Opinion, ideas, initiatives Audizioni al parlamento europeo

La commissione Juncker sotto torchio

I commissari designati stanno passando in questi giorni le audizioni davanti al parlamento. L’assemblea ha già scelto il presidente della commissione, ma può liquidare i commissari che non sono di suo gradimento: una contraddizione che grava sul rapporto tra le due istituzioni.

Pubblicato su 7 Ottobre 2014 alle 14:56

La commissione Juncker sta incontrando strenua opposizione nei suoi dibattimenti al parlamento europeo. Se da un lato Jonathan Hill, commissario dei servizi finanziari, ha dato prova di grande cordialità e cultura, dall’altro ha evidenziato anche scarse conoscenze nell’ambito del quale si suppone che debba occuparsi, e una propensione particolare a eludere con risposte banali le domande più difficili. Il suo passato di lobbista in campo finanziario e la sua nomina da parte di un governo che gode di scarsa popolarità in Europa – quello del primo ministro britannico David Cameron, che ha votato contro Juncker – ha reso ancor più complicata la sua presenza nella commissione.

Ma c’è anche il caso di Pierre Moscovici, ex ministro francese dell’economia, incaricato di vigilare sui bilanci degli stati membri. La sua udienza è arrivata proprio nel momento in cui la Francia ha annunciato che non soltanto ancora una volta non riuscirà a mantenere gli obbiettivi promessi di riduzione del budget, ma per di più lo farà sfrontatamente. Il primo ministro Manuel Valls ha infatti detto “noi non chiediamo il permesso di Bruxelles, comunichiamo semplicemente le nostre cifre”. Queste parole hanno attirato il duro rimprovero dell’europarlamentare francese Sylvie Goulard che ha accusato il governo di “pensiero magico” in un pesante articolo pubblicato sul Financial
Times.

Il candidato spagnolo Miguel Arias-Cañete è sotto pressione per i suoi rapporti personali con il settore petrolifero, i suoi deprecabili commenti sessisti durante la campagna, e i suoi interessi finanziari. I Verdi sono così disperati da aver lanciato una campagna su
Avaaz nella quale lo descrivono come “un ben noto ‘boss’ nel settore petrolifero”.

Ma anche altri candidati porteranno sicuramente problemi. Il greco Dimitris Avramopoulos, commissario designato per le questioni interne e le migrazioni, è originario di un paese nel quale durante la crisi gli immigrati sono stati trattati particolarmente male. È anche criticato dalle organizzazioni che si battono per la difesa dei diritti umani a causa dell’ultimo incarico che ha ricoperto nel governo greco: il ministro della Difesa è davvero la persona più indicata per quel posto? si chiedono.

La lista dei candidati dubbi comprende anche l’ungherese Tibor Navracsics, incaricato di sovrintendere all’istruzione, la cultura, le politiche giovanili e la cittadinanza, nominato dal governo nazionalista di Viktor Orbán che, da quando è arrivato al potere, ha incessantemente contenuto le libertà civili, ridotto pesantemente i diritti fondamentali e intimidito gli immigrati.

[[Per alcuni, come il presidente del Partito europeo dei Verdi, Philippe Lamberts, queste nomine sono un brutto scherzo. Altri, in modo più contorto, insinuano che le nomine in definitiva rientrano nella strategia deliberata di Juncker di punire i governi per avergli presentato candidati così mediocri]], e fare il proprio interesse nazionale, tagliandosi una commissione su misura in base alle proprie esigenze.

Il problema fondamentale del processo parlamentare delle audizioni per i candidati commissari – meccanismo molto utile da un punto di vista democratico – è che esso rivela anche molte cose delle tensioni irrisolte tra il parlamento, gli stati membri e la commissione europea che dominano la vita politica europea. Da una parte l’Unione europea sta diventando ancor più parlamentare, tramite il voto per un candidato alla presidenza della commissione dopo le elezioni di maggio. Ma, dall’altra, continuiamo ad avere un sistema di separazione dei poteri che fa sì che il parlamento europeo sembri il Congresso degli Stati Uniti.

In altri termini, il parlamento ha nominato il presidente della commissione, ma non appoggia quest’ultima dal punto di vista politico, tanto che essa deve conquistarsi la fiducia voto per voto. E viceversa, la commissione è un governo privo di una stabile maggioranza parlamentare. Di conseguenza, chi ha votato per Juncker non necessariamente voterà per i suoi commissari: i socialisti europei hanno votato per lui ma non vogliono Arias-Cañete; [il Partito popolare europeo] farebbe volentieri a meno di Moscovici; e i liberali voterebbero contro Navracsics.

Nell’Unione europea la politica è una cosa, ma quando c’è al governo una coalizione popolari-liberali-socialisti è un’altra cosa. Una situazione politica più complessa, che riflette le contraddizioni del sistema politico europeo: cerchiamo il consenso e al contempo lo scontro. È davvero indispensabile scegliere?

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