Reportage Invasione dell’Ucraina e solidarietà
Varsavia, 3 marzo. Un volontario bielorusso carica aiuti umanitari per i profughi ucraini. | Foto: Nadia Buzhan

La diaspora bielorussa che aiuta l’Ucraina

Negli ultimi due anni, le persecuzioni del regime di Lukašenko hanno spinto decine di migliaia di cittadini ad emigrare dalla Bielorussia in Ucraina, Polonia, Lituania... La rete che hanno sviluppato si sta ora mobilitando a favore dell’Ucraina e dei profughi di guerra. Il reportage del settimanale bielorusso Nasha Niva.

Pubblicato il 31 Marzo 2022 alle 10:56
Varsavia, 3 marzo. Un volontario bielorusso carica aiuti umanitari per i profughi ucraini. | Foto: Nadia Buzhan

I bielorussi residenti all'estero hanno sviluppato una rete di aiuti in soccorso dei loro connazionali, prima di tutto. Tutte queste iniziative già esistenti hanno permesso a centinaia di bielorussi di usare la loro esperienza per aiutare l'Ucraina: c’è chi si arruola, chi aiuta al confine, chi raccoglie e distribuisce tonnellate di aiuti umanitari, o trova un alloggio o, ancora, si occupa dell’istruzione dei  giovani ucraini.

Il regime di Lukašenko è, oggi, complice della Russia nell’aggressione dell'Ucraina. La Bielorussia è a tutti gli effetti un Paese sotto occupazione straniera, in cui qualsiasi espressione pubblica di protesta è punita con arresti, percosse e procedimenti penali.I protagonisti delle storie contenute in questo articolo, e di molte altre ancora, ci raccontano l'importanza di distinguere la maggioranza di bielorussi che appoggia gli ucraini dalla minoranza dei sostenitori di Lukašenko, l'uomo che ha perso le elezioni nel 2020 e che si ostina ad aggrapparsi al potere con la forza.

I bielorussi residenti all'estero hanno sviluppato una rete di aiuti in soccorso dei loro connazionali, prima di tutto. Tutte queste iniziative già esistenti hanno permesso a centinaia di bielorussi di usare la loro esperienza per aiutare l'Ucraina: c’è chi si arruola, chi aiuta al confine, chi raccoglie e distribuisce tonnellate di aiuti umanitari, o trova un alloggio o, ancora, si occupa dell’istruzione dei  giovani ucraini.

Il regime di Lukašenko è, oggi, complice della Russia nell’aggressione dell'Ucraina. La Bielorussia è a tutti gli effetti un Paese sotto occupazione straniera, in cui qualsiasi espressione pubblica di protesta è punita con arresti, percosse e procedimenti penali.

I protagonisti delle storie contenute in questo articolo, e di molte altre ancora, ci raccontano l'importanza di distinguere la maggioranza di bielorussi che appoggia gli ucraini dalla minoranza dei sostenitori di Lukašenko, l'uomo che ha perso le elezioni nel 2020 e che si ostina ad aggrapparsi al potere con la forza.

L’accoglienza al confine polacco

Uno dei centri di accoglienza per i rifugiati si trova nel villaggio di Dołhobyczów, non lontano dal confine tra Polonia e Ucraina. Circa ogni quarto d'ora i minibus del servizio di frontiera arrivano, portando con sé donne e bambini.

6 marzo 2022. Aksana Bukina in servizio al Centro di accoglienza frontaliero per i rifugiati dall'Ucraina. | Foto: Piotr Piatrouski ​​

Una delle volontarie qui è Aksana Bukina. Il primo giorno di guerra ha chiesto sulla chat “donne bielorusse a Wrocław” se qualcuno era disponibile ad aiutare con alloggi, denaro o come volontario. Decine di persone hanno risposto. Al contempo ha postato sui social media che avrebbe aiutato a organizzare il trasporto dei rifugiati fuori dall'Ucraina e a riceverli al confine polacco. 

"Non abbiamo quasi dormito. Ricordo che andavamo a letto alle tre del mattino, e alle sei o alle sette il telefono cominciava a suonare e dovevamo rispondere. Sarebbe stato bello staccare la spina e riposare, ma quando ci sono persone vere che vengono bombardate e ti scrivono, ti chiedono aiuto...".


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Aksana e alcuni bielorussi che conosceva hanno iniziato a fare volontariato nei centri di accoglienza per i rifugiati. Gli uomini hanno preso delle ferie non pagate dal loro lavoro. Viktar veniva dalla Germania, altri venivano da Breslavia, sono sette o otto ore di strada. Aksana dice che all'inizio i volontari civili non erano ammessi nei campi profughi.

“Il nostro Vitalik ha vissuto i primi tre giorni nella sua auto vicino al campo, aiutando, dando indicazioni, trovando auto. In quel momento i rifugiati venivano fatti uscire dal campo: si riposavano, mangiavano qualcosa, si lavavano e andavano via, verso un nuovo Paese in cui non conoscevano la lingua, le opportunità per loro erano ben poche. Vitalik era semplicemente un volontario che aiutava i rifugiati che non sapevano dove andare. I responsabili del campo hanno visto quello che stava facendo e lo hanno lasciato lavorare nei loro centri”.

Aksana ora non ha un lavoro. In Bielorussia era stata co-proprietaria di un’azienda che si occupava di istruzione. Nel 2020 è stata arrestata durante un meeting, contro di lei è stato avviato un procedimento penale, ma è riuscita a fuggire in Ucraina.

“Anch'io sono una rifugiata, ho chiesto la protezione internazionale. Sono fuggita dalla Bielorussia con mio figlio, non avevamo nulla. Siamo arrivati a Kiev, e lì ci ha accolto a braccia aperte. Hanno raccolt…

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