Grandi inchieste Attualità Gli “invisibili” e il vaccino | Grecia

In Grecia, migranti senza documenti e senza vaccino

Gli allevamenti di pollame raccontano bene la situazione dei migranti senza regolare permesso di soggiorno in Grecia. Nonostante il rischio di contagio, molti lavoratori senza documenti non si fanno vaccinare per timore di venire espulsi. L’approvazione di una legge che avrebbe potuto risolvere il problema è stata ritardata. Inchiesta di Lighthouse Reports e Efimerida ton Synktaton.

Pubblicato il 10 Febbraio 2022 alle 11:00

Due grandi allevamenti di pollame, Nitsiakos e Pindos, si trovano a pochi chilometri di distanza fuori dalla città di Ioannina, nel nord-ovest della Grecia, una località remota, anche per un’epidemia.

Queste due aziende, insieme ad Ambrosiadis a Katerini nell’est, sono tra le più grandi in Grecia e, con i loro centinaia di dipendenti, sono le colonne portanti dell’economia locale. Ma con lo scoppio della pandemia da Covid-19, sono diventate anche zone a rischio di contagio.


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Nell’ottobre 2020, Pindos annunciava la sospensione del suo impianto di lavorazione del pollame in seguito a diversi casi di Covid-19. Nel giugno 2021, il personale sanitario dell’ospedale di Katerini registrava 30 casi di Covid-19 tra i lavoratori stranieri nello stabilimento Ambrosiadis, ma il focolaio fu tenuto nascosto.

Nel luglio 2021, il dipartimento greco della Protezione civile ha ordinato la sospensione temporanea dell’attività nell’allevamento Nitsiakos dopo aver fatto risalire un focolaio locale ai dipendenti dello stabilimento. Il sindaco di Ioannina, Moses Elisaf, aveva descritto la situazione come “seria ed estremamente preoccupante”, sottolineando che “le persone coinvolte non erano vaccinate, nonostante lavorassero in luoghi affollati e ad alto rischio”.


Lo sfruttamento dei lavoratori senza documenti, che rappresentava un problema dal punto di vista dei diritti umani e di quelli del lavoro, è diventato ora una questione anche di salute pubblica


L'Efet, l'Autorità greca per la sicurezza alimentare, classifica gli allevamenti di pollame tra i posti di lavoro ad alto rischio a causa del sovraffollamento, allo stesso tempo garantirne la priorità per la vaccinazione è un problema.

La maggior parte delle aziende lavora con subappaltatori greci, pachistani e albanesi, che forniscono loro i lavoratori. Alcuni tra questi hanno un permesso di soggiorno o hanno ottenuto il diritto di asilo, molti altri non hanno i documenti o l’età legale, fissata a 18 anni, per lavorare.

Lo sfruttamento dei lavoratori senza documenti, che rappresentava un problema dal punto di vista dei diritti umani e di quelli del lavoro già prima della pandemia, è diventato ora anche una questione di salute pubblica. Il mancato accesso alla vaccinazione di queste persone compromette l’intero programma vaccinale nazionale.

Hassan (il nome è stato modificato) ha 19 anni e viene dal Pakistan. È arrivato in Grecia nel 2018 come minore non accompagnato. Le situazioni che si è trovato davanti lo hanno portato a crescere in fretta.

A 16 anni ha accettato il suo primo lavoro in un allevamento di pollame, mentre viveva ancora nella “safe zone” (la zona recintata per minori non accompagnati all’interno di un campo profughi) di una struttura d’accoglienza per rifugiati e migranti. Lavorare in un allevamento di pollame non è facile. “Negli allevamenti si lavora anche la notte, raccogliendo polli con un camion, oppure nel mattatoio o nelle mangiatoie”, spiega Hassan. “Molti lavoratori non ce la fanno e si licenziano”.

Hassan ha passato diversi mesi senza documenti regolari, per poi ricevere il permesso di rimanere nel paese per motivi umanitari. Non è però successo lo stesso ad altri lavoratori, e la legge che ha concesso i documenti ad Hassan è stata revocata.

“Segnalazioni anonime ci hanno riferito che gli allevamenti di pollame impiegavano lavoratori clandestini”, afferma Despina Konstantinou, presidente della Katerini Labor Centre union: “Si tratta di voci sono difficili da confermare. […] Hanno nazionalità diverse, a volte provengono da diverse parti della Grecia e lavorano per brevi periodi”. Ciò rende impossibile confrontare i nomi con i registri dei turni.

“Non ci è ancora stata data nessuna informazione sulla vaccinazione”, ha riferito Hassan. “L’unico ordine che abbiamo ricevuto è quello  di indossare le tute protettive. Non tutti sono vaccinati”. Hassan ha preso l’iniziativa e tre mesi fa ha ricevuto la prima dose, principalmente perché aveva paura, ha raccontato. “I migranti vengono spesso multati senza apparente motivo, ma soprattutto non volevo prendere il virus”.

