Il ritratto di un passato doloroso

Oltre al suo valore artistico, il ritrovamento di 1.400 dipinti a casa di Cornelius Gurlitt è l'occasione per affrontare ed accettare una volta per tutte l'eredità del nazismo.

Pubblicato il 15 Novembre 2013 alle 16:18

Finalmente lo hanno trovato, l'anziano tedesco più ricercato del paese. Paris Match lo ha fotografato in un centro commerciale di Schwabing, a Monaco. Capelli bianchi ben curati, vestito elegante. Guarda di lato, l'aria a disagio, la bocca socchiusa, come se volesse dire qualcosa ma non riuscisse a dire nulla.
Ecco dunque - con molta probabilità - Cornelius Gurlitt, il figlio del mercante d'arte nazista Hildebrand Gurlitt. La rivista Focus ha rivelato che la polizia aveva già perquisito nel 2012 il suo appartamento di Monaco, dove erano custodite molte opere raccolte soprattutto sotto il regime nazista. Ma se la procura cerca Gurlitt senza sapere ancora cosa rimproverargli sul piano giuridico, da lunedì scorso altri portano avanti l'inchiesta: investigatori privati assunti dagli eredi dei collezionisti ebrei, giornalisti, fotografi, rappresentanti dei musei.
Non si tratta certo di un avvenimento secondario. Quello che si trova qui, dietro le persiane abbassate di un edificio moderno, è un concentrato del capitolo più scuro della storia tedesca. Un uomo solo vi ha depositato l'eredità di suo padre, un tedesco nato e cresciuto in Germania. Hildebrand Gurlitt ha collaborato con il regime nazista e ne ha approfittato spogliando collezionisti ebrei dei loro beni e quindi dei loro mezzi di sussistenza, e privando i musei dei loro gioielli d'arte moderna. Ma oltre ad avere anche lui un po' di sangue ebreo, era anche un mecenate e un difensore di questi artisti di avanguardia di cui, a seconda dei casi, conservava e rivendeva le opere.
Sono i paradossi della nostra storia, e tutti i discendenti vi si sono adeguati senza problemi. A quanto pare Cornelius Gurlitt ha ritenuto di non avere altra scelta se non nascondersi nel segreto di famiglia. Alla morte della madre avrebbe potuto trasmettere l'eredità paterna a una fondazione, alla fine degli anni sessanta, o cederla allo stato per fare delle ricerche e avviare eventuali restituzioni.
Ma Cornelius Gurlitt non aveva libertà di scelta né abbastanza distacco dalle sue origini, e nulla dice che le avrà oggi. La conclusione di un accordo sarebbe oggi l'unica soluzione positiva possibile, perché alla fine della guerra nessuno ha abrogato la legislazione sulla sottrazione di opere d'arte. La legge del 1938 sull'"arte degenerata" è ancora in vigore. Sul piano giuridico si è imposta in Germania l'idea che il saccheggio dei musei era un "atto arbitrario del governo" ed è per questo motivo che dopo la guerra nessuno museo ha potuto reclamare la restituzione delle opere trafugate. Inoltre i collezionisti privati, come la famiglia Gurlitt, sono esclusi da tutti gli accordi che sono stati conclusi in seguito sulle opere d'arte confiscate agli ebrei.
Queste disfunzioni gravi sono note e problemi giuridici più gravi di questo sono emersi negli ultimi anni, ma perché allora il caso Gurlitt fa così scalpore? L'attrazione sinistra che esercita risiede nelle sue ambiguità. Prima quella di Cornelius Gurlitt, poi quella del procuratore che non ha ancora pubblicato la lista completa delle opere nascoste.
Gurlitt, che ha quasi 80 anni, ha probabilmente capito che le attività dei suoi genitori, per quanto legali, erano comunque illegittime. Tutta la sua vita la ha consacrata a nascondere la bugia di famiglia, dedicando la sua esistenza a mantenere intatta la reputazione di suo padre.

