Intervista Per un'Europa convivialista

Alain Caillé: “In Europa manca una filosofia politica in grado di rispondere alle sfide dell’ambiente e del clima”

Di fronte ai tanti pericoli che l’Europa si trova di fronte sono necessarie istituzioni comuni che siano in grado di affermare un potere politico in linea con quello economico. Solo così la voce dell’Ue potrà essere ascoltata. Intervista al sociologo francese Alain Caillé.

Pubblicato il 14 Settembre 2020 alle 22:45

Alain Caillé è uno dei promotori del secondo Manifesto convivialista, pubblicato in Francia poco prima del lockdown alla casa editrice Actes Sud (in Italia il primo è stato pubblicato da Pensa Multimedia nel 2013) . Questo lavoro è il frutto di uno sforzo collettivo di circa 300 intellettuali provenienti da 33 Paesi —  tra cui Claude Alphandéry, Edgar Morin, Hartmut Rosa, Elena Pulcini, Ahmet Insel, Chantal Mouffe e Noam Chomsky —  in risposta alla situazione di estrema urgenza che stiamo affrontando, frutto di  decenni di "neoliberismo globale". 

Catherine André per Voxeurop: Ci può riassumere i principi fondamentali del convivialismo e in che modo questo può essere una risposta all’ideologia neoliberale? 

Alain Caillé: Il primo punto importante da sottolineare è che gli intellettuali e gli attivisti che hanno partecipato al Manifesto provengono da orizzonti politico-ideologici molto diversi, a volte opposti. Tutti, però, si sono trovati d’accordo su 5 principi e un imperativo categorico. 

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Il primo Manifesto già affermava i principi dell'umanità comune (che è al centro del comunismo), della socialità comune (al centro del socialismo), della legittima individualizzazione (al centro dell'anarchismo) e dell'opposizione creatrice (al centro del liberalismo politico). 

Il secondo manifesto aggiunge un principio di comune naturalità (che si suppone ovvio nel primo, ma che va molto ribadito), e subordina questi cinque principi all'imperativo di combattere contro l'aspirazione all'onnipotenza, contro quella che i greci chiamavano “hubris”, che produce la sconcertante esplosione planetaria delle disuguaglianze che ne è anche  illustrazione più visibile e preoccupante. “Hubris” che ora assume la forma di ciò che i greci, ancora una volta, chiamavano pleonexia, l'insaziabile desiderio di ricchezza. 

Cosa spiega il trionfo dell'ideologia neoliberale, che ha aperto la strada a un nuovo tipo di capitalismo, “allo stato puro"? Perché  questo ha così facilmente ha prevalso sulle altre idee nate alla fine della Seconda Guerra mondiale che, tra le altre cose, sono anche alla base del progetto europeo? 

Le ragioni di questo trionfo sono molteplici e intrecciate: economiche, finanziarie, mediatiche, militari, di polizia , di polizia.... Ma quello su cui il convivialismo insiste di più è la forza delle idee, quando queste trovano i mezzi materiali per la loro realizzazione.

Non va sottovalutato il ruolo svolto dalla Pilgrim Mountain Society (creata nel 1947 dai futuri premi Nobel per l'economia con l'obiettivo di uscire dal keynesianesimo e dalle regolamentazioni socialdemocratiche) nella genesi del neoliberismo. Quest'ultima esercita la sua egemonia, intesa in senso gramsciano, grazie alla sua semplicità diciamo “rustica” e grazie a tesi simpliste del tipo “greed is good”, l’avidità è una cosa buona, lasciate che si sviluppi e tutto andrà nel modo migliore, nel migliore dei mondi. 

Una delle principali ragioni delle nostre difficoltà nell'opporsi al neoliberismo, che è l'ideologia del capitalismo di rendita  e speculativo, è la mancanza di una filosofia politica universale e ampiamente condivisa che tenga conto delle sfide del mondo di oggi, a partire dall'esaurimento delle risorse naturali e dal riscaldamento globale. 

Può identificare le responsabilità dell'Unione europea in questo sviluppo?

