Il presente e il futuro del Baltico

Da diversi anni ormai il mar Baltico è il mare interno dell’Unione Europea. Ma di che mare si tratta, in realtà? Poco profondo, chiuso, povero, il Mar Baltico sembra dividere più che unire. Sia dal punto di vista economico che da quello ambientale, il futuro del mar Baltico risiede nella cooperazioni tra le nazioni delle sue coste e con l’Unione Europea.

Pubblicato il 17 Agosto 2009 alle 15:19
Pescatori su una spiaggia dell'isola di Rügen, Germania (Flickr.com/garibaldi)

Fino a tempi relativamente recenti, il Baltico era un lago. Appena 10 mila anni fa, però, un cambiamento del clima sciolse i ghiacciai del nord Europa e causò un innalzamento delle acque dell’Atlantico di alcune decine di metri: abbastanza da far traboccare l’oceano nel lago Baltico, trasformandolo in uno dei mari più giovani del mondo. Originariamente il Baltico era molto più grande di oggi, copriva infatti gran parte di Svezia e Finlandia. Si ritirò solo quando le grandi masse di ghiaccio si sciolsero, e la Scandinavia, fino ad allora sepolta sotto l’enorme peso dei ghiacci, cominciò a emergere.

Ormai da cinque anni il Baltico può essere considerato il bacino interno dell’Unione Europea, eppure ogni paese ancora lo chiama con un nome diverso. Quello che per tedeschi e scandinavi è il Mare dell’Est – Ostsee o Östersjön – per gli estoni è il Läänemeri, Mare dell’Ovest. I lettoni, i russi e i lituani, così come gli inglesi e i francesi – e, seguendo il loro esempio, il resto del mondo – lo chiamano mar Baltico.

Dall’antichità attraverso il XVII secolo, il Baltico ha sempre avuto dei prodotti di esportazione “alla moda”: ambra, schiavi, aringhe salate, legname per la costruzione di navi. Le aringhe, così come altri tesori del Baltico – il grano, la cera, le pelliccie – erano spedite e commerciate dalla Lega Anseatica, un’associazione di circa cento porti sparsi tra il Baltico e il Mare del Nord. Nel XVII secolo, la Svezia tentò di conquistare l’intera costa del Baltico, ma il sogno di trasformare il mar Baltico in un mare svedese si infranse in seguito a due grandi sconfitte contro la Russia.

Più pesci, meno fertilizzanti

Oggi, l’unico interesse comune dei nove paesi che si affacciano sul Baltico è la tutela dell’ambiente. Fortunatamente però le condizioni del mare sono in netto miglioramento; ci sono sempre più pesci e sta diminuendo l’eccesso di fertilizzazione delle acque dovuto alla miscela di azoto e fosfati. Questa miscela aveva causato un’esplosione della crescita delle alghe, che assorbono un’enorme quantità di ossigeno in decomposizione: nel 2002 l’invasione dell’alga blu-verde trasformò il Baltico in una sorta di brodo verdastro, decimando la popolazione delle foche. “Il fatto che i livelli di azoto e fosfati non siano più in crescita è davvero una bella sorpresa”, ha dichiarato il professor Fredrik Wulff dell’Università di Stoccolma.

Incaricato da Helcom, il Comitato di Helsinki che monitora le condizioni amientali del Baltico, Wulff ha portato avanti un progetto di ricerca e ha riscontrato che, rispetto al 2007, l’anno scorso le emissioni di fosfati sono diminuite di 3000 tonnellate, e quelle di azoto addirittura di 50.000 tonnellate. “La riduzione delle emissioni, in particolare del fosfati, che sono estremamente dannosi, è dovuta ai nuovi impiati per la trattazione dei rifiuti situati sui bacini della Vistola e dell’Oder”, afferma il professor Wulff. La qualità delle acque può migliorare ancora grazie alla cozza blu (Mytilus edulis), la famosa moule della cucina francese, anche se la variante del Baltico – che è troppo piccola – è meno apprezzata dai buongustai. Le sue dimensioni ridotte, però, non le impediscono di agire come un micro-impianto di smaltimento in grado di assorbire i fosfati e l’azoto. In condizioni favorevoli, una singola cozza può filtrare fino a nove litri d’acqua in un’ora. Un allevamento di cozze, che produce 500 tonnellate di molluschi in diciotto mesi, può filtrare circa un milione di metri cubi d’acqua, funzionando da impresa delle pulizie per i 25 ettari di mare circostanti e assorbendo fino a cinque tonnellate di azoto e 300 chili di fosfati.

