Referendum in Scozia

Un difficile rientro in Europa

Pubblicato il 16 Settembre 2014 alle 14:15

Che accadrebbe all’appartenenza della Scozia all’Ue qualora i “sì” all’indipendenza avessero la meglio nel referendum del 18 settembre? Jean-Claude Juncker, presidente eletto della Commissione, ha già detto chiaramente che “non è garantito che una Scozia indipendente sia in grado di entrare nell’Ue” scrive Christian Oliver sul Financial Times, aggiungendo che —

i giuristi dell’Ue e gli esperti costituzionali non hanno dubbi sul fatto che l’accesso all’Unione sia possibile, ma Edimburgo dovrebbe affrontare le forche caudine di possibili veti, specialmente da parte della Spagna, timorosa che un “sì” scozzese possa accelerare il sogno di indipendenza della Catalogna. La Scozia dovrà anche affrontare la questione dell’adesione all’euro, ormai obbligatoria in teoria per ogni nuovo membro dell’Ue. L’unica certezza tra gli esperti di trattati a Bruxelles è che l’adesione della Scozia all’Ue non sarà automatica o così lineare e senza fratture come sostiene il Partito nazionale scozzese [all’origine del referendum].

Di conseguenza, la Scozia dovrebbe in ogni caso presentare richiesta formale di adesione all’Ue, se intende farne parte. Ma in seguito dovrebbe superare alcuni ostacoli, scrive ancora Christian Oliver. Il primo consisterebbe nell’essere riconosciuto formalmente come un nuovo paese:

Una volta riconosciuta da Londra, la Scozia dovrebbe essere riconosciuta anche da tutti gli altri stati membri, prima di poter presentare (o ri-presentare) domanda formale di adesione all’Ue. […] Il processo di approvazione potrebbe rivelarsi tortuoso, e richiedere dibattiti e votazioni parlamentari.

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In seguito, la Scozia dovrebbe impegnarsi ad adottare l’euro, come la maggior parte dei paesi dell’Ue. “Nel Regno Unito e in Danimarca si è ricorso a un ‘opt-out’ non più accessibile ai paesi che presentano domanda di adesione all’Ue” scrive ancora il Financial Times.

La Scozia dovrebbe anche gestire la transizione, prima della sua ammissione, se possibile tramite un accordo di transizione con l’Ue – “un compromesso senza precedenti per una situazione senza precedenti” scrive il Financial Times, nel quale il nuovo paese dovrebbe condividere la medesima situazione di altri stati non-Ue come Norvegia o Svizzera, che “spesso devono attenersi a quanto prevedono ampi parti della legislazione dell’Ue”.

In definitiva, conclude il quotidiano, se una Scozia indipendente dovesse “mandare ancora sei legislatori al parlamento europeo”, essa “sicuramente non sarebbe in grado di continuare a godere degli sconti britannici sui contributi al bilancio” dell’Unione ottenuti negli anni ottanta da Margaret Thatcher.

Traduzione di Anna Bissanti

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