L’Europa non esiste

L’Europa non esiste. Esiste solo l’Unione europea – un insieme di leggi utili per i cittadini. Lo afferma il filosofo Hermand de Regt. Legare lo sviluppo dell’Unione europea alla riflessione sull’identità dell’Europa potrebbe rivelarsi un errore catastrofico.

Pubblicato su 29 Maggio 2009 alle 15:28

Con il “no” al referendum sulla Costituzione europea del 2005, l’Olanda ha rinunciato, attraverso il suo ministro degli Esteri Maxime Verhagen, all’idea di un’identità europea. Meglio così. Piuttosto che cercare quello che rappresenta l’Europa, faremmo meglio a riesaminare, nello spirito di Monnet e Schuman, quello che l’Unione europea dovrebbe fare per indurre la gente a rendersi conto della sua “esistenza”, per comprendere quello che serve a mantenere la pace e la prosperità nella loro regione – indipendentemente dalle dimensioni della regione.

Il ministro ha proposto di concentrarsi di più sull'”Europa pratica”, anziché sull'”Europa dei principi”. È importante concentrarsi sull’idea fondatrice dell’Unione europea, cioè sulla sicurezza e sulla prosperità degli abitanti degli Stati membri. Dire che l’Europa non esiste non ha alcuna conseguenza concreta, dire invece che l’Unione europea non esiste è semplicemente stupido, perché esiste in realtà un consistente numero di accordi e di trattati fra gli Stati membri.

A quanto pare gli intellettuali cercano di farci credere nell'”identità dell’Europa” (come ha fatto George Steiner nel suo brillante saggio Una certa idea di Europa, Garzanti 2006), facendo riferimento ai grandi eventi storici: l’apparizione della democrazia in Grecia e della scienza in Italia, la dichiarazione dei diritti dell’uomo in Francia o i trattati conclusi all’indomani della Seconda guerra mondiale.

Gli intellettuali parlano di una “scuola europea”, di una mentalità europea che si baserebbe su un canone o su un rapporto particolare tra la religione, lo Stato e le scienze. Ma per quanto convincente possa essere, io non credo a questa idea. L’Europa non esiste come qualcosa di tangibile. L’Unione europea invece sì.

Il fatto di cercare la “quintessenza dell’Europa”, come ha dimostrato la questione della Turchia, può avere un effetto paralizzante. Molti sottolineano che la Turchia non condivide il nostro modo “europeo” di vedere il mondo, per esempio in materia di diritti dell’uomo. Altri affermano che la Turchia non ha imparato le lezioni della storia europea. Ma questo in realtà non ha molta importanza, perché l’Unione europea non ha nulla a che vedere con una qualche “essenza dell’Europa”, fondata su una riflessione filosofica o storica.

L’Unione europea è uno strumento inventato da un certo numero di Stati-nazione per affrontare alcuni problemi, in particolare la guerra e le crisi economiche. L’obiettivo dell’Unione europea non è quindi quello di incarnare l'”essenza” dell’Europa. L’Ue è semplicemente un club pragmatico, con delle regole di ammissione.

All’indomani della seconda guerra mondiale la domanda era: “Che fare della Germania?” Il ministro degli esteri francese, Robert Schuman, fece appello al politico e imprenditore francese Jean Monnet per creare un progetto di “Europa unita”. Questa iniziativa avrebbe portato nel 1951 alla creazione della Comunità europea del Carbone e dell’Acciaio (Ceca), che aveva lo scopo di migliorare il livello di vita dell'”Europa” e di stabilizzarla sul piano militare e politico. Vi potevano partecipare tutti coloro che aderivano a questa idea (la pace attraverso la prosperità economica).

Pensare che si possa far progredire l’Unione europea continuando a meditare su quello che definisce veramente l’Europa potrebbe rivelarsi un errore catastrofico, in quanto l’Unione europea potrebbe conoscere un arretramento del livello di vita o, ancora peggio, sciogliere il suo club e vedere i suoi membri riprendere le armi.

La politica nazionale deve quindi concentrarsi su un nuovo modo di spiegare l’importanza dell’Unione europea ai suoi cittadini. Perché nessuno ci può criticare per aver abbandonato un club se quest’ultimo non ci dà niente. Per fortuna la campagna elettorale per le elezioni europee del 4 giugno sembra offrire un gran numero di occasioni per spiegare di nuovo quello che l’Unione europea può fare per i suoi abitanti. Quindi, cari politici, non lasciatevi sfuggire questa occasione.

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