Boicottare il petrolio di Assad, i dubbi dell’Ue

Pubblicato il 31 Agosto 2011

La Shell dovrebbe boicottare il petrolio siriano in risposta alla repressione violenta da parte del regime di Bashar Al Assad? Secondo Trouw sì, ma "prima di tutto è necessaria una decisione a livello internazionale". La questione è stata sollevata da diversi partiti politici, convinti che la società petrolifera anglo-olandese dovrebbe assumersi le proprie responsabilità e abbandonare al più presto il paese. Tuttavia secondo il quotidiano di Amsterdam "le compagnie petrolifere non sono uno strumento di azione politica", "e un'iniziativa solitaria della Shell avrebbe addirittura un effetto controproducente". Se la compagnia abbandonasse la Siria, infatti, il suo posto sarebbe occupato dalla concorrenza.

Un eventuale boicottaggio è in agenda per la riunione dei ministri degli esteri dell'Ue in programma il 2 e 3 settembre in Polonia. Ricordando che gli Stati Uniti hanno adottato un provvedimento simile all'inizio di agosto, De Volkskrant sottolinea che "l'Ue dovrebbe smettere di temporeggiare e seguire l'esempio degli americani". Secondo Trouw, dato che "più del 95 per cento del petrolio siriano va in Europa, ci si può domandare se il boicottaggio [americano] colpirà davvero il regime di Assad”.

Perché gli eco-investitori si ritrovano a finanziare le “Big Oil”? A quali stratagemmi ricorre la finanza per raggiungere questo obiettivo? Come possono proteggersi i cittadini? Quale ruolo può svolgere la stampa? Ne abbiamo discusso con i nostri esperti Stefano Valentino e Giorgio Michalopoulos, che per Voxeurop analizzano i retroscena della finanza verde.

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