldova: "Torno solo due o tre volte all'anno per vedere i miei genitori", spiega.

L'ingresso del borgo di Stețcani, ottobre 2023
Une famiglia alla stazione centrale di Chișinău. ©Théodore Donguy

Al potere dal 2020, la presidente Maia Sandu ha fatto dell'adesione all'Ue la sua priorità. Nella capitale, ogni bandiera moldava sventola accanto a quella con le dodici stelle. Il 23 giugno 2022, contemporaneamente all'Ucraina, la Moldova ha ottenuto lo status di paese candidato. L'attuale governo vede in questa opportunità un modo per accedere a un concreto e rapido miglioramento delle condizioni di vita, e quindi una riduzione dello spopolamento.

Ma l'adesione non è prevista prima del 2030. La corruzione e la pressione russa in Transnistria restano ostacoli importanti che sarà difficile superare. Tuttavia, il ministro dell'interno moldavo, Adrian Efros, non usa mezzi termini quando parla della futura adesione del Paese: "L'adesione all'Unione europea porterà alla Moldova libertà, prosperità, democrazia e pace".

Le giovani generazioni di moldavi vedono questa integrazione con speranza. Basta guardare alla vicina Romania, che ha aderito all'Ue nel 2007, per essere ispirati a sognare. In alcune zone rurali - altrettanto impoverite della campagna moldava - abitazioni fatiscenti si affiancano a nuove infrastrutture finanziate dall'Europa.

Mihai, 20 anni, è uno studente della capitale. Fa parte della prima generazione di moldavi che ha imparato l'inglese a scuola, una lingua che ora parla con facilità. Sorpreso di incontrare un giornalista europeo nel suo paese, Mihai difende con convinzione il progetto di adesione: "Spero con tutto il cuore che la Moldova possa entrare nell'Unione europea il prima possibile", per garantire un futuro ai giovani. 


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