Attualità Commissione europea
L'investitura della nuova commissione il 9 febbraio a Strasburgo. (AFP)

In bocca al lupo, Barroso II

La nuova Commissione europea ha ricevuto il via libera dal parlamento e si prepara a mettersi al lavoro. Ma le incertezze delle nomine e la mancanza di chiarezza nella distribuzione delle responsabilità tra commissari rischiano di minarne il funzionamento.

Pubblicato il 10 Febbraio 2010 alle 15:47
L'investitura della nuova commissione il 9 febbraio a Strasburgo. (AFP)

La Commissione europea è sempre stata un'istituzione ibrida e la sua identità in rapporto al Parlamento europeo e agli stati membri ha cominciato a definirsi con precisione soltanto dopo l'entrata in vigore del trattato di Lisbona. Organo autenticamente esecutivo, la commissione si avvicina adesso di più all'idea di un vero governo europeo. L'unico neo è l'assenza di un commissario alla difesa. Ma i paesi Ue non hanno mai voluto una difesa comune e non sembrano intenzionati a cambiare idea.

Non sorprende quindi che il Parlamento europeo abbia dato semaforo verde alla commissione Barroso II, il cui presidente, José Manuel Durão Barroso, sta per iniziare un secondo mandato di cinque anni. Resterà in carica fino all'ottobre 2014. La nomina della sua squadra composta da 26 commissari è stata accolta in blocco con 488 voti a favore, 137 contrari e 72 astenuti. Il voto compatto dei principali partiti, conservatori, socialdemocratici e liberali, ha suscitato violente critiche da parte degli oppositori di Barroso che denunciano l'incertezza che circonda la commissione e la sua formazione.

Il capogruppo dei verdi, Daniel Cohn-Bendit, ha parlato di una “coalizione di ipocriti” che ha votato una commissione senza carattere. “Barroso ha formato la commissione con l'idea di dividere per regnare”, ha affermato. “Ha distribuito gli incarichi senza tenere conto delle competenze dei candidati. Peggio ancora, ha spostato ad altri incarichi commissari che avevano svolto un buon lavoro”. Il nuovo esecutivo rischia secondo lui di essere dilaniato da lotte di potere intestine a causa della mancanza di chiarezza nella divisione delle responsabilità.

Una critica condivisa da numerosi deputati che hanno votato a favore per disciplina di partito. Un esempio di mancanza di chiarezza nella ripartizione delle responsabilità: in politica estera le competenze dei commissari Catherine Ashton (Alto rappresentante per la politica estera dell'Unione), Kristalina Georgieva (cooperazione internazionale) e dello stesso Barroso rischiano di accavallarsi. (sv)

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OPINIONE

Un abile dosaggio

José Manuel Barroso ha dovuto ascoltare innumerevoli amentele e richieste, ma questo fa parte del funzionamento di un parlamento che si è politicizzato. Barroso ha raggiunto un buon equilibrio tra le principali famiglie politiche europee, tra vecchi e nuovi commissari, piccoli e grandi paesi, vecchi e nuovi stati membri. Una storia cominciata male sembra essere finita bene (tutti ricordano le perplessità in occasione della sua candidatura a un secondo mandato). Barroso ha navigato nella tempesta grazie alla sua riconosciuta abilità tattica. Ha avuto fortuna nel caso della scelta dei dirigenti europei per i due posti che avrebbero potuto competere con il suo. Herman von Rompuy e Catherine Ashton non sono pesi massimi che possano fargli ombra. Almeno per il momento. Ora ha tutto per restituire alla commissione quella leadership che ha perso per strada nel mandato precedente. Non ha più scuse. Non deve piacere a tutti. Non spetta più a lui ma a Rompuy assicurare il consenso al Consiglio europeo. Resta da vedere se oltre che un abile tecnico è anche un abile stratega. C'è da augurarselo, per il bene dell'Europa. Público

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