È qualcosa che sanno tutti, no? Il progetto europeo era inizialmente quello di costruire una comunità sovranazionale che fosse al tempo stesso economica, ma anche culturale e con tendenze politiche e sociali. Poco a poco, e soprattutto dopo l'adesione del Regno Unito, è rimasto solo il progetto di costruire uno spazio economico in linea con gli standard neoliberali. Del progetto di una comune umanità e di una comune socialità è rimasto solo quello di una comunità di homo economicus. La legittima individualizzazione è stata limitata alla libera scelta dei consumatori. 

Per quanto riguarda le opposizioni creative, quelle che mantengono viva la democrazia permettendo alle persone di "opporsi senza massacrarsi" (come diceva Marcel Mauss nel suo famoso Saggio sulla dono del 1925), hanno lasciato il posto a regolamentazioni, a volte legittime, ma spesso fatti a misura delle lobby e percepite come completamente estranee dalla grande maggioranza degli europei. L'abissale divario che caratterizza l'Europa, ovvero la distanza tra la sua potenza economica e la sua inesistenza politica, crea una sensazione di impotenza generale, che è enormemente pericolosa.

Come dovrebbe quindi essere un’Europa convivialista che si impegna nella ricerca di soluzioni alle tante sfide che ci troviamo ad affrontare?

I cinque principi del convialismo sono interdipendenti. Accogliere molti migranti come ha fatto la Germania (anche se questa decisione comprendeva anche considerazioni economiche e geo-strategiche) è in accordo con il principio di umanità comune. Tuttavia, è anche necessario sostenere la socialità comune, il desiderio di stare insieme giorno dopo giorno, il rispetto per la natura e la democrazia, ecc. Tutto questo è impossibile senza istituzioni politiche comuni efficaci, cioè senza istituzioni che consentano una politica estera, militare, industriale e scientifica comune (per quanto decentrata possa essere). E questo è ancora più vero oggi quando vediamo nazionalismi aggressivi, più o meno affascinanti, scatenarsi in tutto il mondo. 

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Nessuno può escludere la possibilità che gli ideali democratici sopravviveranno quasi esclusivamente nell'Europa settentrionale e occidentale, dove sono sempre più minacciati. Di fronte a tutti i pericoli che ci minacciano, è più che urgente che l'Europa affermi un potere politico in linea con il suo potere economico e faccia sentire la sua voce. Questa è forse l'ultima speranza che ci resta per salvare quella che deve essere la democrazia (rinnovando le sue forme) e per rispondere alle sfide ambientali. Non vedo come questo  possa essere realizzato se non con la creazione di una Repubblica europea confederale, che potrebbe essere formata da Stati volontari con, come minimo, Germania e Francia all'inizio.

La democrazia viene minata in diversi parti d'Europa, minacciata e violata, come in Ungheria, in Polonia e, ai suoi confini, in Bielorussia. Come possiamo sostenere le società civili che, al contrario, cercano di fornire  soluzioni?

La questione non riguarda solo l'Ungheria, la Polonia o la Bielorussia ma si presenta quasi ovunque nel mondo: Turchia, Algeria, Egitto, India, Brasile, per non parlare di Cina, Russia, Siria, Iran o Arabia Saudita. Sarà impossibile aiutare i democratici di questi paesi se l'Europa non sarà più fonte di ispirazione e di legittimità e se non avrà il potere di dare peso alla sua voce. 

Ma, se rigiriamo la questione torniamo a quanto detto all’inizio. Una delle ragioni della nostra impotenza di fronte al neoliberismo è che ci troviamo privi di una filosofia politica alternativa credibile. Questo vale per tutte le insurrezioni che cercano di spazzare via le dittature in atto: o fanno in nome degli ideali democratici, ma questi sono ormai troppo compromessi dal loro recupero da parte del neoliberismo per fornire un orizzonte di speranza sufficiente. 

È questa filosofia politica alternativa, questo orizzonte di speranza che il convivialismo cerca di offrire rendendo espliciti i valori,e le loro implicazioni politiche, economiche e sociali, nel cui nome si potrebbe voler lottare collettivamente, sapendo che essi animano altri essere umani in tutto il pianeta.  

Vedi l'elenco dei firmatari del secondo Manifesto Convivialista.


Alain Caillé (1944), professore emerito di sociologia all'Università di Parigi-Ouest-Nanterre, è direttore della Revue du MAUSS (Movimento antiutilitario in scienze sociali) e leader del Movimento convivialista internazionale.

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