Nozze d’oro per una coppia in crisi

Parigi e Berlino celebrano il cinquantesimo anniversario del trattato dell’Eliseo che ha sancito la loro alleanza. Ma i francesi sono sempre più preoccupati che il successo dei loro vicini finisca per metterli in ombra.

Pubblicato su 21 Gennaio 2013 alle 16:23

Abbiamo ricevuto gli auguri del 31 dicembre in ritardo. Non quelli del presidente della Repubblica, ma quelli di Angela Merkel. È stata come un’apparizione. La cancelliera aveva un’aria imperiale ed è stata perfetta nel suo ruolo. La stampa ha dato particolare risalto alle sue previsioni pessimistiche: "La crisi non è ancora alle nostre spalle".
Ma non è quello che abbiamo visto. Al contrario abbiamo visto una cancelliera regnare, a nove mesi dalle elezioni generali, su una Germania tranquilla. Merkel era raggiante, vestita in satin grigio, con lo sguardo rivolto dalla sua cancelleria all’edificio del Reichstag, simbolo della democrazia parlamentare tedesca. Il tono calmo e con un leggero sorriso. Nessuno può rimproverare a questa fisica, figlia di un pastore protestante cresciuta nella Germania orientale, di preferire le scienze esatte alle scienze umane, o di mancare di coscienza storica nel momento in cui viene posta la questione europea.
Merkel si impegna per entrare a far parte della tradizione dei padri della Repubblica federale. In occasione dei suoi auguri si è proiettata cinquant’anni indietro: ha citato Walter Bruch, l’inventore tedesco del televisore a colori Pal che ha combattuto contro il francese Secam; si è ricordata di Kennedy che proclamava davanti al muro di Berlino "Ich bin Berliner"; ha reso omaggio a Charles de Gaulle e a Konrad Adenauer, che hanno suggellato la riconciliazione franco-tedesca.
Prima di guidare il paese per un terzo mandato, Merkel vuole darsi una statura degna dei suoi predecessori. In occasione di un incontro nel novembre 2012, prima di andare a ritirare il premio Nobel per la pace conferito all’Unione europea, il "presidente normale" François Hollande aveva espresso i suoi dubbi, spiegando che si andava a ritirare un premio meritato dagli eroi del passato, gli Schuman, i Monnet, gli Adenauer. "Ma dobbiamo anche noi essere degli eroi", ha replicato Merkel, che peraltro aveva gestito molto male la crisi dell’euro ai suoi inizi, rifiutando di escludere il fallimento dei paesi membri dell’unione monetaria.
Un vero eroe deve saper soffrire, e Merkel esige sempre sudore e sangue. Nei suoi auguri non ha citato gli sforzi dei greci e di altri popoli europei di lingue romanze provati dalla crisi dell’euro. Ma per augurare ai suoi connazionali "la benedizione di Dio", il cancelliere ha fatto ricorso al filosofo greco Democrito (460-370 a.C.): "Il coraggio è all’inizio dell’azione, la felicità alla fine".
Ma a dar credito al cancelliere, i tedeschi sembrano decisamente felici. Mentre in Francia si discute, ieri con Nicolas Sarkozy, oggi fra i sostenitori dell’imposta del 75 per cento sugli alti redditi e chi fugge all’estero per motivi fiscali, fra difensori del matrimonio gay e gli oppositori cattolici, la cancelliera incarna una nazione unita. Il 31 dicembre Merkel ha raccontato una favola. Ha spiegato come un bambino di Heidelberg era stato convinto dai suoi compagni della squadra di calcio a non abbandonare la scuola: in Germania il successo individuale è collettivo. E che successo! La disoccupazione è ai suoi livelli più bassi dai tempi della riunificazione, una cifra che si è dimezzata sotto il mandato della Merkel e nel 2012 il paese è stato in grado di creare altri 416mila posti di lavoro. Mai un numero così grande di tedeschi ha avuto un posto di lavoro.
La stessa sera Hollande cercava di convincere i suoi concittadini che la disoccupazione, in aumento da 19 mesi consecutivi, si ridurrà alla fine dell’anno. Ma la felicità di Merkel va meritata. Per conservarla, bisogna perseverare nello sforzo. Senza aspettare l’epifania, che segna il ritorno al lavoro della classe politica tedesca, il ministro delle finanze Wolfgang Schauble ha annunciato nuove misure di rigore.

Insieme per forza

Un partner difficile per Hollande, che sperava di non passare troppo tempo in compagnia di Merkel. Al contrario la cancelliera è più popolare che mai, amata da sette tedeschi su dieci. Hollande sarà quindi costretto a fare buon viso a cattivo gioco. Così i ministeri degli esteri francese e tedesco preparano il grande ballo degli ipocriti a Berlino per il cinquantennio del trattato dell’Eliseo il 21 e 22 gennaio. Ci saranno le solite cerimonie: consiglio dei ministri franco-tedesco, discorso di Merkel e Hollande al Reichstag. Il culmine delle celebrazioni sarà un concerto alla Filarmonica di Berlino. Tutto qui.
L’eco mediatica dell’evento metterà in mostra le simpatie franco-tedesche, ma i due dirigenti non hanno previsto alcuna iniziativa significativa. Al contrario, tra le due sponde del Reno gli attriti sono evidenti: i tedeschi disprezzano i francesi, che non tengono il passo dal punto di vista economico, mentre i francesi guardano con diffidenza la volontà di potenza tedesca. I tedeschi sono accusati di voler uccidere la Peugeot, di non riconoscere la superiorità francese nell’industria aerospaziale. Merkel è imperiale, la Germania un pizzico imperialista, mentre la Francia sembra avviata su una preoccupante china germanofoba.

Dalla Germania

Litigando si cresce

“Le dispute creano amicizia”: secondo Die Welt am Sonntag la vera forza della relazione tra Parigi e Berlino viene dalle loro eterne controversie. Francesi e tedeschi, constata l’edizione domenicale di Die Welt, sono diversi in tutto. I primi vedono la relazione di “coppia” come quella tra Marianne, bellezza dai seni nudi assetata di libertà, e Bismarck, l’uomo baffuto con gli stivali, virtuoso del potere. I secondi preferiscono invece la metafora tecnica “motore franco-tedesco”. Alla fine, però, questa divergenza si rivela una carta vincente: 

L’unità non basta a garantire il progresso dell’Europa. […] Adenauer e de Gaulle discutevano incessantemente sulla relazione con l’America e l’autonomia dell’Europa; Kohl e Mitterrand sull’unificazione e l’euro. Ci sono sempre state grandi tensioni, ma alla fine le divergenze sono state appianate trovando un compromesso capace di far progredire l’Europa. 
È in questo spirito, sottolinea la WamS, che il trattato dell’Eliseo auspica che i cittadini di un paese imparino la lingua dell’altro e mantengano contatti permanenti a tutti i livelli. 
Così è nata una rete unica in Europa, dove nessuno è costretto a rinunciare alla propria identità. E questo spiega perché la Francia e la Germania conservano oggi il ruolo di leader dell’Europa. Non formano un’associazione bilaterale esclusiva, ma si disputano in maniera esemplare i grandi conflitti dell’Unione e vi integrano gli altri.

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