
Taras Bilous è uno storico ucraino, co-direttore della rivista Spilne/Commons: Journal of Social Criticism e attivista dell’organizzazione Social Movement che abbiamo incontrato in Ucraina nel 2025. Bilous è entrato nell’esercito ucraino come volontario nel marzo del 2022 e da tempo è una delle voci che chiedono solidarietà internazionale alla resistenza ucraina.
La storica Hanna Perekhoda, militante dello stesso movimento, è un’altra delle voci che ha preso posizione in questo dibattito e che abbiamo ospitato su Voxeurop. Bilous ha criticato le posizioni di sinistra favorevoli al taglio degli aiuti occidentali a Kiev, insistendo sul fatto che questo non farebbe altro che premiare l’aggressione russa.
Jacobin: Si è arruolato nell’esercito da quasi quattro anni. Di cosa si occupa? Come si sente?
Taras Bilous: Sono un operatore di droni che si occupa di ricognizione aerea. Al momento sono in congedo perché sono stato ferito: ho più tempo libero rispetto agli ultimi tre anni. Mi sento bene, grazie. Ho ancora una scheggia nel fegato, ma nel complesso sono guarito. Al momento mi trovo a Kiev con i miei genitori e il mio congedo sta per finire.
Nel febbraio 2022, ha scritto una lettera alla sinistra occidentale che ha molto circolato, in cui la criticava su diversi punti, tra cui la mancanza di solidarietà con la resistenza armata all’invasione russa. Come valuta la situazione ora, dopo la spinta di Donald Trump ai negoziati?
Le circostanze sono cambiate e di conseguenza la mia posizione è cambiata. Ma ciò che scrissi allora era generalmente corretto. Credo che il fallimento di Trump nei negoziati di pace confermi ciò che scrissi allora: “Un appello alla diplomazia di per sé non significa nulla se non affrontiamo le posizioni negoziali, le concessioni concrete e la volontà delle parti di aderire a qualsiasi accordo firmato”.
Ad esempio, per quanto riguarda il cessate il fuoco, l’Ucraina è favorevole a un cessate il fuoco completo e incondizionato dall’aprile 2025, ma la Russia continua a non accettarlo. Ma chi a sinistra dice che la Russia debba essere costretta a rispettare il cessate il fuoco?
Come valuta l’andamento dei negoziati di pace?
Solo di recente abbiamo potuto dire che sono in corso veri negoziati. Quello che è successo nell’ultimo anno è stato uno spettacolo per Donald Trump. Si è intromesso senza capire la situazione, con illusioni insensate, e non ha fatto altro che peggiorare le cose. Quando è stato eletto, ho pensato che le cose sarebbero probabilmente peggiorate per noi, ma a essere sincero nutrivo in fondo una debole speranza che un miracolo potesse avvenire. Sebbene Trump sia l’ultima persona a cui vorrei chiedere aiuto, io, come altri ucraini, desidero soprattutto che questa dannata guerra finisca. Purtroppo, è diventato presto chiaro che non ci si poteva aspettare nulla di buono.
Va sottolineato che Trump è tornato alla presidenza quando sia l’Ucraina che la Russia erano già stremate dalla guerra, anche se certamente non quanto ora. Dopo il fallimento della controffensiva del 2023 l’argomento secondo il quale “non possiamo lasciare la nostra gente sotto occupazione” è diventato irrilevante. Nel corso del 2024 il sentimento a favore del congelamento del conflitto è gradualmente cresciuto in Ucraina, anche all’interno dell’esercito. Indipendentemente da chi avesse vinto le elezioni presidenziali negli Stati Uniti i negoziati sarebbero comunque cominciati. E sembra che il governo ucraino lo abbia capito: il vertice di pace del 2024 in Svizzera e l’operazione Kursk erano, tra le altre cose, tentativi di rafforzare la propria posizione in vista dei negoziati.
Molti analisti occidentali non capiscono che la ragione principale per cui Volodymyr Zelensky ha cambiato posizione sul cessate il fuoco non è stata la pressione di Trump, ma un cambiamento nell’umore degli ucraini e il riconoscimento della realtà del campo di battaglia. Zelensky aveva già cambiato idea nel novembre 2024, accettando la possibilità di congelare il conflitto senza che la Russia restituisse tutti i territori occupati. Tutto andava in questa direzione. Anche dalla primavera del 2024, quando ho sentito parlare nell’esercito dei “confini del 1991” era un tono sarcastico.
