Insieme per forza

Il patto del 6 novembre sulla formazione di un governo di unità nazionale sembra poter tamponare la crisi politica del paese. Ma per i greci i problemi economici rimangono gli stessi.

Pubblicato il 7 Novembre 2011 alle 15:06
Atene, 6 novembre 2011. Il premier George Papandreou (sin.) e il capo dell'opposizione Antonis Samaras nell'ufficio del presidente Carolos Papoulias (al centro).

L'accordo è stato finalmente trovato. Sotto la pressione asfissiante dei creditori europei del paese, i due partiti di maggioranza sono stati costretti ad attenuare le loro divergenze. I due leader [il primo ministro Georges Papandreou e il capo di Nuova democrazia Antonis Samaras, il partito di opposizione di destra] hanno messo da parte i loro contrasti e si sono accordati per la formazione di un nuovo governo che sosterranno insieme.

Papandreou lascia la sua poltrona di primo ministro a metà mandato [era stato eletto nell'ottobre 2009]. Di fatto è stato obbligato ad abbandonare il potere a causa delle molteplici pressioni. Ma gran parte del suo governo e dei suoi deputati non era d'accordo con questa scelta, che rappresenta un "sacrificio" importante, tanto da un punto di vista politico che personale.

A sua volta Samaras è sceso a più miti consigli; ha fatto marcia indietro sulla maggior parte delle condizioni che aveva imposto negli ultimi giorni e ha accettato di condividere il potere, con tutti i costi politici che una scelta del genere comporta. Ed è difficile dire se questi costi saranno ripagati dalle sole dimissioni di Papandreou.

Il primo ministro (ancora per qualche ora) ha ceduto alle pressioni di Berlino, Parigi, Bruxelles e Washington, in uno slancio di "responsabilità nazionale" e di fronte alla minaccia di fallimento e di uscita dalla zona euro del paese.

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La soluzione trovata significa che i due grandi partiti dovranno accordarsi per ratificare l'intesa del 26 ottobre. E la sua adozione prevede una completa applicazione delle misure di rigore che accompagnano questo accordo. La possibilità che il capo del governo sia un "tecnico", indipendente dalla politica, non attenua le responsabilità dei partiti e dei loro dirigenti. Se finora queste gravavano tutte su Papandreou, adesso saranno condivise con la destra.

Questa alleanza risolve il problema dei rapporti tra il governo e i creditori del paese, che hanno tutte le ragioni per essere soddisfatti. Ma non è detto che cambi qualcosa per il popolo greco.

In base alle previsioni la recessione, la disoccupazione e i tagli salariali non sono finiti. Questa è la dura realtà che nessuno governo di unione nazionale è in grado di risolvere. Queste dimissioni danno un po' di respiro al sistema politico, ma per il nuovo governo i problemi sono ancora gli stessi. (traduzione di Andrea De Ritis)

Commento

Responsabilità storica

Il nuovo governo inizierà a lavorare "sotto la minaccia di un ritorno alla dracma", nota Kathimerini. Il quotidiano di centrodestra spera in un "primo ministro sicuro di sé, che non si lasci destabilizzare dagli scatti emotivi dell'opinione pubblica e che sia in grado di reggere il peso delle responsabilità nei confronti del paese e nei rapporti con i partner esteri".

Secondo Kathimerini i due principali partiti greci, il Pasok di George Papandreou e la Nuova democrazia di Antonis Samaras, hanno una "responsabilità storica": "allearsi per dare conforto e sicurezza ai cittadini, presentando ai nostri partner un fronte unito e determinato ".

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