Reportage Opposizione russa
Limassol, Cipro, 13 marzo 2022. Attivisti russi protestano contro l'invasione dell'Ucraina | Foto: Photomaru

Cipro, il rifugio dei russi che non appoggiano la guerra di Putin

Molti russi che si oppongono all’invasione dell’Ucraina e al regime autoritario di Vladimir Putin cercano rifugio nei paesi dell’Unione europea. Reportage tra gli esuli di “Limassolgrad”, come viene soprannominata la città cipriota che ospita da tempo una folta comunità russa.

Pubblicato il 19 Luglio 2022 alle 10:36
Limassol, Cipro, 13 marzo 2022. Attivisti russi protestano contro l'invasione dell'Ucraina | Foto: Photomaru

È fine primavera a Limassol, una località balneare sulla costa meridionale di Cipro: il sole batte sul mare e gli ombrelloni si agitano al vento. Dietro gli occhiali da sole Dmitry Gudkov, esule russo di 42 anni controlla senza sosta il cellulare. Al collo ha un distintivo con i colori della bandiera russa blu e bianca contro la guerra – "il rosso ricorda il sangue versato in Ucraina" – dice, mentre sorseggia il suo caffè.

Gudkov fa parte dei tanti russi che sono emigrati a Tbilisi, Erevan, Istanbul o ancora Tel Aviv. Da quando l'esercito russo ha invaso l'Ucraina, il 24 febbraio 2022, più di 8 milioni di ucraini sono fuggiti dal loro paese, secondo gli ultimi dati dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR): di questi, circa 3 milioni sarebbero tornati a casa. Invece sono circa 500.000 i russi ad aver lasciato il paese: tra questi giornalisti, oppositori politici, attivisti, dirigenti e uomini d'affari. Tutti hanno scelto di andare in esilio per sfuggire al regime di Vladimir Putin. Questo dato, una stima dello stesso Gudkov, non è stato confermato dal ministero dell’interno cipriota, che non ha risposto alla nostra richiesta di commentarlo. 

Alcuni di questi esuli hanno raggiunto Limassol mentre gli Stati Uniti e l'Unione europea imponevano sanzioni internazionali contro la Russia in seguito all’invasione dell'Ucraina. Alla comunità russa presente sull’isola da lungo tempo si sono aggiunti oltre diecimila ucraini in fuga dalla guerra. Limassol è stata a lungo una destinazione popolare fra gli espatriati russi più benestanti e questo ha valso alla città il soprannome di "Limassolgrad": in parte per via della sua reputazione di snodo per la finanza offshore russa e di rifugio per coloro che vogliono nascondere la loro ricchezza.

Nel 2020, Cipro ha sospeso il controverso programma soprannominato "passaporto d'oro" o “Golden visa”, che concedeva la cittadinanza agli stranieri in cambio di massicci investimenti in loco. La decisione ha segnato la fine dell’edilizia di lusso a Limassol. Il programma, lanciato nel 2007, era diventato particolarmente vantaggioso con l'arrivo al potere del presidente Nicos Anastasiades nel 2013 e ha permesso di iniettare più di 8 miliardi di dollari nell’economia dell’isola, in deficit dopo la crisi del 2013.

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Sulla scia della perestrojka, il vento di riforme che ha segnato gli anni di potere di Mikhail Gorbaciov (1985-1991), la comunità russa, composta da oltre 50mila persone, è cresciuta in modo esponenziale. Oggi abbondano i negozi con insegne in caratteri cirillici, così come giornali, stazioni radio, scuole e chiese russi.

Legge marziale e persecuzione

Gudkov non è esattamente uno sconosciuto in Russia. Dal 2011 al 2016 è stato membro dell'opposizione alla Duma, la camera bassa del parlamento federale russo, e ha votato contro l'annessione della Crimea nel 2014. Nel 2019 il suo partito, Iniziativa civica, si è visto rifiutare la candidatura alle elezioni parlamentari di Mosca. "È una tattica abituale del regime di Putin: se avessimo partecipato, avremmo vinto", dice Gudkov. Dopo essere stato imprigionato per due giorni, in seguito a uno “scandalo” di riciclaggio di denaro nel quale era coinvolta una sua zia, è stato costretto a fuggire a Cipro nel 2021 con la sua famiglia per timore di essere perseguitato.