”Trump potrebbe scrivere un libro su ‘l’arte di come non fare un accordo’”
Anche nell’esercito le opinioni sono cambiate?
Sì, certo. Forse anche prima che nella società nel suo complesso. Ho sentito per la prima volta persone parlare di quanto sarebbe stato utile congelare il conflitto nell’autunno del 2022, da ragazzi che combattevano intorno a Bakhmut e poi sono stati trasferiti in un’unità di retrovia. Ma all’epoca questa era un’opinione rara, dato l’ottimismo prevalente dopo il successo dell’operazione di Kharkiv. La situazione è gradualmente cambiata nel corso del 2024.
Come hanno reagito i membri della sua unità alle iniziative di Trump?
All’inizio con un miscuglio tra i timori che Trump avrebbe tagliato gli aiuti militari e le speranze che la guerra finalmente finisse. Ma gradualmente, la gente ha smesso di parlarne. Quando i ventotto punti sono apparsi lo scorso autunno, alcuni giornalisti stranieri mi hanno chiesto cosa ne pensassero i soldati semplici, ma non ho saputo rispondere perché sembrava che nessuno prestasse più attenzione. I soldati non discutono spesso di questi argomenti: di solito siamo tutti quanti assorbiti dalla routine quotidiana. Per la mia unità il problema più urgente all’epoca erano i topi nelle trincee, non Trump.
Ma stavolta l’Ucraina era pronta a congelare il conflitto.
Sì, ma per porre fine alla guerra Trump avrebbe dovuto aumentare la pressione sulla Russia, e invece ci siamo ritrovati con una farsa, con un tappeto rosso per Vladimir Putin in Alaska. Ovviamente, a Trump non importa dell’Ucraina e pensava di poter ottenere rapidamente la pace costringendola ad accettare le condizioni della Russia. Beh, non aveva capito nessuno dei due paesi: se voleva davvero porre fine alla guerra in fretta le sue azioni sono state controproducenti. Trump potrebbe scrivere un libro su “l’arte di come non fare un accordo”.
Trump ha ceduto una posizione negoziale dopo l’altra, ha abbandonato la sua richiesta di un cessate il fuoco incondizionato e ha dato a Putin quel che voleva: riconoscimento e una via d’uscita dall’isolamento internazionale. In sostanza, Putin lo ha preso in giro per un anno intero, e a quanto pare solo dopo le lezioni di storia del presidente russo in Alaska Trump ha iniziato a capire con cosa aveva a che fare. Ora i russi stanno respingendo tutte le proposte, citando lo “spirito di anchorage”. Trump glielo ha dato. Quali sono i veri motivi per credere che Putin abbia abbandonato il suo piano originale di distruggere lo stato ucraino? Il Cremlino continua a parlare delle “cause profonde del conflitto”. La richiesta di cedere la parte non occupata del Donbass alla Russia senza combattere potrebbe essere solo un passo in questa direzione.
Lei dice che finalmente sono in corso dei veri negoziati. Perché?
In primo luogo, perché abbiamo negoziati diretti tra Ucraina e Russia, piuttosto che uno spettacolo in cui le “grandi potenze” concordano su qualcosa senza il coinvolgimento dell’Ucraina.
In secondo luogo, la composizione delle delegazioni è cambiata, e con essa la natura dei negoziati. Indipendentemente dalle condizioni politiche, è necessario risolvere importanti questioni tecniche: in particolare come monitorare il cessate il fuoco. Sarebbe meglio se, quando finalmente saranno possibili accordi politici, le decisioni sulle questioni tecniche fossero già state prese. Ma sulle questioni politiche la Russia continua a proporre condizioni inaccettabili per l’Ucraina, quindi la situazione è in stallo.
In terzo luogo, a ottobre, Trump ha finalmente cominciato a fare pressione sulla Russia e ha imposto nuove sanzioni alle compagnie petrolifere russe. Non è certo sufficiente, ma è pur sempre qualcosa. Inoltre, lo scorso anno l’economia russa ha finalmente dovuto affrontare gravi problemi, avviandosi verso la stagnazione. Non significa certo che si prepari a un collasso, ma la situazione sta peggiorando. La maggior parte delle riserve monetarie è già stata spesa negli ultimi anni per superare le conseguenze delle sanzioni e sviluppare il complesso militare-industriale.