Alì Babà emarginato

Cornelius Gurlitt è forse solo un disadattato come tanti altri - la settimana scorsa abbiamo creduto di vedere nella sua timidezza davanti all'obiettivo la prova che si trattava di un mostro un po' pazzo, capace di tutto. È così poco combattivo che non ha neanche assunto un avvocato. Tuttavia colui che si sarebbe potuto considerare come un emarginato in mezzo alla sua caverna di Alì Babà è stato oggetto di ben poca compassione. Quello che importava era rassicurarsi, dirsi che al contrario di lui noi ne eravamo usciti, eravamo guariti dai crimini nazisti e dalle loro ripercussioni. Ma è vero?
Chi come Cornelius Gurlitt è nato nel 1933 in Germania non è stato né carnefice né vittima. Si è adeguato a un regime di non diritto e nel 1945 da bambino si è scontrato con l'affermazione di nuovi valori, prima di far parte di quelle persone che hanno costruito la nuova Repubblica federale. È solo oggi, nel momento in cui la sua generazione arriva a un'età avanzata, che la sua concezione dell'esistenza vacilla, che le vecchie ferite si riaprono. La storia di Cornelius Gurlitt può anche essere l'occasione per saperne di più, per far parlare questo figlio della Germania - o se non lui quanto meno i suoi quadri, i suoi disegni e i suoi archivi accuratamente nascosti.
Oggi il governo tedesco ha annunciato che avrebbe giocato la carta della trasparenza e che, nei limiti consentiti dalla legge, avrebbe pubblicato su internet una lista delle opere. Un'iniziativa lodevole. Nascondendo la natura delle opere, l'esecutivo avrebbe messo a dura prova la pazienza dell'opinione pubblica. Le ambiguità provocate da questa scoperta agitano gli animi perché tutti avvertono le molte brutte sorprese che un passato così crudele può nascondere: i fantasmi di ieri che non conosciamo veramente o che non riusciamo a capire, ma che possono tornare in ogni momento.
[[La morte di tutti coloro che si macchiarono di opportunismo e di crudeltà non segna la fine della storia]]. Perché le opere d'arte sopravvivono agli uomini e di fatto sono la nostra memoria. Il sentimento diffuso che provano molti tedeschi prende corpo con questa scoperta. All'improvviso ecco riapparire dei veri quadri nella casa di un vero figlio di nazista. Oggi abbiamo la scelta fra esporre al pubblico ludibrio questo messaggero venuto dal passato, così da rimuovere ancora una volta la questione della colpevolezza, o di accettare Cornelius Gurlitt come uno dei nostri, con tutta la sua disperazione. Forse è arrivato il momento di trovare, insieme a lui, un modo per vivere meglio.

La scoperta

Un tesoro nascosto

Il meglio del giornalismo europeo, ogni giovedì, nella tua casella di posta

È stato il settimanale Focus a rivelare per primo la collezione segreta dell'80enne Cornelius Gurlitt, figlio di un collezionista che aveva confiscato le opere dei pittori "degenerati" su ordine del regime nazista.
Il "tesoro" comprende oltre 1.500 dipinti ritrovati nell'appartamento di Gurlitt a Monaco nel 2012 dalla polizia, tra cui opere di Matisse e Picasso. Il valore complessivo è vicino al miliardo di euro. Alcune opere sarebbero appartenute al collezionista Paul Rosenberg, nonno della giornalista Anne Sinclair, che "si batte da decenni per recuperare i dipinti rubati dai nazisti", spiega il settimanale.

Ti è piaciuto questo articolo? Noi siamo molto felici. È a disposizione di tutti i nostri lettori, poiché riteniamo che il diritto a un’informazione libera e indipendente sia essenziale per la democrazia. Tuttavia, questo diritto non è garantito per sempre e l’indipendenza ha il suo prezzo. Abbiamo bisogno del tuo supporto per continuare a pubblicare le nostre notizie indipendenti e multilingue per tutti gli europei. Scopri le nostre offerte di abbonamento e i loro vantaggi esclusivi e diventa subito membro della nostra community!

Sei un media, un'azienda o un'organizzazione? Dai un'occhiata ai nostri servizi di traduzione ed editoriale multilingue.

Sostieni il giornalismo europeo indipendente

La democrazia europea ha bisogno di una stampa indipendente. Voxeurop ha bisogno di te. Unisciti a noi!

Sullo stesso argomento