Più che soldi servono proposte

Atene ha ottenuto la proroga al pareggio di bilancio, ma non il versamento di un’altra tranche di aiuti. Oltre ai tagli il governo non sembra avere una strategia per rilanciare il paese.

Pubblicato su 13 Novembre 2012 alle 16:11

Nonostante le notti interminabili, le maratone negoziali, gli andirivieni degli emendamenti, la corsa alla tranche di aiuti [internazionali di 31,5 miliardi di euro] e gli interminabili tagli, la verità è che il ministro delle finanze Yannis Stournaras ha il compito più facile di questo governo. Infatti la missione di ogni ministro in uno stato sull’orlo del fallimento è sempre ingrata, le decisioni che deve prendere sono dolorose, ma almeno il ministro delle finanze può agire nell’ambito di una situazione più o meno nota. Anche se un fallimento rimane pur sempre un fallimento e significa l’impossibilità di prendere in prestito all’estero.

La sfida che attende gli altri ministri, i sottosegretari e i dirigenti della pubblica amministrazione è molto più grande. Il loro dovere non si ferma alla gestione della situazione attuale e implica la creazione di una nuova realtà. La permanenza del paese nel mondo sviluppato dipende dalla capacità di queste persone di assicurare le condizioni per la creazione di nuove ricchezze. Tutto questo nella situazione creata con il fallimento della Lehman Brothers e la chiusura dei canali di finanziamento, che hanno portato l’economia greca in recessione dalla fine del 2008.

Si tratta di un compito molto difficile, più complicato dei tagli alle spese e degli aumenti delle tasse. Lo dimostra la contestazione, diretta più contro il rigore che contro le riforme. Molti diranno che è impossibile ricostruire lo stato greco e creare il quadro ideale per uno sviluppo mentre il ministro delle finanze taglia in continuazione i fondi a disposizione.

Tuttavia l’esperienza dimostra che il problema non è sempre economico. La Grecia ha il più alto rapporto di medici per pazienti e di professori per studenti del mondo sviluppato. Ma anche prima della crisi il livello dei servizi nel settore forniti ai cittadini nel settore dell’istruzione e in quello sanitario era così basso da spingere chi poteva a rivolgersi al settore privato. Eppure le spese sociali nella Grecia di prima della crisi erano nella norma europea e il loro effetto sulla riduzione della povertà era lo stesso che nell’Europa occidentale.

Domenica scorsa Johannes Hahn, commissario europeo alla politica regionale, ha spiegato che la Grecia non ha raggiunto i suoi obiettivi nell’utilizzo dei fondi europei a causa della debolezza della pubblica amministrazione e della mancanza di coordinamento fra i servizi.

Nelle inchieste internazionali sulla competitività gli investitori parlano più della complessità della legge che degli ostacoli fiscali. Ancora oggi, dopo l’adozione dello “sportello unico” e delle procedure accelerate, un mio amico ha cercato di creare nelle Cicladi una società nel settore sanitario. Questo ha significato fare tre volte il giro del Mar Egeo, correre da un servizio all’altro per due mesi e alla fine rinunciare.

Ma di questo fallimento si parla poco, sia al governo che tra le fila dell’opposizione. Il loro silenzio mostra che il nostro deficit maggiore non è il deficit pubblico, ma il deficit di proposte per il giorno dopo.

Contesto

Tempo sì, fondi no

Il 12 novembre l’Eurogruppo ha concesso “due anni di proroga alla Grecia”, annuncia To Ethnos. I ministri delle finanze dell’eurozona hanno accettato di aspettare fino al 2016 anziché il 2014 per il pareggio di bilancio della Grecia. In questo modo il debito del paese dovrebbe raggiungere il 120 per cento del pil entro il 2022 anziché entro il 2020.

Tuttavia il versamento della tranche di aiuti da 31,5 miliardi di euro che i greci attendevano dopo il voto di un nuovo piano di austerity e di un rigoroso bilancio 2013 è stato rinviato, segno di una divergenza d’opinione tra i partner europei e il Fondo monetario internazionale. Secondo l’Fmi senza misure supplementari la Grecia non potrà ridurre rapidamente il suo deficit e il suo salvataggio costerà più del previsto. To Ethnos spera in un

riconoscimento generale dei sacrifici del popolo greco da parte dei partner della Grecia e dei creditori. […] E soprattutto il versamento al più presto dei 31,5 miliardi di euro.

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