Sangue nuovo per l’Europa

L'invecchiamento della popolazione europea non comporta solo l'aumento delle pensioni, ma anche la diminuzione dei giovani motivati e competenti che servono a mandare avanti l'economia. Per questo bisogna creare le condizioni per attrarre più forze fresche.

Pubblicato il 6 Agosto 2010 alle 14:37

"Che effetto avrà il rallentamento demografico sul futuro dell’Europa?" Secondo quanto sostiene la giovane economista Irene Tinagli su La Stampa, niente di buono. L'invecchiamento della popolazione è da tempo argomento di discussione e cruccio in tutta l'Unione europea, preoccupata dal crollo del tasso di natalità e dall'aumento della vita media. La sostenibilità del sistema pensionistico attuale sembra esserne la conseguenza più grave, e le proteste contro l'aumento dell'età pensionabile e la riduzione degli assegni sono un assaggio di quello che potrebbe accadere in futuro.

Ma secondo Tinagli c'è un problema peggiore: "Si pensa sempre a cosa significhi avere tanti vecchi, ma cosa significa, per contro, avere pochi giovani?" Significa soprattutto perdere competitività: "Un giovane sotto i trent’anni tipicamente lavora più ore e con stipendi non ancora gonfiati da anni di anzianità e carriera. Vale a dire: produce di più e a costi inferiori, ha più voglia di affermarsi, di imparare, e in generale aiuta il sistema a muoversi più velocemente, a produrre ed innovare a ritmi più elevati e costi più contenuti." Oltre a pensare a come mantenere un numero di anziani sempre maggiore, quindi, "l’Europa dovrebbe concentrarsi sulla creazione di una realtà economica e sociale più fluida, dinamica e attrattiva per i giovani di tutto il mondo, con meno burocrazie e meno patrimoni e più stimoli per le attività produttive, per l’innovazione e l’imprenditorialità."

In cifre

Più figli a nord ovest

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Dopo la pubblicazione del rapporto Eurostat, Le Monde traccia un bilancio contrastato della situazione dell'Unione europea. La popolazione globale dell'Ue ha raggiunto i 501 milioni di abitanti, 1,4 milioni in più rispetto all'anno passato. Tuttavia alcuni paesi come Lituania, Lettonia e Bulgaria hanno perso il 3 per cento dei loro residenti, mentre altri come Gran Bretagna, Svezia e Belgio hanno registrato un aumento di oltre il 10 per cento. Le differenze sono dovute al tasso di natalità, forte nel nord e nell'ovest dell'Europa (Irlanda, Gran Bretagna, Francia) e debole nel sud e nell'est (Germania, Bulgaria, Ungheria). Il tasso di fecondità medio dell'Unione europea registrato nel 2008 è di appena 1,6 figli per ogni donna.

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