Ai confini della realtà

Che l’Italia abbia pagato dei migranti per andare in Germania non è uno scandalo, ma la logica conseguenza dell’egoistico rifiuto di Berlino di condividere i costi dell’accoglienza.

Pubblicato su 30 Maggio 2013 alle 16:36

A quanto pare oggi i cattivi sono gli italiani. Eppure non hanno fatto che mettere cinquecento euro in mano ad alcuni profughi libici prima di mandarli in Germania. Il problema è che adesso vivono per le strade di Amburgo e questo irrita molto le autorità locali. Ma dove dovrebbero vivere? In quale tenda? Negli affollati centri di accoglienza? Chi dovrebbe pagare il conto? E, soprattutto, come fare per sbarazzarsene al più presto? Perché ovviamente l’unica possibilità è “il ritorno nel loro paese natale”, come si è affrettato a dichiarare il responsabile degli affari sociali [del comune di Amburgo], Detlef Scheele.

Al contrario, dovremmo essere riconoscenti ai cattivi italiani per aver spedito questi poveri libici ad Amburgo. Questo ci obbligherà a fare i conti con la realtà. Ce lo siamo meritato. Perché la politica di asilo tedesca o, più esattamente, l’assenza quasi totale di una politica di asilo degna di questo nome in Germania è scandalosa.

Perché Amburgo, come tutta la Germania, fa finta di niente. È facile stare lontani dalle tante tragedie umanitarie di questo mondo, è tranquillizzante sapere che tante frontiere ci separano da questo mondo che contempliamo da lontano o che ignoriamo completamente. I nordafricani che sbarcano sulle spiagge italiane mezzi affogati, gli afgani affamati che si affollano alla frontiera greco-turca, le centinaia di migliaia se non i milioni di siriani che vanno in Turchia, in Libano o in Giordania per sfuggire alla guerra civile. L’importante è che non arrivino fino da noi!

Ormai sono anni che la Germania e gli altri paesi dell’Europa si giustificano con la cosiddetta regolamentazione degli “stati terzi”. Un testo giuridicamente inattaccabile ma crudele e moralmente riprovevole. Chiunque arriva con lo status di rifugiato in uno di questi stati terzi – cioè tutti i paesi membri dell’Ue e molti dei paesi vicini – non può andare oltre. La Germania ha l’obbligo di non accettare alcuna domanda di asilo proveniente da questi individui, poiché si trovano già al sicuro. La conseguenza è che i paesi che hanno la sventura di essere vicini a delle regioni in crisi o di affacciarsi su un mare che i profughi, spinti dalla disperazione, cercano di attraversare, devono risolvere il problema da soli.

Ma se i libici e gli altri clandestini sbarcano in Italia non è perché si trovano bene là, ma perché si tratta dei paesi di più facile accesso. Il loro obiettivo è l’Europa ed è per questo che tutta l’Europa deve preoccuparsi insieme della loro sorte.

Una giusta distribuzione dei compiti, questo è l’obiettivo che si può leggere sui documenti dell’Ue. Ma in realtà la maggior parte dei paesi è favorevole a ridurre il numero di immigrati clandestini. La politica europea tradisce gli ideali dell’Ue e in questo settore non si vede nessuna traccia di responsabilità comune o di progetto umanista. Al contrario le autorità di Bruxelles e soprattutto l’agenzia di protezione delle frontiere, Frontex si sforzano di respingere ancora più lontano i profughi e di rendere sempre più distanti le frontiere della fortezza Europa. Non a caso queste autorità finanziano recinzioni e centri di accoglienza in Turchia, così che i problemi siano risolti prima di raggiungere gli stati membri.

Cosa fa l’Europa, cosa fa la Germania di fronte alla situazione catastrofica dei profughi in Siria? Niente. Il ministro degli interni [tedesco], Hans-Peter Friedrich, ha addirittura rifiutato per un anno e mezzo di accogliere dei siriani sul suo territorio. Ci sono volute le continue proteste del rappresentante dei diritti umani presso il governo federale per convincere Friedrich a lasciare entrare in primavera 5mila profughi sul territorio tedesco – ma non prima di giugno e solo gli orfani, le persone che hanno dei parenti in Germania e possibilmente cristiani. E mentre i fortunati prescelti sono stati selezionati nei campi profughi, altre centinaia di migliaia di persone rimangono in attesa di una sistemazione.

Ovviamente la soluzione non può essere quella di far venire dall’oggi al domani tutti i profughi del mondo ad Amburgo. Ma esiste una una via di mezzo fra l’accoglienza indiscriminata e l’attuale isolamento.

Non dimentichiamo poi che il regolamento degli stati terzi si ispira a un compromesso tedesco sul diritto di asilo che risale al 1992 e che ancora oggi viene denunciato dai difensori dei diritti umani. Durante i negoziati alcuni centri di accoglienza di profughi in Germania erano stati incendiati. Diversi stranieri erano morti, vittime della xenofobia tedesca, mentre la politica proteggeva gli stati dai profughi. Fu un errore funesto e vergognoso. È arrivato il momento di correggerlo.

Opinione

Non è l’Europa che immaginavamo

“L’Italia ci manda i suoi clandestini africani”, s’indigna la Bild in prima pagina. Il tabloid grida allo scandalo e sostiene che l’Italia avrebbe agito in questo modo “perché non riesce più a gestire i flussi di rifugiati in arrivo dal Nordafrica. […] Ma non è così che immaginavamo l’Europa”.

“Diverse centinaia di persone sono arrivate ad Amburgo e in Baviera, e la maggior parte di loro vive per strada perché non ha diritto a lavorare, ricevere i sussidi o gli alloggi”, spiega la Bild, per nulla rassicurata dal fatto che i rifugiati saranno rispediti in Italia, anche perché saranno i Länder a dover pagare il volo di ritorno.

La Stampa sottolinea invece che nel documento originale inviato dal ministro dell’interno tedesco agli uffici regionali dell’immigrazione il 27 marzo non si parla però di un esplicito invito dell’Italia ai profughi a proseguire il loro viaggio verso la Repubblica federale ma soltanto a partire di propria iniziativa.

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