Attualità Riscaldamento globale

Per salvare il mondo basta copiare l’Europa

Alla conferenza di Copenaghen il principale ostacolo a un accordo sul clima è stata la sovranità degli stati. La soluzione, secondo il politologo José Ignacio Torreblanca, è seguire l’esempio dell’Ue in due settori: tecnologia e istituzioni.

Pubblicato su 22 Dicembre 2009 alle 16:46

Il vertice di Copenaghen rappresentava l’ultima possibilità per i circa 200 stati che formano la comunità internazionale di mostrare la loro capacità di trovare la soluzione al riscaldamento climatico. Purtroppo gli eventi in Danimarca hanno mostrato che questi paesi facevano soprattutto parte del problema. È quindi venuto il momento di fare un salto qualitativo, e di cominciare a riflettere sul modo per privarli della loro capacità di decisione per quanto riguarda il futuro del pianeta.

Questa proposta può sembrare sconvolgente, ma non deve allarmare: in fondo la politica non è altro che la capacità di determinare quanta autorità dare ai vari livelli di potere per risolvere i diversi problemi che si presentano. Per i politici la politica è l’arte del possibile, mentre per i politologi è una scienza, non qualcosa di istintivo. Ma se c’è una cosa che sappiamo è che i meccanismi istituzionali sono importanti. La possibilità di risolvere un problema è intimamente legata agli strumenti che utilizziamo a questo scopo.

Abbiamo un solo mondo e lo gestiamo secondo un sistema di governo ridicolo, fondato su un concetto obsoleto, la sovranità. A suo tempo la sovranità è stata un’invenzione utile per mettere fine alle guerre di religione e imporre un’unica autorità centrale ai signori feudali. E oggi, mentre dobbiamo affrontare la questione del cambiamento climatico, gli Obama, i Jiabao, i Medvedev, i Singh e i Lula non si differenziano troppo da questi signori della guerra preoccupati di preservare la loro autonomia a qualunque costo, anche a rischio di un disastro collettivo.

L’arte della conciliazione

Nel mondo non mancano gli esempi in cui la somma di decisioni razionali da un punto di vista individuale porta a un disastro collettivo, dalla corsa agli armamenti alla deforestazione dell’Amazzonia, dalle crisi bancarie alla scomparsa delle alici nel Mare Cantabrico: l’assenza di un accordo vincolante e di un’autorità sovranazionale in grado di controllare i vari soggetti è di solito all’origine di questi fallimenti. Il caso del cambiamento climatico è emblematico di un sistema incaricato di prendere decisioni strutturalmente concepite in modo di produrre risultati imperfetti.

L’Unione europea, anche se rimane ai margini del conflitto fra Stati Uniti e paesi emergenti, possiede due strumenti tecnologici per risolvere il problema del cambiamento climatico. Il primo insieme comprende il sistema di quote delle emissioni inquinanti (che, anche se imperfetto, apre una via fondamentale), la capacità di innovazione dell’Europa sia nel miglioramento dell’efficienza energetica che nel sequestro di anidride carbonica, oltre alla sua esperienza in materia di fiscalità verde. Si tratta di elementi esportabili e che hanno già permesso all’Europa di diventare il numero uno mondiale in termini di efficienza energetica, di riduzione delle emissioni, di energie riciclabili, di fiscalità ecologica e così via.

Ma lo strumento più importante di cui dispone l’Europa è di natura istituzionale. Per quanto criticabile per la sua mancanza di visibilità sul piano internazionale, l’Ue è la prova tangibile che è possibile fornire soluzioni sovranazionali efficaci a dei problemi che mettono in gioco interessi nazionali irriconciliabili. L’Europa ha messo fine alla rivalità franco-tedesca, che aveva fatto milioni di vittime, grazie a una formula inventiva ed equa di accesso al carbone, all’acciaio e all’energia nucleare e di distribuzione di queste produzioni. Oggi sembra evidente che solo un’entità sovranazionale, capace di definire tasse ecologiche su scala internazionale per redistribuirle in modo equo e finanziare grazie a questi capitali gli adattamenti e le innovazioni tecnologiche necessarie, potrà lottare contro il riscaldamento climatico. L’Ue possiede qualcosa di simile a una soluzione ideale. Non le rimane quindi che cercare di rivenderla.

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