Una difesa per pochi

Pubblicato su 5 Novembre 2010 alle 11:49

Checché ne dicano i tabloid inglesi, la guerra dei Cento anni e Waterloo fanno parte della storia. Questa settimana Francia e Gran Bretagna hanno dato vita a una cooperazione militare senza precedenti nella turbolenta storia dei loro rapporti e senza equivalenti in Europa. Il 2 novembre Londra e Parigi si sono messe d’accordo per creare una “forza di intervento congiunta” di 5mila uomini e di condividere le loro due portaerei dal 2020. È stata prevista anche la cooperazione industriale per la produzione di droni, satelliti e sistemi di comunicazione. Ma l’impegno più sorprendente e simbolico è l’impiego da parte dell’esercito britannico delle strutture francesi di simulazione dei test nucleari, a partire dal 2014.

Quest’ultimo punto rappresenta un salto importante, perché interessa il nucleo della difesa francese basata fin dai tempi di de Gaulle sulla sovranità nazionale, mentre l’arsenale nucleare britannico dipende dagli Stati Uniti. Questa decisione avvicina di fatto le due filosofie della difesa dell’Europa: una difesa assicurata dalla Nato sotto l’ombrello nucleare statunitense; e una difesa europea associata alla Nato ma autonoma. Tanto più che la Francia nel 2009 è rientrata nel comando integrato della Nato.

Questo accordo è al tempo stesso una buona e una cattiva notizia per l’Europa. La buona notizia è che con questo passo Francia e Gran Bretagna aprono la strada a sinergie europee in un settore cruciale per l’influenza dell’Ue nel mondo. Ma a condizione che questi due paesi non si limitino a una cooperazione bilaterale. Ed è qui cheviene la cattiva notizia, perché – come nota José Ignacio Torreblanca su El País – l’accordo del 2 novembre “dimentica” di fare riferimento alla politica europea di sicurezza e di difesa. L’impressione è che questo avvicinamento sia soprattutto dovuto alla necessità di risparmiare in tempo di crisi.

Nel 1998, a Saint-Malo, Jacques Chirac e Tony Blair si erano impegnati a sviluppare la difesa europea attraverso una più stretta cooperazione dei due paesi. Ma la guerra in Iraq ha completamente stravolto questi piani. Per resuscitare questa ambizione, Nicolas Sarkozy e David Cameron dovranno aggiungere una visione politica all’armonia militare. (traduzione di Andrea De Ritis)

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