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L’Europa entra nell’era Blockchain

Nonostante sia una sfida sotto molti aspetti, l'Ue si sta appropriando lentamente il potenziale della rivoluzionaria tecnologia di crittografia nelle transazioni per rafforzare il mercato unico digitale, tutelando allo stesso tempo i valori europei.

Pubblicato il 29 Luglio 2020 alle 16:39

Il Consiglio europeo per l’innovazione (Eic) ha assegnato 5 milioni di euro a sei innovatori sociali a fine giugno in occasione del premio “Blockchains for Social Good” (Le tecnologie Blockchain per il bene sociale).

In gara 178 progetti provenienti da tutta Europa, che hanno dimostrato come la tecnologia Blockchain possa apportare miglioramenti significativi in numerosi settori quali la trasparenza delle procedure pubbliche, la partecipazione nei processi decisionali democratici, il commercio equo e solidale, l’inclusione finanziaria e l’economia circolare.

Tra i sei vincitori ci sono: Kleros, una piattaforma francese di risoluzione online delle controversie; Prosume, una piattaforma italiana di scambio di energia peer-to-peer (da pari a pari); WordProof, una ditta olandese di autenticità del contenuto e un sistema di assistenza finanziaria in caso di catastrofi per spedire denaro in tutta la regione del Pacifico.

Accolto positivamente dalla Commissaria Mariya Gabriel, il premio è solo l’ultima iniziativa per la creazione di un ecosistema europeo che promuova la tecnologia Blockchain. Ma perché l’Ue sta investendo risorse in una tecnologia simile?

Si prevede che entro il 2030 le tecnologie Blockchain genereranno oltre tremila miliardi di dollari all’anno e che per allora il 10-20% delle infrastrutture economiche globali funzioneranno con sistemi basati sulla tecnologia Blockchain.

Blockchain è più comunemente nota per essere la tecnologia dietro Bitcoin. Individuata come “una soluzione inedita all’annoso problema umano della fiducia”, la tecnologia Blockchain si basa sulla crittografia per verificare le transazioni e tracciarle su un registro cronologico. Quest’ultimo è distribuito tra un gran numero di utenti in tutto il mondo ed è, quindi, quasi impossibile da manomettere.

In parole povere, una tecnologia Blockchain pubblica è un databasein cui le informazioni sono contemporaneamente immagazzinate in migliaia di luoghi e costantemente aggiornate. Tutti possono far parte di questo meccanismo, ma nessuno può veramente avere il controllo sui dati archiviati.

Senza entrare nei dettagli del funzionamento di questa tecnologia, la cosa importante da capire è che può essere allo stesso tempo disintermediata, transnazionale, a prova di manomissione, trasparente e autonoma, pur essendo caratterizzata da pseudonimia. La tecnologia Blockchain, per sua natura, si basa su incentivi e può essere un modo efficace per raggiungere un accordo tra soggetti che non si conoscono o che non si fidano l’uno dell’altro.

Negli ultimi anni, la tecnologia Blockchain è stata accolta da un numero crescente di persone entusiaste in tutto il mondo come una svolta tecnologica che non solo cambierebbe il mondo come lo conosciamo oggi, ma che sarebbe anche un modo di creare una società più libera, democratica e trasparente che darebbe potere ai cittadini e ai consumatori.

Indubbiamente la tecnologia Blockchain è stata oggetto di numerose promozioni tecnologiche, il che ha creato tante false aspettative. Tuttavia, la maggior parte degli esperti ammettono che il suo ruolo futuro nella nostra società sarà più fondamentale che dirompente.

L’innovazione ha un costo

Per quanto riguarda la sperimentazione della tecnologia Blockchain, l’Europa occidentale ha speso 674 milioni di dollari nel 2019, dietro solo agli 1,1 miliardi di dollari degli Stati Uniti. La maggior parte delle spese legate alla tecnologia Blockchain sono state effettuate da Stati membri piuttosto che dall’Ue. Di conseguenza, paesi come l’Estonia, dove la tecnologia Blockchain è utilizzata  dal governo da quasi dieci anni, sono molto più avanzati rispetto ad altri paesi europei che hanno appena iniziato a interessarsi a questa tecnologia.

