Come un monello, il governo Orbán sembra sfidare chi lo circonda. Finora la società ungherese ha sopportato tutto, ma l'Europa è un altro paio di maniche. Chi poteva immaginarsi che una legge sui media avrebbe provocato tutto questo putiferio? O che i giornalisti ungheresi trovassero sostegno all'estero e che la stampa francese, tedesca e britannica si interessassero alla libertà d'espressione in Ungheria? E che la Commissione europea fosse davvero intenzionata a esaminare il testo?

Siamo stati inseriti nell'ordine del giorno delle discussioni al Parlamento europeo. E siamo in buona compagnia: i deputati hanno esaminato la situazione in Tunisia, le violenze contro i cristiani in Medio Oriente, la situazione in Bielorussia e il funzionamento della democrazia in Ungheria.

Ce n'è abbastanza per sentirsi offesi. E del resto questa è la posizione del governo. Orbán, indignato, ha respinto le "accuse contro l'Ungheria", affermando di non capire l'Europa. Il suo sottosegretario incaricato alla comunicazione – secondo il quale Neelie Kroes aveva espresso solo obiezioni tecniche sulla legge sui media – faceva finta di non capire i dubbi della Commissione sulla sua conformità con la carta europea dei diritti fondamentali. Ma questo stratagemma non funziona all'epoca di internet e WikiLeaks. Così Orbán è rimasto intrappolato nella legge sui media e farà fatica a districarsene.

Si può certo sperare che il caso si sgonfi e che l'Europa abbia altre gatte da pelare, che i nostri sei mesi di presidenza di turno saranno talmente buoni da far dimenticare la vicenda o addirittura costringere gli altri paesi a chiederci perdono.

Ma è molto più probabile che Orbán strumentalizzerà la questione per motivi di politica interna: tenendo testa all'Europa, dimostrerà che tutti vogliono solo rompere le scatole a questo piccolo paese. Con il suo atteggiamento rafforzerà il carattere kuruc [l'insurrezione antiasburgica guidata dal principe Francesco II Rákóczi dal 1703 al 1711, che ispirò la Marcia ungherese di Berlioz] degli ungheresi, che si rivoltano contro il capitale e i commentatori politici occidentali.

In queste condizioni la presidenza di turno dell'Unione sarà un esercizio difficile, poiché Orbán dovrà continuamente negoziare e trovare dei compromessi. Che peccato, si dicono gli esperti di comunicazione, mettere in riga l'Unione non sarebbe stato male. Ma purtroppo per loro l'Europa è in guardia. (traduzione di Andrea De Ritis)