C’è del fascio in Danimarca

Un tempo il paese scandinavo era un modello di ospitalità, mentre oggi va fiero delle sue leggi anti-immigrazione. Ed è ancora un esempio da seguire, ma i suoi ammiratori adesso sono i partiti di estrema destra di tutta Europa. 

Pubblicato su 11 Novembre 2010 alle 16:53

C’era una volta nel nord d’Europa un piccolo paese che andava orgoglioso della sua ospitalità e della sua liberalità, e per questo era amato e considerato un modello per gli altri. Questo paese era la Danimarca. Ma oggi i danesi hanno fatto una bandiera della loro xenofobia e vanno fieri delle leggi sull’immigrazione più dure d’Europa: un vero oltraggio al pensiero liberale.

Sono ancora un modello, anche se gli ammiratori oggi stanno sul fronte opposto. “Le misure che stiamo prendendo saranno presto adottate anche da altri paesi”, si vanta la destra danese. E l’esperienza insegna che le cose probabilmente andranno proprio così.

[…] **Questo articolo è stato ritirato su richiesta del titolare del copyright.** (traduzione di Nicola Vincenzoni)

Da Copenaghen

Una favola finita male

A proposito dell’inasprimento delle regole sul ricongiungimento familiare in Danimarca, Jyllands-Posten ricorda la fiaba di Andersen Gian Babbeo: “Chi sceglierà come sposo la figlia del re? Uno dei due fratelli istruiti? Il primo ha studiato e conosce a memoria tutto il vocabolario latino e le ultime tre annate del giornale del paese; il secondo ha eccellenti qualifiche professionali: sa ricamare le bretelle ma anche discutere di affari di stato. Gian Babbeo, il terzo fratello, non ha né un diploma né raccomandazioni, ma è lui che conquista il cuore della figlia del re e ottiene la metà del regno. Morale della favola: l’umanità viene prima di tutto e l’amore se ne infischia delle conoscenze artificiali. È la rivincita del popolo contro l’élite”. Ma oggi, “che farebbe la principessa oggi se dovesse far venire Gian Babbeo in Europa?”

La direttiva europea sul permesso di soggiorno, ricorda il quotidiano, “proibisce ogni discriminazione basata sul ‘sesso, la razza, il colore, le origini etniche o sociali, le caratteristiche genetiche, la lingue, la religioni o le convinzioni, le opinioni politiche e non, l’appartenenza a una minoranza etnica, il patrimonio, l’origine, un handicap, l’età o l’orientamento sessuale””. Il Jyllands-Posten precisa che “diverse sentenze della Corte di giustizia europee hanno interpretato queste regole molto alla larga”, e che “l’Unione europea ha recentemente valutato la possibilità di dare più peso al principio di unità familiare al momento dell’esame della domanda di asilo”.

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