La crociata anti rom del partito Jobbik

Gli estremisti di destra ungheresi hanno ottenuto quasi il 15 per cento dei voti e tre seggi alle ultime elezioni per il Parlamento europeo. La sua retorica, che criminalizza la minoranza rom, solleva diverse inquietudini, anche alla luce del moltiplicarsi delle aggressioni contro i rom in Ungheria, sottolinea Respekt.

Pubblicato su 15 Giugno 2009 alle 17:28

A prima vista Krisztina Morvai, eurodeputata ungherese appena eletta, è il perfetto modello di una donna politica di successo. Bella, bionda e istruita, questa donna è riuscita a conciliare vita familiare (ha tre figli) e carriera politica, ma le sue prese di posizione non sono altrettanto perfette. In passato impegnata nella difesa dei diritti delle donne, Krisztina Morvai ha progressivamente cambiato linguaggio e idee, per presentarsi alle elezioni europee come capolista di Jobbik, un partito che si è fatto conoscere per la sua aggressiva campagna contro i rom.

“L’Ungheria appartiene agli ungheresi. E le affermazioni di Jobbik si trasformano sempre in fatti concreti”, dichiarava prima delle elezioni il capo del partito, Gábor Vona. E i fatti sono messi in pratica dalla Guardia ungherese, una milizia paramilitare strettamente legata a questo partito. I suoi membri sfilano in uniformi che ricordano quelle indossate dai fascisti ungheresi degli anni Quaranta e organizzano manifestazioni contro i rom.

Jobbik e la Guardia ungherese accusano i rom di essere responsabili della riduzione del livello di vita degli ungheresi in questo periodo di crisi economica. Il sociologo ungherese Zoltán Pogatsa descrive in questi termini il progetto anti-rom di Jobbik: “Dicono alla gente: ‘guardate, soffriamo a causa della crisi e loro approfittano dei contributi sociali concessi dallo Stato. Questo denaro potrebbe essere speso in modo molto migliore'”.

La polizia sospetta alcuni membri della Guardia ungherese, recentemente dichiarata illegale, di aver assassinato diversi rom. Le stesse forze dell’ordine sono sotto accusa a causa della loro passività. Il 23 febbraio scorso nel villaggio rom di Tatárszentgyörgy, poco dopo mezzanotte, uno sconosciuto ha lanciato delle bottiglie molotov su una casa. Quando i suoi abitanti hanno cercato di fuggire, l’aggressore ha sparato su di loro, uccidendo un uomo e il figlio di quattro anni. Da novembre in Ungheria sono già stati uccisi cinque rom e ogni settimana si legge di nuove aggressioni compiute contro i loro villaggi. La polizia ha ammesso che questi attacchi sono stati organizzati dalla Guardia ungherese. Ma prima delle elezioni la nuova eurodeputata di Jobbik, Krisztina Morvai, ha detto che i rom si uccidono tra di loro.

Tre organizzazioni indipendenti hanno lavorato all’inchiesta sugli omicidi di Tatárszentgyörgy. In un primo momento la polizia aveva rifiutato di indagare su queste morti, affermando che si trattava solo di un incidente. Il rapporto suggerisce che la polizia avrebbe addirittura cercato di insabbiare l’inchiesta. Il razzismo tra i poliziotti è stato confermato dai vertici della polizia. Il capo del corpo, Jószsef Bencz, ha ammesso di recente che i responsabili di questi crimini potrebbero far parte della polizia o dell’esercito, cosa che spiegherebbe le modalità “professionali” di questi omicidi.

I rom non hanno mai avuto vita facile in Ungheria, dove rappresentano oggi circa il 10 per cento della popolazione. A causa dell’elevato tasso di natalità potrebbero, secondo le stime del governo, raggiungere il 20 per cento della popolazione entro il 2050. Jobbik sfrutta queste cifre a proprio vantaggio e i suoi rappresentanti parlano apertamente della possibilità di deportare i rom. Del resto una parte considerevole di ungheresi vede i rom come dei criminali (si ritiene che quasi la metà dei detenuti ungheresi sia di origine rom) e più della metà della popolazione, anche se riconosce che Jobbik è un partito pericoloso, vuole una soluzione per la questione rom.

Il successo di Jobbik desta preoccupazioni anche nella vicina Slovenia, che i rappresentanti di questo partito considerano parte del territorio ungherese. Per il primo ministro ungherese Gordon Bajnai, il successo alle elezioni europee degli estremisti rappresenta un grave problema: insieme al principale partito di opposizione di destra, il Fidesz, grande vincitore delle europee, Jobbik sta infatti aumentando le pressioni per ottenere le elezioni anticipate.

ITALIA

Al passo dell’oca

Camicia bruna, aquila imperiale sul berretto e sole nero al braccio. La Guardia nazionale italiana si presenta così, ma il suo fondatore Gaetano Saya si dice stupito delle accuse di apologia di fascismo, ora formalizzate in un fascicolo del pool antiterrorismo di Milano. Secondo Saya la Guardia, che ha già 2.300 iscritti, non è un’organizzazione paramilitare ma un corpo di autodifesa civica, perfettamente in regola con il recente decreto del governo che ha autorizzato le “ronde” dei cittadini. “Noi siamo nazionalisti, non mi sento fascista. E comunque l’unico giudizio che temo è quello di Dio, dei magistrati comunisti me ne frego”, spiega Saya senza rinunciare a citare il Duce.

Dal congresso della Lega Nord a Pontida, intanto, il ministro degli Interni Roberto Maroni difende il suo decreto da chi parla del rischio di una proliferazione incontrollabile di simili milizie. La Lega, dice Maroni, non rinuncerà ai suoi vigilantes, comunque li si dipinga: “Le chiamano ronde? Ebbene sì, vogliamo le ronde”, riporta ilCorriere della Sera.

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