Cosa ne pensa di uno dei temi più pressanti dei negoziati: le garanzie di sicurezza?
Guardiamo le cose con lucidità. Nel contesto del crollo dell’ordine internazionale, nessuna garanzia di sicurezza scritta è affidabile. Per l’Ucraina, ci sono due principali garanzie di sicurezza: il suo esercito e il fatto che la Russia ha subito pesanti perdite in questa guerra. Ora ci penseranno due volte prima di attaccarci di nuovo.
Per quanto riguarda i negoziati, confrontiamoli con i colloqui di Istanbul della primavera del 2022, dove i russi chiesero che l’esercito ucraino venisse limitato a 85.000 uomini. Anche ora vogliono limitare il nostro esercito, ma nessuno parla più di numeri così ridicoli. All'epoca volevano che la Russia avesse il diritto di veto sugli aiuti militari all’Ucraina in caso di aggressione. Questo avrebbe reso l’accordo valido quanto il Memorandum di Budapest del 1994. L’Ucraina non avrebbe mai potuto accettare. Non conosciamo con certezza tutte le condizioni che la Russia sta attualmente imponendo, ma sembra che non richieda più tale veto.
Alcuni autori sostengono ancora che Ucraina e Russia fossero vicine a firmare un accordo di pace a Istanbul, ma il premier britannico dell'epoca Boris Johnson infranse tali speranze.
Non capisco come questo questo essere ripetuto ancora dopo la pubblicazione della bozza dell’accordo di garanzia di sicurezza e dell’articolo di Samuel Charap e Sergey Radchenko su quei negoziati. Gli autori dimostrano che anche in questo accordo le posizioni delle parti su alcune questioni chiave divergevano notevolmente. Inoltre, le questioni territoriali non furono nemmeno discusse allora, ma rimandate a un incontro personale tra Zelensky e Putin. Ora si discute dei territori, e questa è la questione più difficile. In breve, secondo il politologo russo di sinistra Ilya Matveev, Charap e Radchenko sopravvalutano la disponibilità di Putin ad accettare anche i termini discussi allora.
Per quanto riguarda i paesi occidentali, il problema principale era il loro rifiuto di fornire all’Ucraina le garanzie di sicurezza richieste da Kiev, motivo per cui volevano coinvolgere gli Stati uniti e altri paesi nei negoziati. Ma anche i paesi che offrivano garanzie di sicurezza promettevano solo di continuare a fornire armi. L’Ucraina voleva di più. Per quanto riguarda coloro che scrivono che Johnson ha interrotto i negoziati, se l’Occidente avesse effettivamente accettato di fornire le garanzie di sicurezza richieste dal governo ucraino, questi stessi autori si sarebbero opposti. Perché questo avrebbe significato che, in caso di una nuova aggressione russa, l’Occidente sarebbe dovuto entrare in guerra a fianco dell’Ucraina.
Quindi ritiene che congelare il conflitto in questo momento sarebbe la migliore opzione possibile. Ma non comporta rischi significativi?
Certo, è un rischio. E non riguarda solo la minaccia di una nuova guerra, ma anche le conseguenze politiche, economiche e migratorie di un conflitto congelato. Più gli ucraini vedono che una nuova guerra probabile, più le persone lasceranno il paese una volta che questa guerra sarà finita. Inoltre, la possibilità di schierare truppe europee in Ucraina sarebbe importante non solo per prevenire ulteriori aggressioni russe, ma anche, semplicemente, per rassicurare la popolazione. La capacità dell’Ucraina di respingere future aggressioni dipende anche da come la società percepirà l’esito di questa guerra.
