Il futuro dell’euro in bilico

Per la moneta unica i prossimi giorni saranno decisivi. I titoli pubblici di diversi paesi dovranno passare la prova dei mercati. Il risultato, spiega la stampa europea, ci dirà se gli investitori hanno fiducia negli stati più a rischio e se l'euro riuscirà a mantenersi stabile.

Pubblicato il 12 Gennaio 2011 alle 16:36

"Il Portogallo affronta, sotto lo sguardo attento dell'Europa, il primo grande test dell'anno per capire se riuscirà a uscire dalla crisi senza dover ricorrere all'aiuto esterno" scriveva Público il 12 gennaio. "Una giornata", prosegue il quotidiano portoghese, che "Angela Merkel, Nicolas Sarkozy, Jean-Claude Trichet e tutti i responsabili politici europei vivono con grande preoccupazione per il futuro dell'euro". Alla fine, Lisbona ha potuto raccogliere 1,25 miliardi di euro.

Il giorno prima, "il governo aveva giocato la sua ultima carta", osserva il giornale, "annunciando che il deficit del paese è di 800 milioni di euro inferiore al previsto", cosa che "dovrebbe contribuire a smentire le voci che danno per inevitabile un intervento". Superato il test portoghese, il 13 gennaio "sarà poi la volta dell'Italia e della Spagna", scrive La Stampa.

Il quotidiano italiano mette in guardia contro "la self-fulfilling prophecy, ovvero la profezia capace di avverarsi da sola che regna oggi nella finanza mondiale", e cita uno studio della banca americana Citygroup secondo il quale "l'euro sopravviverà alla crisi, nonostante l'entità attuale dei fondi di soccorso europei – 421 miliardi rimasti dopo il salvataggio di Grecia e Irlanda – non basti a coprire per le esigenze della Spagna in caso di necessità".

Se però l'euro riuscirà a uscire dalla crisi attuale, lo dovrà in parte anche all'aiuto dell'Estremo Oriente: "L'Asia viene in aiuto dell'euro", afferma Rzeczpospolita, commentando l'intenzione, annunciata l'11 gennaio dal Giappone e dalla Cina, "di investire nelle prossime emissioni di titoli del debito pubblico europeo". "La Cina comprerà obbligazioni spagnole. Il Giappone invece acquisterà titoli emessi dal Fondo europeo di stabilizzazione (Fesf), istituito l'anno scorso per salvare gli stati della zona euro più a rischio", scrive Jean-Marc Vittori su Les Echos.

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"Si tratta di una decisione politica", sostiene l'editorialista del quotidiano economico francese, che si può spiegare con tre ragioni: in primo luogo "le grandi potenze asiatiche hanno deciso di aiutare dei paesi amici che attraversano una fase di difficoltà". In secondo luogo "Pechino e Tokyo stanno combattendo una guerra per guadagnare influenza in Asia e nel mondo". La Cina ha invitato la settimana scorsa il suo vice primo ministro a "fare un viaggio trionfale a Madrid per annunciare la decisione di comprare dei titoli spagnoli", mentre il Giappone ha annunciato che comprerà il 20 per cento delle obbligazioni emesse dal Fondo europeo di stabilizzazione finanziaria (Fesf).

La terza ragione è implicita, ma "probabilmente è la più profonda: l'Asia non vuole che l'euro crolli. I cinesi sanno bene che l'Europa dei 27 è il loro primo mercato, davanti agli Stati Uniti. I giapponesi invece temono una nuova 'endaka', una supervalutazione della loro moneta che influirebbe negativamente sulle esportazioni". "Questa attenzione non fa che confermare la debolezza del Vecchio continente", osserva infine Les Echos, "ma mostra anche che l'Europa rimane un obiettivo importante e non solo per gli europei".

Il risultato delle emissioni di titoli pubblici di questi giorni sarà esaminato dai paesi della zona euro durante la riunione dell'Eurogruppo del 17 gennaio. Entro quella data, osserva El País, la Commissione europea dovrà approvare la Strategia per la crescita e l'occupazione, primo passo verso un'armonizzazione dei bilanci degli stati membri e "verso un governo economico dell'Ue". La Commissione dovrebbe anche proporre la "reciprocità" delle prossime emissioni di titoli, secondo una "formula ibrida": i titoli saranno garantiti congiuntamente dal Fesf e dallo stato emittente.

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