Per i suoi colleghi non è la stessa cosa: “Ogni settimana qualcuno si ammala. Se ne vanno e ritornano dopo 14 giorni. L’estate scorsa non ci sono stati nuovi casi, ma ora il numero sta crescendo”.

Nessuna risposta ufficiale del governo greco

La Grecia non è l’unico paese in cui la filiera di lavorazione della carne è stata l’epicentro dei focolai di Covid-19. Incidenti simili in misura maggiore sono stati registrati in Europa, ma ciò che differenzia la Grecia dagli altri paesi è la mancanza di una risposta ufficiale al problema. In Germania, ad esempio, il governo federale ha approvato una legge nel novembre 2020 che vieta i contratti a tempo determinato nell’industria della carne.

L’Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) ha esortato gli stati membri a dare la precedenza alla vaccinazione di migranti nei loro piani di vaccinazione nazionali. Lighthouse Reports ha mappato le politiche di vaccinazione in 18 paesi europei, ma in Grecia è difficile fare un bilancio a causa della mancanza di politiche pubbliche affidabili e precise. Il Paese è tra gli ultimi per accesso alla vaccinazione di coloro privi di documenti ed emarginati.

L'unica campagna informativa mirata è stata Vaccines For All, co-organizzata da INTERSOS Hellas, il Greek Forum of Migrants (Forum greco dei migranti) e il Greek Forum of Refugees (Forum greco dei rifugiati). La campagna è cominciata nell'agosto 2021 e conta documenti disponibili in 10 lingue.

Secondo Apostolos Veizis, medico e direttore di INTERSOS, le categorie più vulnerabili avevano il timore che la pandemia potesse essere usata come un modo per incriminare ulteriormente le persone ed espellerle. Nonostante il fatto che i migranti senza documenti fossero l’anello debole della campagna di vaccinazione fosse chiaro già nel 2020, il governo non ha permesso loro di accedere alla vaccinazione fino a maggio 2021.

In quel mese è stata emessa una direttiva governativa che ha permesso a coloro in possesso di documenti d’identità dei loro paesi di origine di ottenere un numero temporaneo di previdenza sociale (noto con l'acronimo greco PAMKA) per poter essere vaccinati.“Molti migranti, però, non avevano questi documenti”, ha riferito Veizis, “quindi non avevano accesso alla vaccinazione”.

Il 2 ottobre 2021, in risposta alle pressioni delle organizzazioni della società civile e degli esperti di salute pubblica, una nuova legge (4839/2021) ha dato ai migranti senza documenti il diritto di ottenere un numero PAMKA (numero di sicurezza sociale) per consentirgli di essere vaccinati senza rischiare l'espulsione ed ha permesso alle autorità locali e alle ong di partecipare al programma di vaccinazione.

Nella pratica ci sono stati ritardi nell'attuazione della legge, per cui molte persone senza documenti non hanno potuto essere vaccinate. Una decisione ministeriale congiunta emessa nel dicembre 2021 – due mesi dopo l'approvazione della legge – ha dato loro accesso al processo di vaccinazione ufficiale. In ogni caso, secondo Lefteris Papagiannakis, esperto legale e direttore del Consiglio greco per i rifugiati, questo apre le porte solo alle persone che hanno un qualche tipo di documento identificativo, anche se scaduto o non valido. Le persone senza alcun documento – i cosiddetti "invisibili" – non possono ancora registrarsi.

Gli allevamenti avicoli e i loro subappaltatori

Lighthouse Reports e Reporters United hanno contattato per alcune domande tutti e tre gli allevamenti avicoli citati in quest’inchiesta.

Un portavoce di Nitsiakos ha risposto che “il tasso di vaccinazione tra i dipendenti, compresi i lavoratori assunti attraverso subappaltatori, è pari al 90 per cento”. Un membro del comitato di Ambrosiadis Avee ha negato l'esistenza di dipendenti "invisibili". "Tutti i lavoratori qui sono persone reali. Non posso rispondere a domande ipotetiche. Non ci sono persone senza documenti, dovete vedervela con l’ispettorato del lavoro". Un rappresentante di Ambrosiadis ha ammesso la presenza di lavoratori non vaccinati nell'azienda, ma ha affermato anche che tutti i protocolli vengono rispettati, compresi i test rapidi, e che è in corso un monitoraggio continuo.

Il portavoce dell'azienda ha ammesso che Ambrosiadis ha usato dei subappaltatori, sostenendo che ciò era dovuto alla mancanza di lavoratori greci per i macelli. "La responsabilità è dell'appaltatore che li assume, noi abbiamo un rapporto con loro e non direttamente con i lavoratori ".

Pindos non ha risposto alle nostre richieste di informazioni.

Thodoris Nikolaou e Myriam Patrou hanno partecipato all’inchiesta.

👉 L'articolo originale su Efimerida ton Syntakton


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