Ogni giorno paghiamo un prezzo molto alto per continuare la nostra resistenza, e questo crea altri rischi. Anche se all’Ucraina venissero concesse garanzie formali di sicurezza, una nuova invasione russa potrebbe comunque cominciare qualche tempo dopo il cessate il fuoco, e le condizioni sarebbero molto peggiori per noi di quelle attuali. Si concluderebbe con l’occupazione di gran parte dell’Ucraina. Ma se continuiamo con la guerra attuale c’è il rischio che alla fine la linea del fronte crolli, con lo stesso esito negativo. Non credo sia una buona idea continuare una guerra di logoramento finché non scopriamo chi ha maggiori riserve.
La situazione in prima linea non è così grave da costringerci ad accettare le condizioni della Russia, molte delle quali sono inaccettabili perché aumenterebbero il rischio di una nuova invasione. Questo vale in particolare per la richiesta russa di cedere la parte non occupata del Donbass senza combattere. Ciononostante, non possiamo permetterci di prefiggerci obiettivi massimalisti. Non possiamo permetterci il lusso di considerarla una questione teorica. Le nostre vite dipendono da questo.
“La possibilità di schierare truppe europee in Ucraina sarebbe importante non solo per prevenire ulteriori aggressioni russe, ma anche, semplicemente, per rassicurare la popolazione”
Cosa direbbe a chi nega il rischio di una nuova aggressione russa?
Se ne sono così sicuri, dovrebbero impegnarsi pubblicamente ad arruolarsi per combattere contro l’esercito russo in caso di una nuova invasione. Senza questo, le loro parole non valgono nulla.
Il quadro che dipinge è molto cupo. C’è qualche speranza per il futuro?
Anche nello scenario migliore il futuro dell’Ucraina appare piuttosto cupo. Qualunque siano i progetti di ricostruzione postbellica, l’Ucraina non si riprenderà mai completamente dalle perdite che questa guerra le ha inflitto. E questo non vale solo per l’Ucraina. Anche se la Russia vincesse la guerra non potrebbe riconquistare la sua precedente influenza internazionale. Indipendentemente da quanto territorio riuscisse a occupare, la guerra ha gravi conseguenze per l’economia russa e per la società in generale.
La Russia ha pagato con il suo futuro le ambizioni imperialistiche di Putin. La speranza è ancora riposta nella caduta del suo regime. Forse il cessate il fuoco aiuterà. Per quanto ne so, l’opinione prevalente tra l’élite e la società russa è che l’invasione su vasta scala sia stata un errore di Putin, ma poiché la guerra è già cominciata, non si può rischiare la sconfitta. Dopo la guerra la domanda “Perché abbiamo pagato un prezzo così alto?” diventerà ancora più acuta.
In sostanza, solo la caduta del regime di Putin può portare una pace duratura. Fino ad allora, indipendentemente dai termini che l’Ucraina sarà costretta ad accettare, qualsiasi accordo di pace non farà altro che congelare il conflitto. Anche se qualcuno si vantasse di “aver portato la pace”, l’Europa orientale vivrebbe comunque nel timore di una nuova aggressione russa. E se l’Ucraina fosse costretta a capitolare, il risultato non sarebbe la pace, ma la resistenza all’occupazione con altri mezzi.
In definitiva, nulla dura per sempre, e questo regime alla fine cadrà comunque. Ma a quanto pare molti osservatori e politici occidentali che temono la destabilizzazione in Russia dopo la caduta di Putin non capiscono che più tardi ciò accadrà, peggiori saranno le conseguenze. Credo che questa paura sia stata una delle ragioni dell’eccessiva cautela dell’amministrazione Biden, che ha portato al prolungamento della guerra e, di conseguenza, a migliaia di morti, città distrutte e, in generale, a conseguenze socioeconomiche molto più gravi.
“Solo la caduta del regime di Putin può portare una pace duratura”
Pensa che l’Ucraina prima avesse maggiori possibilità di vincere?
Certamente. Le probabilità c’erano fino al tardo autunno del 2023. Le perdite e le sconfitte subìte dalla Russia allora scatenarono la ribellione di Evgenij Prigožin e dei suoi mercenari. Se le perdite russe fossero state ancora maggiori, avrebbero potuto destabilizzare ulteriormente il regime. Purtroppo, questo non è accaduto, in parte a causa di errori del comando delle Forze armate ucraine, ma soprattutto a causa dell’eccessiva cautela dell’amministrazione Biden e dell’Ue: entrambe hanno ritardato troppo la consegna delle armi, inizialmente rifiutandosi di fornirne alcuni tipi, e quando finalmente le hanno fornite era troppo tardi. Una volta trasformatasi in una guerra di logoramento le nostre possibilità sono diminuite drasticamente.