La Commissione europea sta provando a intensificare il coinvolgimento dell’Ue e si prevede che, attraverso il Fondo europeo per gli investimenti (Eif), investirà 100 milioni di euro nel corso del 2020 in un programma di Blockchain e d’intelligenza artificiale per aumentare i finanziamenti delle tecnologie in Europa. Altri 300 milioni di euro sono attesi dagli investitori privati che si stanno lanciando su questo mercato. Come spiegato dall’Eif, l’aumento delle sovvenzioni mostra come l’Ue stia cercando un modo per evitare che gli innovatori ottengano finanziamenti dagli Stati Uniti o da altri paesi e lascino l’Europa.

Sebbene la Cina abbia “solo” investito 319 milioni di dollari nel 2019, Xi Jinping è stato uno dei primi dirigenti a promuovere la tecnologia Blockchain come una “scoperta fondamentale per l’innovazione indipendente”. Tale sostegno è stato percepito come un segnale di allarme in molti paesi occidentali, dato che caratteristiche come l’immutabilità e la trasparenza possono facilmente essere utilizzate dai governi per attuare politiche autoritarie.

Se si considera che più della metà dei Bitcoin mondiali sono attualmente prodotti da sole quattro entità ubicate in Cina, è facile capire come la corsa alla tecnologia Blockchain possa diventare una competizione geopolitica rischiosissima.

I mattoni della strategia dell’Ue per la tecnologia Blockchain

L’Ue non si limita ad aumentare i finanziamenti per la tecnologia Blockchain, ma ha anche discretamente sviluppato una strategia per mettere l’Europa all’avanguardia dell’innovazione della tecnologia Blockchain sotto la guida del Blockchain Head of Unit (Capo unità della tecnologia Blockchain) Pēteris Zilgalvis.

Nel febbraio 2018, l’EU Blockchain Observatory and Forum (l’Osservatorio e il forum dell’Ue sulle tecnologie Blockchain) è stato creato per disegnare la mappa delle iniziative più notevoli in Europa e fornire raccomandazioni alle istituzioni dell’Ue.

L’adozione popolare della tecnologia Blockchain in Europa potrebbe portare a un notevole aumento dell’efficienza degli enti amministrativi pubblici e a un migliore utilizzo dei servizi pubblici da parte dei cittadini e delle imprese.

In questo senso, l’European Blockchain Service Infrastructure (Ebsi) è un’iniziativa molto promettente. Nasce da una partnership del 2018 tra 30 paesi europei per fornire servizi pubblici transfrontalieri a livello europeo, come l’autenticazione notarile di documenti, la verifica di diplomi, l’identità auto-sovrana e la condivisione di dati affidabili.

La natura trustless (la tecnologia Blockchain toglie la nozione di fiducia, si tratta di raggiungere accordi con persone che non si fidano l’una dell’altra) della tecnologia Blockchain sembra adeguata per coordinare efficacemente più protagonisti che vogliono mantenere la loro autonomia. Come osservato da Pēteris Zilgalvis, “la tecnologia Blockchain è la soluzione ideale per la governance multilivello dell'Ue”. Una tecnologia Blockchain a livello europeo con nodi che attraversano gli Stati membri e la Commissione europea potrebbe diventare un elemento essenziale del processo decisionale europeo nell’immediato futuro.

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Regolamentazione contro innovazione

Come di consueto, l’Europa deve affrontare il dilemma della regolamentazione.

Analogamente a quanto successo col web, dove praticamente ogni cittadino “alfabetizzato digitalmente” ha potuto aggirare le leggi a prescindere dai tentativi delle autorità di monitorare il ciberspazio, la regolamentazione della tecnologia Blockchain attraverso una classica prospettiva dall’alto verso il basso o territoriale non è una soluzione sostenibile.

È emersa anche una chiara necessità di proteggere i cittadini e i consumatori. Questo aspetto è particolarmente importante in campi quali la privacy, l'identità e i beni digitali.

Finora la Commissione europea ha adottato una posizione “attendista”. Nonostante le difficoltà derivanti dal carattere decentrato e transnazionale della tecnologia Blockchain, l’ambizione dell’Ue è e deve continuare ad essere quella di creare un “punto di riferimento”, trovando il giusto equilibrio tra innovazione e intervento normativo.

Per diventare leader nell’area (cripto)geopolitica, l’Ue deve continuare a investire in ricerca e sviluppo (R&S) e promuovere collaborazioni intersettoriali per creare il giusto ecosistema che favorisca l’innovazione.

Poi viene il difficile. L’intervento normativo sarà l’ennesimo banco di prova per determinare quanto i diritti e le libertà degli europei possano essere protetti sul web. Una volta ottenuta la risposta a questa interrogazione, le norme dell’Ue possono anche aspirare ad essere adottate in tutto il mondo.

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