Commemorazione della vittoria sovietica sui nazisti a Narva, 9 maggio 2009

La piccola Russia che voleva l’indipendenza

Vent’anni fa il Viru orientale aveva votato per la secessione, ma il referendum era stato annullato dalla Corte costituzionale. Oggi la regione russofona e il resto del paese si ignorano a vicenda.

Pubblicato il 19 Luglio 2013 alle 13:28
Commemorazione della vittoria sovietica sui nazisti a Narva, 9 maggio 2009

“Quale referendum? No, non ne sapevo nulla”, si stupisce la russofona Julia, 42 anni, abitante di Narva, in occasione del ventesimo anniversario del referendum per l’autonomia della sua regione, il Viru orientale. Eppure i “sì” avevano vinto (con il 54 per cento delle preferenze e un’affluenza alle urne del 52 per cento) e avevano preoccupato non poco i difensori della giovane Repubblica d’Estonia.

Il referendum era stato organizzato per il 16 e 17 luglio 1993 in tre città della regione, Narva, Kohtla-Järve e Sillamäe. Malgrado l’esito, la Corte di stato giudicò anticostituzionale il referendum delle tre città e il movimento per l’autonomia si sgonfiò. La Transnistria d’Estonia dunque non è mai nata (riferimento alla regione russofona nata dalla secessione dalla Moldavia, ma non riconosciuta da alcun paese).

All’epoca, però, la situazione qualche problema lo pose. Narva, dopo tutto, era una città nella quale convivevano la bandiera estone bianca, nera e blu e la statua di Lenin.“[[L’esperienza più intensa che ho vissuto è stata l’incontro con tre cosacchi in carne e ossa]] all’uscita dall’ufficio di Vladimir Tšuikin, presidente dell’assemblea municipale”, ricorda Rein Annik, 78 anni, che all’epoca era direttore della società di distribuzione dell’energia elettrica della città. Rammenta che quei tre uomini robusti e con i baffi, che portavano una spada alla cintura, lo avevano intimorito. Tšuikin gli aveva chiesto se era possibile dotare di elettricità il check point tra quella che sarebbe diventata la regione autonoma e la Repubblica d’Estonia.

Il modello da seguire, per i sostenitori dell’autonomia regionale, era la repubblica russofona creata nel 1992 vicino al fiume Dniestr in Moldavia. “Essendo originario di lì, Tšuikin aveva avuto l’idea di far arrivare alcune angurie (molto rare all’epoca)” racconta Annik. “Ma ho capito che ci doveva essere dell’altro, oltre alle angurie”.

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Mihhail Stalnuhhin, ex sindaco di Narva oggi deputato, crede che ciò che forse portò a quel referendum fu da un lato il tentativo di una certa élite uscita dal comunismo di aggrapparsi al potere creando quella regione autonoma, e dall’altro una profonda delusione legata all’arrivo al potere del governo di Mart Laar (nazionalista) e l’avvvio di una politica molto rigida che di fatto privò della cittadinanza la maggior parte dei russi che vivevano in Estonia.

“Fin dall’inizio abbiamo provato un forte senso di ingiustizia”, spiega Stalnuhhin, che è di origini russe. Egli pensa che le prime leggi adottate in Estonia non abbiano tenuto assolutamente in considerazione la popolazione russofona. “Nel 1991 a Narva per 15 scuole e 13mila alunni c’erano soltanto due insegnanti di estone diplomati. Gli altri professori erano estoni qualsiasi, senza alcuna formazione particolare. È mai possibile quindi accusare la gente normale, i russofoni, di non parlare bene l’estone?”

Calma piatta

Ma come mai a Narva è calata una calma assoluta? “Oggi la legislazione estone ci offre la possibilità di difendere i nostri diritti, cosa che all’epoca ci era preclusa” spiega il deputato. Secondo Annik sono stati i primi provvedimenti concreti presi dallo stato estone ad aver contribuito a calmare la regione. Alcuni mesi dopo il referendum sull’autonomia, la statua di Lenin fu spostata dalla piazza principale al cortile di un museo. E la quantità dei mazzi di fiori deposti ogni aprile ai suoi piedi in occasione del compleanno del padre della rivoluzione è diminuita di anno in anno.

Lo spostamento della statua di Lenin al museo non implicò tuttavia la vittoria dello schieramento estone. Nei primi anni dopo l’indipendenza c’erano circa dieci rappresentanti di origine estone nel consiglio municipale, mentre oggi ne resta uno solo. Questa situazione è frustrante per Annik, secondo cui lo stato estone è molto meno presente nella regione rispetto agli anni novanta. “Un abitante di Narva di origini russe non conosce nulla dello stato estone o della situazione del paese. La televisione è russa, e si comunica con la famiglia rimasta sull’altro versante della frontiera, in Russia. [[Qui nulla è legato alla Repubblica di Estonia]]. L’inglese lo parlano tutti, ma l’estone lo parlano, poco, soltanto i bambini”.

Katri Raik, direttrice di scuola, osserva che se si tiene conto della mobilità degli abitanti all’interno del paese, la città di Narva - che ha una popolazione al 96 per cento russa - è come uno stato dentro un altro stato. Qui non arriva e non va via nessuno.

Secondo Annik l’unica attrazione a Narva è il consolato russo davanti al quale c’è sempre una lunga fila. Secondo lui lo stato dovrebbe comportarsi diversamente: “Nessun primo ministro ha fatto alcunché per rendere questa regione più estone. Si è semplicemente lasciato che le cose andassero avanti per conto loro”.

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