Una delle richieste del Cremlino riguarda le elezioni presidenziali in Ucraina. Sembra che le autorità ucraine abbiano recentemente cambiato posizione al riguardo…
È interessante perché Putin chiede elezioni per sbarazzarsi di Zelensky, mentre Zelensky vuole elezioni per restare al potere. Le probabilità che Zelensky venga eletto durante la guerra sono decisamente maggiori di quelle che avrà in seguito.
Ha qualche possibilità di vincere?
Le sue possibilità di vincere le elezioni durante la guerra sono decisamente maggiori di quelle che avrà in seguito. Al momento ha un solo vero concorrente: il generale Valerij Zalužnyj. La guerra sta frenando le battaglie politiche e la popolazione si autocensura. Anche ora, parlando con i giornalisti stranieri, ho l’impressione che capiscano che gli ucraini si autocensurano quando comunicano con loro, ma questi giornalisti non capiscono quanta critica alle autorità ci sia nei media ucraini e sui social network. Ma dopo la guerra prenderà più piede e domande come “Perché abbiamo subito perdite così pesanti?” sorgeranno bruscamente non solo in Russia, ma anche in Ucraina. Vorrei che Zelensky lasciasse la politica dopo la guerra. Ma se potesse rinnovare il suo mandato fino alla fine del conflitto, sicuramente si rifiuterebbe di farlo. È difficile prevedere quale forma assumerà allora il malcontento pubblico.
Tutto questo sembra negativo non solo dal punto di vista politico, ma lo è anche da quello legale. Secondo la Costituzione le elezioni durante la legge marziale sono vietate, così come le modifiche della Costituzione. Il disegno di legge sulle elezioni durante la legge marziale, attualmente in fase di elaborazione da parte del Parlamento, potrebbe essere dichiarato incostituzionale. Inoltre, Zelensky vuole indire un referendum contemporaneamente alle elezioni, cosa vietata dalla legge. La commissione elettorale centrale ha dichiarato che ci vorranno sei mesi dopo la revoca della legge marziale solo per organizzare il processo elettorale, ma il governo sembra voler accelerare notevolmente questo processo. Non capisco ancora come intendano farlo.
Perché ha bisogno di un referendum?
Per ottenere l’approvazione dell’accordo di pace e condividere la responsabilità con la società. Un referendum sarebbe necessario se l’Ucraina fosse costretta a riconoscere legalmente le annessioni russe. Ma né la società ucraina né il governo sono d’accordo. Non c’è bisogno di un referendum; è solo un altro esempio della riluttanza di Zelensky a prendere decisioni difficili. Ci sono stati molti esempi simili durante la guerra, e questo ha causato diversi problemi. Il governo sperava che la guerra finisse presto, quindi ha rimandato le decisioni su questioni difficili finché non è stato troppo tardi. La nostra debolezza militare ora è legata principalmente a problemi interni, non alla cancellazione degli aiuti militari statunitensi.
Che impatto hanno avuto le politiche di Trump sull’andamento della guerra?
Non sono un analista militare; come soldato, conosco la situazione nella mia sezione del fronte, ma potrei non comprendere questioni più generali. Credo che le politiche di Trump abbiano avuto un impatto maggiore non tanto sulla situazione in prima linea quanto sulle città nelle retrovie ucraine. Dipendiamo dagli Stati Uniti essenzialmente per la difesa aerea. Non possiamo difendere efficacemente le città nelle retrovie dai missili balistici senza i sistemi Patriot. Le politiche di Trump sono una delle ragioni del forte aumento delle vittime civili lo scorso anno. Anche l’attuale situazione disastrosa nel nostro settore energetico è correlata a questo.
Per quanto riguarda la situazione in prima linea l’effetto non è stato così grave. Forse l’impatto maggiore si è avuto nel 2024, quando i Repubblicani hanno bloccato al Congresso i nuovi aiuti militari per sei mesi. La dipendenza dagli aiuti militari statunitensi è diminuita significativamente e l’Europa è stata in grado di compensare parzialmente. Gli Himars [M142 High Mobility Artillery Rocket System, un sistema lanciamissili a corta gittata], ad esempio, sono stati molto importanti nel 2022, ma ora non più così tanto. Non ricordo l’ultima volta che ho sentito parlare di missili anticarro Javelin. Il campo di battaglia è cambiato molto a causa dei droni.