Ci sono addirittura otto monete diverse che circolano nel bacino del Baltico: finora solo la Germania e la Finlandia hanno adottato l’euro. Nel suo insieme, l’economia del Baltico è più piccola di quella della California. La Svezia da sola accentra un quinto dell’intera economia della regione, di cui Stoccolma è la capitale finanziaria. Inoltre le coste baltiche sono l’area meno popolata d’Europa, prive di grandi porti e di grandi città. Unite tra loro, Stoccolma, Helsinki, Copenhagen, Tricity (Gdansk-Gdnynia-Sopot), Riga e Tallinn sarebbero comunque più piccole di San Pietroburgo. “Le imprese locali non prendono in considerazione la regione baltica. Per le compagnie scandinave rimane più sconosciuta degli Usa o della Cina, dove invece sono alla ricerca di partners”, dice Mikael R. Linwaldholm, esperto danese di innovazione e comunicazione sociale d’impresa.

Una strategia per il Mar Baltico

In questa situazione, tutte le speranze per il futuro del Baltico sono appese all’Unione Europea. La Commissione europea ha appena svelato una strategia per il mar Baltico, un programma di sviluppo per la regione. L’obiettivo è quello di rendere l’area baltica più ricca, più sicura, più pulita e più accessibile. L’iniziativa suona ambiziosa, anche se non ci sono finanziamenti eccezionali, nuove istituzioni o cambiamenti legislativi a supportarla. “L’idea è quella di usare bene fondi già assegnati per progetti già in corso”, spiega Hans Brask, direttore del Forum per lo Svilupo del Baltico. Non ci sono riserve di fondi da investire perché 50 miliardi di euro sono già stati assegnati alla regione baltica nel budget europeo del 2007-2013. Quasi dieci miliardi saranno spesi per l’ambiente, sei per l’innovazione e la competitività. Circa 700 milioni saranno stanziati per lo sviluppo della sicurezza della regione. In agenda c’è anche la creazione di un sistema energetico del Baltico, da realizzare attraverso il miglioramento delle condutture e delle linee ad alta tensione che conettono i paesi dell’area. Se il progetto riuscirà, metterà fine all’isolamento energetico di Lettonia, Estonia e Lituania, che sono connesse solo alla rete elettrica russa.

Ventisette miliardi sono destinati al miglioramento delle infrastrutture dei trasporti, in particolare in Lettonia, Estonia, Lituania e Polonia. In questo settore gli scandinavi non hanno invece problemi: ci sono già un ponte e un’autostrada che collegano Malmo a Copenhagen, e si sta pensando di costruire un nuovo ponte e di scavare un tunnel da Helsinki a Tallin. Il piano non parla della costruzione del tunnel, che sarebbe il più lungo e il più caro del mondo, ed è quindi destinato a rimanere ancora per un bel po’ sulle scrivanie dei progettisti. Al centro del piano c’è invece la Rail Baltica, l’equivalente ferroviario della famosa via Baltica,l’autostrada che dal 2013 collegherà Varsavia a Tallin. Mentre in tutto il mondo si passa all’alta velocità, i parametri della Rail Baltica, i cui treni correranno a 120 km orari, non sono certo all’avanguardia. Basti ricordare per andare in treno da Varsavia a Tallin ci vogliono attualmente 36 ore, 15 da Varsavia a Vilnius. Nel 1939, il Vilnius Express copriva la tratta in cinque ore e quarantacinque minuti ma oggi, quasi un secolo dopo, è l’Unione Europea a offrire la prima vera occasione per ricostruire la comunità baltica.

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