“Se non hanno motivi sufficienti per creare un caso penale contro di te, ne creano uno sulla tua famiglia, così ti sentirai anche responsabile della persecuzione dei tuoi cari", spiega Alexander Solovyev, 34 anni ex assistente parlamentare di Gudkov. "Non abbiamo altra scelta che lasciare la Russia. È un regime autoritario che sta rapidamente degenerando in un regime totalitario", aggiunge Solovyev, anch'egli esiliato a Limassol. La maggior parte dei russi è fuggita per paura di essere imprigionata a causa della legge marziale, che consente al Cremlino di limitare le libertà dei suoi cittadini e di punire la "diffusione pubblica di false informazioni" sulla guerra con la reclusione fino a 15 anni. "La Russia è come l'[Unione sovietica durante la guerra in] Afghanistan: se dici la verità sulla guerra in Ucraina rischi di finire in prigione", dice Gudkov.


“Siamo profondamente dispiaciuti per gli ucraini e per le loro sofferenze, ma gran parte della società russa è ora doppiamente punita: perseguitata per le sue posizioni politiche in Russia e vittima delle sanzioni occidentali”

Alexander Solovyev


Gudkov è un membro attivo del comitato russo contro la guerra, un'iniziativa originariamente lanciata da personalità politiche e pubbliche russe in esilio per aiutare i connazionali in esilio e i rifugiati ucraini. La Georgia e l'Armenia permettono ai russi di entrare senza visto e di vivere lì per un anno. Anche la Turchia consente l'ingresso senza visto, ma permette solo un soggiorno di due mesi.

Nell'atmosfera opprimente dell'inizio della guerra Daria, analista finanziaria di 33 anni, ha deciso lo scorso marzo di mettere la sua vita in due valigie e di volare da Mosca a Cipro via Istanbul: un viaggio durato due settimane. "Non sapevo più come resistere alla dittatura di Putin: così ho deciso di smettere di pagare le tasse e di scappare, perché non voglio 'partecipare' a questa vergogna che chiamano 'operazione militare speciale', non in mio nome, comunque", dice.

Tutte queste persone vogliono entrare nell’Unione europea: molti come Daria, che fanno parte della classe media e che hanno potuto farlo, hanno visto i loro risparmi sciogliersi come neve al sole a causa delle sanzioni bancarie internazionali. Daria, nonostante abbia aperto un conto a Cipro, riceve lo stipendio in contanti dallo studio di consulenza per il quale lavora. 

“Siamo profondamente dispiaciuti per gli ucraini e per le loro sofferenze, ma gran parte della società russa è ora doppiamente punita: perseguitata per le sue posizioni politiche in Russia e vittima delle sanzioni occidentali", afferma Solovyev. "Molti russi hanno bisogno di aiuto e assistenza legale per convalidare il loro status nei paesi europei. Hanno bisogno di assistenza e di una procedura semplificata".

"Per me è difficile capire il significato delle sanzioni, non è il modo per fermare Putin", sostiene Nikita, 26 anni, che spera di ottenere un permesso di soggiorno a Cipro. Lui e la moglie hanno deciso di lasciare la Russia subito dopo la guerra e attraversando il Kazakistan per raggiungere l'isola: "Quando abbiamo attraversato il confine russo, abbiamo cancellato tutte le nostre applicazioni e discussioni antimilitariste perché alcune persone hanno avuto problemi al controllo passaporti dell'aeroporto per questo motivo", racconta.

Il giovane direttore del marketing confessa anche di sentirsi impotente di fronte agli eventi: "Voglio fare tutto ciò che è in mio potere per fermare questa guerra, ma non so come fare", dice, gli occhi azzurri pieni di lacrime. Per i russi in fuga dal regime di Putin, il crollo del loro mondo è una tragedia personale. Finché Putin resterà al potere, l'idea di tornare in Russia è per loro inconcepibile.


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