Come battere la corruzione

Le strategie anticorruzione sono state al centro del programma di tutti i governi romeni degli ultimi anni. Per sconfiggere un sistema creato dalle disparità interne non servono operazioni di polizia, ma una riforma a tutti i livelli dello stato.

Pubblicato il 5 Novembre 2012 alle 12:32
Poliziotti di frontiera a Ungheni, al confine con la Moldavia

Chi pensa che fra due anni in Romania vi saranno meno truffe perché di recente decine di controllori ferroviari corrotti sono stati arrestati, alzi la mano. Probabilmente chi pensa questo penserà anche che le entrate doganali sono aumentate perché nel febbraio 2011 ci sono stati degli arresti tra i doganieri e la polizia di frontiera, ma si sbagliano.

Una cosa è certa: abbiamo speso un bel po’ di denaro in indagini, operazioni di polizia e così via. Ci sono stati anche arresti spettacolari in piena notte, subito seguiti da scarcerazioni da parte dei tribunali. Sono state aperte numerose procedure penali e alcune hanno anche portato a un processo, di cui vedremo l'(in)utilità solo tra diversi anni. Ma in fin dei conti non è cambiato nulla.

Non vi è dubbio che i doganieri e i controllori ferroviari si comportavano in modo scorretto. Ma la maniera in cui combattiamo la corruzione sistemica è del tutto inefficace. La corruzione appare solo quando vi è un forte divario fra quello che lo stato vuole fare (od offrire) e quello che fa realmente.

Per esempio, lo stato pretende di offrire delle cure mediche alle tariffe dell’Assistenza sanitaria, ma in realtà quest’ultima è doppiamente insufficiente. In primo luogo perché se tutti facessero ricorso a questi servizi medici (analisi, interventi chirurgici), i fondi dell’Assistenza sanitaria non coprirebbero neanche un quarto delle spese. In secondo luogo perché lo stato fa finta di credere che i medici e le infermiere possano fare il loro lavoro continuando a essere pagati quello che sono, ma questo è impossibile.

Di conseguenza questo divario fra il costo dei servizi e del lavoro è compensato [attraverso le tangenti] da chi fa ricorso a questi servizi. In questo modo l’offerta e la domanda si riequilibrano e raggiungono un prezzo più realistico. Gli arresti non cambiano nulla – del resto il metodo non funzionava già ai tempi di Nicolae Ceauşescu, che faceva arrestare i responsabili nella speranza di aumentare la produttività, che però si ostinava a rimanere a livelli molto bassi.

Il problema potrà essere risolto solo correggendo il fallimento della politica sanitaria pubblica. Allo stesso modo nelle ferrovie romene (Cfr), dove le truffe sono esplose con l’adozione quasi contemporanea dell’intelligente consiglio dell’Fmi di aumentare il prezzo dei biglietti e la brillante idea locale di ridurre del 25 per cento gli stipendi dei controllori. Il discorso è simile per le dogane, dove il contrabbando di sigarette ha raggiunto il suo massimo nel gennaio 2010, dopo che il governo ha aumentato le accise [l’imposta indiretta percepita sul consumo di tabacco].

Nel frattempo la Commissione europea ha emesso dei rapporti positivi sul lavoro della Dna (Direzione nazionale anticorruzione), ma due terzi dei romeni ritiene – e ne sono convinta anche io – che la corruzione non ha fatto altro che aumentare.

Per avere successo nella costruzione di uno stato moderno, la nostra politica pubblica deve smettere di creare un terreno fertile per questa corruzione sistemica. Una corruzione che la politica repressiva (della Dna) non può limitare. Quest’ultima può lottare con successo contro la grande corruzione, l’obiettivo per cui è stata creata. Ma la maggior parte della nostra corruzione, quella generata dalle cattive politiche, non può essere sradicata dai procuratori.

Questa corruzione potrà essere eliminata solo rimuovendo gli squilibri introdotti dallo stato e cancellando le differenze. E questo non ha nulla a che vedere con la repressione. Ma questo genere di correzioni non sono mai applicate, mentre gli arresti a ripetizione, che non cambiano nulla, sono divenuti moneta corrente. Per quale motivo?

Un Saakashvili romeno

La risposta, purtroppo, è molto semplice. Per una politica di modernizzazione ci vogliono persone moderne, a cominciare da un capo dello stato o di governo che capisca e che voglia cambiare la situazione attuale, come ha fatto Mikhail Saakashvili in Georgia – un riformatore del sistema nel suo insieme.

Purtroppo politici del genere non ne abbiamo: né l’ex presidente Emil Costantinescu né l’attuale Traian Băsescu hanno voluto cambiare il sistema. Per non parlare poi del presidente Ion Iliescu, che ha deliberatamente permesso la creazione di questo sistema, pensando che un maggior controllo dello stato avrebbe significato meno corruzione. In realtà è successo l’esatto contrario.

Su insistenza dell’Unione europea sono state create agenzie anticorruzione parzialmente autonome rispetto al mondo politico. Da qui è nata l’anomalia di avere dei politici che non fanno quello che è necessario o addirittura fanno tutto l’opposto e si battono contro le agenzie anticorruzione. Al contrario queste agenzie, abituate a rimettere rapporti a Bruxelles, cercano di fare il possibile e l’impossibile, cioè invece di combattere la corruzione combattono le cattive politiche.

Questa strategia prevede che chi è arrestato sia sostituito da altri che fanno la stessa cosa, mentre lo stato si trova coinvolto in processi che durano anni. I procuratori cercano di risolvere con la repressione delle inefficienze strutturali nel campo delle dogane o delle ferrovie, che solo la politica potrà risolvere (sempre che lo voglia).

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