“Le politiche di Trump sono una delle ragioni del forte aumento delle vittime civili lo scorso anno”
Passiamo a questioni più civili. Come pensa che sarà la politica ucraina dopo la guerra?
In primo luogo, affinché la politica ucraina possa esistere, l’Ucraina deve rimanere integra. In secondo luogo, credo che la risposta dipenderà in larga misura dall’esito della guerra e dai termini dell’accordo di pace. Ma sicuramente la politica cambierà in modo significativo. Gli oligarchi ucraini tradizionali hanno perso molto a causa della guerra. Oltre alle perdite economiche, molti di loro sono sotto pressione politica: cinque dei dieci oligarchi ucraini più ricchi sono soggetti alle sanzioni di Zelensky. Ihor Kolomojs'kyj, che ha aiutato Zelensky a vincere nel 2019, è detenuto dal 2023. L’influenza della televisione controllata dagli oligarchi è notevolmente diminuita. Allo stesso tempo è emerso un nuovo complesso militare-industriale, da cui sicuramente emergeranno nuovi imprenditori politici dopo la guerra.
E che dire dell’estrema destra ucraina?
Ancora una volta, tutto dipenderà dall’esito della guerra. Se verrà percepita come una sconfitta l’estrema destra potrà insistere: “Avremmo potuto gestirla meglio”, e molti ci crederanno. Nel corso degli anni hanno accumulato sufficiente capitale simbolico per farlo. Se l’esito verrà percepito come una vittoria (anche se non completa) sarà più difficile per loro convertire i successi militari in capitale politico.
In generale è probabile che l’influenza dell’estrema destra cresca rispetto al periodo prebellico; questo sta accadendo quasi ovunque nel mondo. Ma non ne sarei sicuro al 100 per cento. Dopo Maidan, all’inizio sembrava che ci aspettasse un’ascesa dell’estrema destra: Svoboda era uno dei tre principali partiti di opposizione ed è entrato nel nuovo governo post-Maidan, e Pravyj Sektor era l’organizzazione della destra radicale più famosa a Maidan. Invece, Svoboda ha iniziato a declinare dopo Maidan, Pravyj Sektor non è riuscito a consolidare il suo successo e il movimento Azov ha impiegato anni per costruire le sue strutture e attrarre i giovani.
Nel 2019, per un po’ è sembrato che gli fosse stata data una nuova possibilità, ma invece l’estrema destra ha dovuto affrontare una nuova crisi. C’è anche il “fattore Trump”: alcuni esponenti dell’estrema destra ucraina hanno sostenuto Trump fino al 2025 e ora vengono criticati per questo. È una situazione simile a quella che si è verificata in Canada, dove la pressione di Trump ha minato i risultati dei Conservatori, favorendo invece i Liberali. Ma è difficile dire quanto significativa sarà quest’influenza in Ucraina.
E che dire della sinistra ucraina?
Siamo piuttosto deboli. Come in altri paesi post-socialisti, la sinistra antistalinista in Ucraina ha dovuto ripartire dal basso. Ma mentre in Polonia, Slovenia, Croazia e altri paesi la nuova sinistra ha ottenuto alcune vittorie dal 2014, in Ucraina l’annessione della Crimea e la guerra nel Donbass ci hanno diviso e indebolito. Mentre all’inizio della guerra l’estrema destra non ci prestò attenzione, nel 2024 i conflitti hanno ricominciato a manifestarsi.
L’invasione del 2022 ha avuto un effetto diverso: c’è stata una riattivazione e, nel 2023, è stato addirittura ripristinato il sindacato studentesco Azione Diretta. Ma le nostre attività sono complicate dalla legge marziale e dal fatto che molti attivisti esperti prestano servizio nell’esercito. Alcuni sono morti anche in prima linea, come l’artista anarchico David Chichkan, l’antropologo e collaboratore della rivista Commons Evhenj Osievskij, e altri. Anche l’anarchico russo Dmitrij Petrov, nostro compagno e anche lui collaboratore di Commons, è morto combattendo con l’Ucraina.
