Banche, l’elefante nella stanza

L'11 marzo i leader dell'Eurozona si incontrano per cercare una soluzione alla crisi. Ma tutti continuano a ignorare la vera priorità: ristrutturare il credito degli istituti.

Pubblicato il 7 Marzo 2011

A quanto pare marzo sarà il mese delle decisioni. Nelle prossime settimane tre vertici attendono i politici europei. Si comincia venerdì prossimo a Bruxelles: Angela Merkel, Nicolas Sarkozy e i capi di governo degli altri 17 paesi dell'Eurozona vogliono superare la crisi una volta per tutte. Si parlerà di un allargamento dei fondi di salvataggio per aiutare i paesi in crisi, e delle regole di condotta che gli stati dovranno adottare in futuro. E naturalmente del tema preferito di Merkel: il patto di competitività.

Ma c'è un argomento su cui i capi di governo restano in silenzio: la delicata situazione delle banche. I politici cercano di dare l'impressione che la crisi sia ormai solo una questione di stati – e soprattutto di quelli alla periferia dell'Eurozona: Grecia, Irlanda, Portogallo e così via.

***Leggi l'articolo completo sul sito della Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung***.

Patto di competitività

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Ppe e Pse uniti contro Berlino

"Rivolta europea contro la Germania", titola Dziennik Gazeta Pawna a proposito dell'opposizione di socialisti e conservatori europei al Patto di competitività. "A cinque giorni da una riunione cruciale dei leader dell'eurozona, la coppi Merkel-Sarkozy non riesce a guadagnare consenso sufficiente", nota il quotidiano di Varsavia. Sia il Partito popolare europeo che il Partito socialista europeo, riunitisi il 4 marzo rispettivamente a Helsinki e Atene, nutrono forti dubbi in proposito. Il primo hanno dichiarato di non avere intenzione di avallare la "germanizzazione" delle economie degli stati membri, mentre il secondo ha minacciato di alzare le barricate a Bruxelles in occasione del summit dell'11 marzo. In alternativa alle misure di austerity ipotizzate dal Patto per la competitività, il primo ministro greco George Papandreou,a nome dei nove leader europei di centro-sinistra, ha proposto l'introduzione di una tassa dello 0,05 per cento sulle transazioni finanziarie e un aumento del 10,9 per cento degli investimenti pubblici per i prossimi cinque anni, con l'obiettivo di creare 8 milioni di posti di lavoro. Davanti a un'opposizione così risoluta "pare inevitabile l'ammorbidimento di alcuni punti del patto", conclude Dziennik Gazeta Prawna.

Perché gli eco-investitori si ritrovano a finanziare le “Big Oil”? A quali stratagemmi ricorre la finanza per raggiungere questo obiettivo? Come possono proteggersi i cittadini? Quale ruolo può svolgere la stampa? Ne abbiamo discusso con i nostri esperti Stefano Valentino e Giorgio Michalopoulos, che per Voxeurop analizzano i retroscena della finanza verde.

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