L’Europa tradita dai Ventisette

Secondo Eurobarometro la fiducia nell'Unione è scesa ai minimi storici. I sostenitori dell'integrazione sono delusi dall'inconcludenza delle istituzioni. Serve un segnale di risveglio al più presto.

Pubblicato il 27 Agosto 2010 alle 14:58
Bruxelles, 3 luglio 2010. L'inaugurazione del semestre di presidenza belga dell'Unione.

Solo il 49 per cento degli europei crede che l'appartenenza all'Ue sia "una buona cosa" per il proprio paese, quasi il dieci per cento in meno rispetto al 2008. Il dato è preoccupante, soprattutto se si considera che il calo non è dovuto all'aumento degli euroscettici, ma alla diminuzione degli euroentusiasti.

Secondo l'analisi di Marco Zatterin su La Stampa, "C’è meno gente che pensa che l’Europa sia "una buona cosa" non perché sia contraria all’integrazione, ma perché si sente tradita dai Ventisette e dal modo in cui maneggiano il progetto di integrazione. Si sentono abbandonati dalla politica e dai bassi giochi di potere che si orchestrano fra le capitali e Bruxelles. Vogliono sapere e partecipare".

La delusione di chi si aspettava che le nuove istituzioni introdotte dal trattato di Lisbona avrebbero dato una svolta al processo d'integrazione si aggiunge alla preoccupazione generata da iniziative che contraddicono l'essenza stessa dello spirito comunitario, come l'espulsione dei rom da parte della Francia di Sarkozy.

"L’Europa deve affrontare il problema. Unita. Compatta. Rispondendo a chi chiede più Unione in modo concreto, a chi vuole maggiore sicurezza, a chi vuole rispetto e uguaglianza, indipendentemente dalla razza, dall’etnia e dalla religione. L’Europa deve rispondere. Sennò il prossimo sondaggio la vedrà cadere ancora di più. Abbandonata da chi la ama".

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