Come d’abitudine

Con ogni probabilità il risultato delle elezioni del 29 settembre sarà lo stesso degli ultimi 70 anni: una grande coalizione. Le sorprese potrebbero arrivare soltanto dagli outsider.

Pubblicato il 27 Settembre 2013 alle 11:25

Il 29 settembre l’Austria rinnoverà il suo parlamento. Chi vuole capire la politica austriaca dovrebbe sapere almeno due cose fondamentali. La prima è che un quarto degli austriaci vive a Vienna. Vienna domina dunque il resto del paese come nessun’altra città in Europa, a esclusione di Londra. In Germania i berlinesi possono rivolgersi ad Amburgo o Monaco, due città interessanti, mentre i capoluoghi regionali come Graz, Linz, Salisburgo contano tra i 100 e i 250mila abitanti, alcune meno. A confronto, Vienna ha 23 arrondissement (quartieri), uno dei quali si chiama Favoriten [il preferito] e da solo ha oltre 180mila residenti.

La seconda cosa da tenere a mente è che Vienna, quanto meno dal punto di vista politico, si riduce alla città intra-muros. I tre chilometri quadrati del primo municipio racchiudono da soli la maggior parte dei ministeri, l’Hofburg (la residenza del presidente) e il parlamento. Funzionari, deputati e ministri pranzano assieme, talvolta con i giornalisti, e darsi del “tu” è la regola in tutti i partiti. L’osservatore esterno deve dunque essere consapevole di queste particolarità austriache, di questa familiarità, di questo clima di intimità. Si conoscono anche persone che non piacciono, soltanto “di vista”, certo, ma le si conosce ugualmente. Perché qui tutti conoscono tutti. Questi tre chilometri quadrati sono l’Austria politica.

Non c’è da stupirsi, dunque, se i partiti non si distinguono granché gli uni dagli altri su molte questioni di fondo. Anche se i loro personaggi di spicco sono, almeno quelli, chiaramente distinguibili. Dal 2007 a capo della cancelleria federale siede un membro della Spö, il partito socialdemocratico. Werner Faymann è uno dei personaggi più fumosi che abbiano mai diretto la Spö. Una via di mezzo tra un banchiere e un direttore scolastico, si ritiene vicino al popolo ma resta in realtà defilato. È un enigma che nessuno cerca davvero di risolvere.

Il suo attuale sfidante Michael Spindelegger [Övp, partito popolare austriaco], con il quale Faymann forma una grande coalizione da oltre cinque anni, non è più entusiasmante di lui. Come tutti i capi dell’Övp è un cattolico duro e puro, molto sicuro di sé, che esce di casa alle sette del mattino per rientrare intorno alle 22.30. È un funzionario di potere, ma non va sottovalutato come uomo: pare in ogni caso essere all’altezza della battaglia latente che si combatte all’interno dell’Övp tra i Länder [le regioni] e lo stato federale, poiché sorveglia gli equilibri tra loro, procede a nomine strategiche e moltiplica le concertazioni con i conservatori più influenti come l’arcivescovo di Vienna, il cardinale Christoph Schönborn.

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L’Austria, infatti, è anche questo: quando alcuni anni fa Werner Faymann ha terminato un suo discorso alla nazione, ha stretto la mano al presidente prima che a chiunque altro, poi al cardinale e soltanto in seguito ai ministri. [[Politicamente parlando, l’Austria non è meno cattolica del Vaticano]].

Opposizione pittoresca

La politica austriaca si fa nettamente più animata quando si guarda ai banchi dell’opposizione. Sono due i personaggi che risaltano maggiormente. Il primo è il capo dell’opposizione, Heinz-Christian Strache, del Fpö, il partito liberale austriaco populista e xenofobo. Il secondo è l’outsider Frank Stronach, miliardario austro-canadese, fondatore di Magna International. Egli ha saputo trovare gli argomenti giusti per corrompere i deputati di altri partiti, ai quali si sono uniti alcuni soggetti particolarmente avventurosi, riuniti poi tutti insieme in una nuova lista.

L’osservatore alla ricerca di qualcosa di stuzzicante non resterà deluso da Strache e Stronach. Dopo un diploma in ortodonzia, Strache in gioventù ha bazzicato gruppi di destra. Spara a zero da anni contro gli stranieri, brandisce una grande croce quando inveisce contro il progetto di costruzione di una moschea, e nell’ambito della sua “campagna positiva” si è fatto ritrarre nei manifesti sotto lo slogan “Ama il prossimo tuo!” accanto a una signora anziana che gli accarezza teneramente il mento.

Sono rari i personaggi austriaci che suscitano altrettanta avversione, per certi aspetti giustificata, in quanto le sue posizioni politiche sono ben più che problematiche, e il comportamento di alcuni membri di partito ha più a che vedere con la giustizia, e in qualche caso perfino con la psichiatria. Stranamente, lontano dalle telecamere sembra quasi simpatico, ma lo era anche Pim Fortuyn (capo dell’omonima lista populista dei Paesi Bassi, assassinato nel 2008).

A 85 anni, Stronach è l’erede spirituale del magnate del settore immobiliare Richard Lugner. Ogni anno Lugner invita, pagando una bella somma di denaro, un vip internazionale nel suo palco del teatro lirico, si accompagna a uno stuolo di “amiche” di almeno mezzo secolo più giovani di lui e si mette in mostra alla minima occasione. Nel 1998 si è voluto candidare alla presidenza, raccogliendo il 10 per cento delle preferenze. Proprio questo è anche il risultato che i sondaggi pronosticano per Stronach. È favorevole alla pena di morte per “i killer di professione”, non ha niente contro il fatto di essere sorvegliato dall’Nsa e non esita a sbottonarsi la camicia davanti a una giornalista. Le sue apparizioni nelle trasmissioni televisive sono ormai leggendarie: monopolizza il dibattito, da del “tu” ai presentatori e inveisce contro il pubblico. Seguirlo è un vero spasso.

Sì, in questo periodo stare in Austria è gradevole. Ma una volta di più avremo quello che ci meritiamo: lo status quo. Il predominio del “breve termine”. La noia. La grande coalizione. Del resto, è dal 1945 che questo paese è governato da una grande coalizione.

Da Vienna

Ultimi pronostici

“Chi potrà governare, e con chi?”: a due giorni dalle legislative del 29 settembre, Die Presse analizza le possibili coalizioni prestandosi al gioco dei pronostici: una coalizione “colorata” con una moltitudine di piccoli partiti offrirebbe il vantaggio di una certa continuità, ma frenerebbe le riforme. Al contrario, una coalizione tra tre grandi partiti provocherebbe un rinnovamento dell’offerta politica ma anche dell’instabilità. Se l’attuale coalizione Spö-Övp perdesse la maggioranza, secondo Die Presse la soluzione più opportuna sarebbe una coalizione con i Verdi sostenuta dall’ala sinistra dell’Spö.

Secondo i sondaggi la coalizione rosso-verde (Spö-Die Grünen, socialdemocratici e verdi) e quella nero-blu (Övp-Fpö, conservatori ed estrema destra) sono escluse a priori. Se una coalizione Övp-Fpö-Bzö (conservatori, populisti, estrema destra) arrivasse al potere è probabile che ci sia un inasprimento delle leggi sull’immigrazione. Quanto alla cancelleria, Die Presse spiega che l’unica chance per il candidato dell’Övp Michael Spindelegger di conquistarla sarebbe una coalizione con l’Fpö e gli ultraconservatori del Team Stronach, che secondo il quotidiano

potrebbe presentare un problema sostanzialmente insolubile con l’Europa.

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