Le attività di Azione Diretta sono ora diventate più difficili anche a causa delle pressioni dell’estrema destra. Mentre all’inizio della guerra l’estrema destra non ci prestava attenzione, nel 2024 sono ricominciati i conflitti. Ma le condizioni dello scontro adesso sono cambiate. Ad esempio, nel 2024 l’estrema destra ha cercato di interrompere la presentazione di una rivista studentesca a Odessa, ma alcuni veterani anarchici sono accorsi in difesa degli studenti. L'anno scorso, il leader dei neonazisti russi in Ucraina, Denis Kapustin, ha inscenato una provocazione al funerale di David Chichkan, ma è stato bloccato dai soldati anarchici.
Per quanto riguarda il futuro, ancora una volta, tutto dipende in gran parte dall’esito della guerra. Può sembrare controintuitivo, ma se l’Ucraina dovesse perdere, l’estrema destra aumenterà la sua influenza e, in tal caso, molto probabilmente scompariremo come collettivo. La prossima generazione di persone di sinistra sarà costretta a ricominciare da zero. Di nuovo.
Alcuni esponenti della sinistra occidentale parlano ancora degli eredi della “vecchia sinistra” del Partito comunista sovietico in Ucraina, che sono stati banditi insieme ad altri partiti filorussi nel 2022. Come rispondi alle domande su di loro?
Di solito mostro solo il video di una pubblicità razzista di Natalia Vitrenko, il cui partito si chiamava Partito socialista progressista dell’Ucraina. L’esperienza ha dimostrato che è meglio mostrare qualcosa una volta sola che cercare di spiegare tutto a parole.
Attualmente si discute molto nella sinistra europea sull’aumento della spesa pubblica per la difesa e la militarizzazione. Cosa ne pensa?
Non sono un esperto di questioni di difesa europea e non ho avuto molto tempo per capire esattamente dove stiano andando le spese per la difesa in Europa in questo momento. Collaboriamo con la sinistra nei paesi nordici e mi sembra che abbiano molte buone idee su questo argomento. Ad esempio, hanno proposto un embargo europeo sulla vendita di armi ovunque tranne che in Ucraina: a mio parere, è stata un’ottima idea. In generale, la sicurezza internazionale è un argomento che meriterebbe una lunga discussione.
Ma vorrei sottolineare una cosa: sui social alcuni esponenti della sinistra europea contrari al riarmo a volte ne danno la colpa all’Ucraina. Ma questa è una tesi del tipo “colpevolizzare la vittima”. La ragione della nuova corsa agli armamenti non è la resistenza ucraina, ma l’invasione russa. Se l’Ucraina perde, la militarizzazione non farà che intensificarsi.
Ultima domanda: quale conclusione dovrebbe trarre la sinistra internazionale dal primo anno di mandato di Trump?
Le conclusioni potrebbero essere molteplici. Dirò solo ciò che mi preoccupa di più. Nell’ultimo anno il presidente reazionario degli Stati Uniti ha fatto ciò che la sinistra “anti-guerra” chiedeva. A cosa ha portato? Aumento dell’aggressività, più vittime civili e più distruzione. La situazione è solo peggiorata. In questa situazione, penso che “i pacifisti” avrebbero dovuto ripensarci. Ma non credo che lo faranno. La logica di molti esponenti della sinistra “anti-guerra” sembra essere: “Abbiamo provocato questa guerra, quindi ora diamo la colpa all’aggredito”. Nella versione di Trump, è: “Diamo la colpa all’aggredito e derubiamolo”. Nonostante la retorica umanistica, tutte le proposte in pratica si riducevano a lasciare l’Ucraina indifesa di fronte all’aggressione imperialista.
Dovrebbe essere ormai ovvio che questo è l’approccio sbagliato. Negli anni Novanta, gli Stati uniti costrinsero l’Ucraina a cedere le sue armi nucleari alla Russia, rendendoci vulnerabili. La responsabilità degli Stati Uniti ora è aiutare l’Ucraina, non ricompensare l’aggressore.
Traduzione di Jacobin Italia. Editing per Voxeurop di Francesca Barca.
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