L’ambiente può attendere

Stoccolma pensava di fare delle politiche ambientali post-Kyoto il vessillo del suo semestre alla guida dell’Unione. Ma la crisi economica ha imposto le sue priorità e il governo svedese ha dovuto riconsiderare verso il basso le proprie ambizioni.

Pubblicato su 30 Giugno 2009 alle 16:20

Solo qualche mese prima di essere eletto capo del governo nel 2006, Fredrik Reinfeldt dimostrava un evidente disinteresse per il dibattito sul riscaldamento climatico.

Ma dopo aver fatto il suo ingresso a Rosenbad [sede del governo svedese a Stoccolma], sono bastate poche settimane a Reinfeldt per diventare un accanito difensore della causa climatica: si era reso conto di avere un’ottima carta da giocare in occasione del vertice sul clima di Copenaghen nel dicembre 2009, quando si dovrà di negoziare un nuovo trattato in sostituzione del protocollo di Kyoto.

Reinfeldt è pronto, e non ha atteso che la Svezia sostituisse la Repubblica ceca alla guida dell’Europa il 1° luglio per incontrare i grandi dirigenti mondiali, dal presidente cinese Hu Jintao, ai presidenti americani George Bush e Barack Obama, e al brasiliano Lula. Ma oggi la situazione è completamente cambiata.

“Ormai più nessuno parla del clima”, osserva il capo del governo svedese. La discussione è tutta concentrata sulla crisi finanziaria, cosa che attribuisce un ruolo centrale al suo ministro delle Finanze Anders Borg. In merito al clima dovremo rivedere al ribasso le nostre aspettative. L’Unione europea è divisa e sacche di resistenza sono apparse nell’Europa meridionale e orientale.

La presidenza di Reinfeldt arriva in uno dei periodi più instabili dell’Unione: i parlamentari appena eletti cercano i loro punti di riferimento, i nuovi commissari non saranno designati prima dell’autunno e il rinnovo delle istituzioni dell’Unione rimane in sospeso fino al risultato del secondo referendum irlandese sul trattato di Lisbona in ottobre.

A quanto pare sembra essere diventata la regola che il paese nominato alla presidenza dell’Unione sia obbligato a gestire una situazione di crisi, come la Francia con la crisi finanziaria e l’invasione russa in Georgia, o la Repubblica ceca con la guerra a Gaza. Molto difficilmente la Svezia potrà avere un ruolo decisivo sul nuovo protocollo di Kyoto. Adesso ci si deve concentrarsi su quello che è possibile fare.

I prossimi sei mesi rappresentano un obiettivo importante per Reinfeldt e per il suo governo di coalizione. A un anno dalle elezioni i moderati [il partito di Reinfeldt] godono di grande popolarità e sono più forti degli altri tre partiti di coalizione messi insieme.

Ma in occasioni delle elezioni del 2010 il capo del governo dovrà rispondere della sua promessa fatta nel 2006 di dare “lavoro al posto di sussidi”, e alla sua promessa di eliminare “l’esclusione”, nuovo nome dato alla disoccupazione. Ma quando la destra è arrivata al potere la disoccupazione era al 6 per cento, mentre con la crisi finanziaria si arriverà all’11-12 per cento nel 2010-11. La situazione è particolarmente critica per i ragazzi fra 16 e 24 anni, per i quali questa percentuale arriva al 25 per cento. Nel frattempo il numero di persone che beneficiano di un “aiuto economico”, per utilizzare il termine attuale, è aumentato del 17 per cento nel primo trimestre 2009 rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Ma Reinfeldt e Borg sono convinti che gli elettori capiranno che non si può attribuire al governo una crisi che ha carattere mondiale. “Lavoriamo per gestire al meglio la crisi, e il popolo svedese lo ha capito”, ha dichiarato il primo ministro.

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